Alta Via dell’Anfiteatro Morenico 🗺️
Aggiornamento 2026
A febbraio 2026 abbiamo ricontrollato le fonti ufficiali: l’Alta Via è descritta come itinerario anulare di 108 km, con partenza ad Andrate e arrivo a Brosso, difficoltà T (turistica). Per informazioni aggiornate su traccia, varianti e download della traccia Global Positioning System (GPS) consultate VisitAMI e la scheda del Comune di Val di Chy.
Lungo il percorso si incontrano aree della Rete Natura 2000, tra cui il Lago di Candia (Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) IT1110036) e i Laghi di Meugliano e Alice (IT1110034). Prima di partire, verificate sempre segnaletica sul posto ed eventuali regole locali.
L’Alta Via dell’Anfiteatro Morenico è un fantastico percorso di circa 100-108 km, da fare a piedi, a cavallo o in bicicletta nel nord del Piemonte. È un itinerario escursionistico che permette di esplorare parchi naturali, boschi e luoghi storici del Canavese. Vista dall’alto, l’Alta Via disegna una forma a ferro di cavallo, oppure, se vogliamo, ricorda un grande numero 3. Si chiama anfiteatro proprio perché racchiusa in un semicerchio.
L’aggettivo morenico, invece, descrive le sue antiche origini geologiche. I sentieri dell’Alta Via seguono infatti il dorso delle colline del Canavese, formate centinaia di migliaia di anni fa grazie ai processi di deposito, erosione e scioglimento del Ghiacciaio Balteo, un enorme “fiume di ghiaccio” che un tempo occupava questa parte di valle.
Pensare che tutto questo territorio, un tempo, fosse ricoperto da un enorme ghiacciaio fa una certa impressione…
Percorrere tutta l’Alta Via (AV) significa fare una lunga passeggiata nella natura e nella storia geologica della regione, ma soprattutto fare una bella immersione boschiva. L’altitudine del percorso varia fra i 200 m e gli 850 m. Per affrontare questo cammino non è necessario essere escursionisti (o ciclisti) professionisti, ma aiuta avere una certa attitudine sportiva e una buona capacità di orientamento. È anche opportuno prestare attenzione alla segnaletica e ad alcuni tratti che, a seconda dell’anno, possono presentare ostacoli naturali o condizioni meteo avverse.
L’incredibile vista panoramica dalla Torre della Bastia (Chiaverano), raggiungibile da Andrate dopo i primi km del percorso.
Il simbolo dell’Alta Via ◀️ ▶️
Il simbolo dell’Alta Via sono due triangoli bianchi opposti orizzontalmente su uno sfondo rosso.
Sebbene durante il cammino troverete spesso questi simboli (il più delle volte sopra un palo di legno come quello in foto), sconsigliamo di fare affidamento solo su queste indicazioni. Ce ne sono molte, ma non sempre nei posti giusti e, in alcuni punti, risultano ambigue. Può capitare, ad esempio, di trovare il simbolo davanti a un incrocio di sentieri senza che sia chiaro quale traccia prendere. Portate con voi una cartina fisica del Canavese, oppure utilizzate un’app sul telefono collegata al Global Positioning System (GPS). Noi abbiamo utilizzato il sito di WayMarkedTrails, dove il percorso dell’Alta Via è segnato in modo molto accurato. Potete anche scaricare la mappa qui in formato GPS Exchange Format (GPX), così da caricarla sulla vostra app preferita.
Le tappe dell’Alta Via dell’Anfiteatro Morenico 🪨🚵
L’itinerario dell’Alta Via si può percorrere a piedi in 5-6 tappe, a seconda dei sentieri che si scelgono. Ciascuna tappa è lunga in media 20-25 km, per una durata giornaliera a piedi di 4-6 ore circa. In bici, l’Alta Via è percorribile tranquillamente in due giorni. Si può affrontare l’Alta Via anche a cavallo, oppure di corsa (c’è chi riesce a terminarla in circa 20 ore).
Le tappe dell’Alta Via.
Come già scritto, la traccia principale dell’Alta Via (AV) è segnata dal simbolo ◀️ ▶️ (due triangoli bianchi opposti orizzontalmente su sfondo rosso). Questa traccia rappresenta il percorso “classico” e segue le sommità dell’intero arco collinare dell’Anfiteatro Morenico. Ci sono poi gli itinerari di collegamento, contrassegnati dal simbolo dei due triangoli bianchi opposti verticalmente su sfondo rosso. Gli itinerari di collegamento conducono nei paesi limitrofi dell’Anfiteatro Morenico e possono essere vie di uscita (o di entrata) rispetto alla traccia principale.
Tramonto a Zimone, camminando verso il Lago di Bertignano, a conclusione della prima tappa.
La prima tappa del percorso “classico” comincia dal parcheggio dell’area giochi di Andrate e conduce fino al Lago di Bertignano. La seconda tappa raggiunge il Castello di Masino. Dal castello, il terzo giorno, si arriva a Caluso. Il giorno successivo si raggiunge Vialfrè, mentre come ultima tappa è possibile raggiungere la chiesa di San Michele Arcangelo a Brosso, meta finale dell’intero percorso. (In realtà, noi ci abbiamo impiegato 6 giorni perché abbiamo deciso di fare alcuni chilometri in più nella zona che da Vialfrè conduce fino a Torre Canavese).
Aggiornamento 2026: abbiamo aggiunto nuove foto e dettagli tappa per tappa. Se notate imprecisioni o volete suggerire correzioni, scriveteci nei commenti.
🟩 Tappa 1 – Da Andrate al Lago di Bertignano: in cammino lungo la Serra d’Ivrea
La prima tappa dell’Alta Via dell’Anfiteatro Morenico è probabilmente anche la più accessibile e piacevole: quasi tutta in piano, in leggera discesa, e ben segnalata. Si parte da Andrate, piccolo borgo montano situato a circa 800 metri di altitudine, per raggiungere, dopo circa 22 km, il Lago di Bertignano, nei pressi di Zimone.
Il tracciato segue il crinale della celebre Serra d’Ivrea, una grande formazione morenica lunga quasi 25 km. È un cordone collinare modellato dall’antico Ghiacciaio Balteo, che scendeva dalla Valle d’Aosta lungo l’attuale corso della Dora Baltea.
Quel che colpisce, camminandoci sopra, è lo stato di conservazione di questa dorsale: la Serra è arrivata fino a noi in condizioni notevoli e viene tutelata il più possibile da chi la vive e la percorre.
Il sentiero, oltre a essere pianeggiante, è estremamente intuitivo.
La direzione da tenere, in questa prima tappa, è sempre verso est, seguendo la segnaletica dell’Alta Via (i due triangoli bianchi su fondo rosso) fino al piccolo centro di Zimone.

Boschi, muretti a secco, viste panoramiche e silenzi profondi accompagnano il cammino, rendendo questa prima tappa un’introduzione perfetta alla varietà paesaggistica e geologica dell’intero itinerario.
Variante ovest del Lago di Viverone
Per chi desidera un’alternativa più dolce, esiste una variante semplice e piacevole che devia leggermente dal tracciato principale. Invece di raggiungere il Lago di Bertignano, il percorso si dirige direttamente verso il Lago di Viverone, costeggiandone il lato ovest. Questa deviazione consente di camminare in un ambiente più aperto, con viste sull’acqua e passaggi tra boschi e vigne, toccando da vicino il borgo di Azeglio.
Lungo questa variante si sfiora anche uno dei luoghi più interessanti dal punto di vista archeologico e naturalistico: il sito palafitticolo preistorico sulle rive del lago, riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO).
La tappa prosegue quindi verso Settimo Rottaro e arriva fino a Cossano Canavese. Da qui è possibile rientrare nel percorso principale dell’Alta Via, seguendo il tracciato che porta al Castello di Masino.
🟩 Tappa 2 – Lago di Viverone (Dal lago di Bertignano al Castello di Masino)
Questa seconda tappa dell’Alta Via si sviluppa tra campagna e storia, attraversando zone rurali poco urbanizzate.
Il percorso inizia dal Lago di Bertignano e costeggia il lato est e sud del Lago di Viverone, anche se senza toccarne realmente le rive. Si cammina per lo più tra campi e sentieri tranquilli, con solo pochi tratti su asfalto o vicino alla strada.
Poco dopo la partenza si entra nel borgo di Roppolo, dove ci si immette per un tratto sul tracciato della Via Francigena. Chi desidera fare una sosta più attrezzata può deviare brevemente verso Cavaglià, utile per una pausa e per fare rifornimenti prima delle leggere salite della seconda metà della tappa: da Cavaglià si sale infatti dai 260 m fino a circa 430 m di altitudine.
Durante il cammino non mancano scorci panoramici sulle colline circostanti e sulle Alpi a nord-ovest, soprattutto nelle giornate limpide.
🔍 Ospitalità e pernottamenti
Per chi preferisce evitare il campeggio libero, è possibile trovare alloggio a Viverone o Roppolo, tramite i contatti del sito ufficiale atl.biella.it. A Cavaglià gli escursionisti possono usufruire dell’ostello donativo della Via Francigena, solitamente aperto senza necessità di prenotazione. Un’ulteriore opzione è offerta dal comune di Caravino, in località Carecchio, contattabile al numero +39 0125 778107 (meglio verificare sempre orari e disponibilità aggiornati).
Arrivo a Masino 👆🏻
Durante il cammino dell’Alta Via, poco prima del tramonto, ci imbattiamo nella Pera Cunca, un antico masso coppellato immerso nel bosco. Inizia a farsi sera e stiamo cercando un luogo tranquillo dove piantare la tenda. 👆🏻
🟩 Tappa 3 – Dal Castello di Masino a Caluso
Durante la terza giornata di cammino si attraversa la morena frontale sud dell’Anfiteatro Morenico. Si parte dal Castello di Masino, situato a circa 400 metri di altitudine, per scendere gradualmente fino a quota 200 metri, con alcune salite intermedie che riportano verso i 350 metri nei pressi di Caluso, punto di arrivo della tappa.
Come per le giornate precedenti, gran parte del percorso si sviluppa su sentieri boschivi. Lungo il tragitto si attraversano piccoli borghi, ciascuno con un fascino particolare. Il primo è Maglione, definita città d’arte per il suo museo all’aperto di opere artistiche e contemporanee. Qui c’è anche una bottega che abbiamo trovato aperta: utile per fare colazione e un po’ di spesa.
Si raggiunge poi Moncrivello, con il suo castello di struttura romanica, e il Santuario di Miralta (foto qui in basso).
Ci siamo poi imbattuti in questo posto misterioso lungo l’Alta Via, tra il santuario di Miralta e Mazzè 👇🏻
Successivamente una salita conduce a Mazzè, dopo aver percorso il sentiero del Naviglio di Ivrea (foto qui in basso).
Infine si raggiunge Caluso, rinomata per la produzione dell’Erbaluce, uno dei vini bianchi più rappresentativi del Piemonte. Qui potete raggiungere il centro per trovare supermercati, panetterie, bar o ristoranti (conviene sempre controllare gli orari su piattaforme come Google Maps).
Da Caluso (in particolare da Castellazzo di Caluso) si gode anche di una splendida vista sul Lago di Candia, che si può esplorare facilmente la mattina seguente con una breve deviazione dal tracciato dell’Alta Via. 👇🏻
Noi abbiamo scelto di pernottare in tenda nei sentieri boschivi poco oltre Caluso, ma è possibile trovare sistemazioni nelle vicinanze tramite piattaforme come Booking.com o Airbnb.
🟩 Tappa 4 – Da Caluso fino a Vialfrè
La quarta tappa dell’Alta Via conduce attraverso la morena ovest, partendo da Caluso e costeggiando per un tratto il suggestivo Lago di Candia, fino a raggiungere Vialfrè. Il dislivello è contenuto ma progressivo: si parte da circa 300 metri di altitudine e si arriva attorno ai 500 metri.
Consigliamo una sosta presso il Parco Naturale del Lago di Candia, ideale per una colazione all’aperto, un picnic o qualche scatto fotografico. Dal 1995 il lago è diventato il primo parco naturale provinciale istituito in Italia ed è anche un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) della Rete Natura 2000, per la sua straordinaria biodiversità. L’area ospita numerose specie di uccelli acquatici (alcune rare) ed è perfetta per il birdwatching, il canottaggio o piccole esplorazioni immerse nella natura.
Vale la pena visitare anche il borgo di Candia Canavese.
Tra i suoi punti d’interesse segnaliamo il Castello del XIV secolo (non visitabile, essendo privato), la Chiesa di San Michele Arcangelo risalente all’XI secolo, e il Palazzo Comunale del XVII secolo che si affaccia su Piazza 7 Martiri, luogo simbolico della memoria partigiana. In paese si trovano inoltre un paio di bar accoglienti, utili per una colazione (meglio controllare gli orari di apertura).
Dopo Candia si affronta una breve salita fino ai circa 420 metri della Torre di Castiglione, vestigia di un antico castello medievale, seguita dal Priorato di Santo Stefano, un edificio sacro di origine medievale che un tempo offriva ospitalità a monaci e pellegrini (foto qui in basso).
Da qui in avanti il cammino prosegue nel bosco con tratti rilassanti e ben ombreggiati, fino a raggiungere Vialfrè.
Lungo il percorso è sempre possibile deviare per visitare piccoli borghi nei dintorni, come Barone Canavese, Orio, Montalenghe o Cuceglio.
Noi, in realtà, abbiamo concluso questa tappa dormendo nel bosco nei pressi di Torre Canavese, prendendo il sentiero più a ovest. L’itinerario ufficiale, tuttavia, termina a Vialfrè.
Bar BalOK a Vialfrè, vicino all’Area Naturalistica Pianezze.
🟩 Tappa 5 – Da Vialfrè a Brosso
Questa tappa, in teoria, si dovrebbe completare in una giornata, ma nel nostro caso ha richiesto due giorni di cammino. Avendo scelto il percorso più esteso e panoramico, siamo arrivati a fine giornata nei pressi del Lago di Alice, dove ci siamo accampati per la notte, immersi nella quiete del bosco.
Da Vialfrè, infatti, l’Alta Via si biforca in due tracciati che conducono entrambi (vicino) a San Giovanni Canavese: uno è più diretto e agevole, attraversando le morene interne più recenti e passando per Silva; l’altro (quello che abbiamo seguito noi) è più lungo e raggiunge Torre Canavese, snodandosi lungo la morena più occidentale, di origine glaciale più antica e quindi caratterizzata da un rilievo più marcato e variegato.
I cammini della Valchiusella
Il cammino si sviluppa nel cuore delle Morene del Chiusella, in un paesaggio di colline coperte da boschi, zone umide e affioramenti rocciosi. È un territorio attraversato da una fitta rete di percorsi tematici pensati per svelare, a chi sa guardare, i segni della sua storia geologica. Secondo le informazioni dei cartelli tematici, in alcuni tratti si possono incontrare fossili marini risalenti al Pliocene, boschi postglaciali e le spettacolari xerriche, terre povere e sassose che testimoniano le fasi più antiche del paesaggio morenico.
Dopo Torre Canavese si possono raggiungere punti di interesse in mezzo al bosco come l’area di Cascina Monpino (dove esisteva un lago oggi estinto) e l’antica chiesetta di San Giacomo con la sua Casa dell’Eremita (immagine qui in basso).
Strambinello
Il borgo successivo è Strambinello, introdotto scenograficamente dal Ponte dei Preti, struttura settecentesca che attraversa il torrente Chiusella. Proprio sotto di esso si trova un secondo ponte, più antico, in pietra, e risalente al tardo Medioevo.
Un altro elemento di grande interesse nel borgo è la sua torre medievale, che domina l’abitato e racconta l’importanza commerciale e strategica del luogo in epoca antica.
Per chi ama unire atmosfere storiche e avventura, a Strambinello è possibile soggiornare in un castello storico immerso nel bosco.
Il lago di Alice Superiore
Si prosegue risalendo la cresta della morena laterale occidentale fino a raggiungere il Lago di Alice Superiore, un altro specchio d’acqua di origine glaciale incastonato nel paesaggio morenico. Il lago dispone di un’area attrezzata con bar e ristorante (aperti in base alla stagione) e può essere circumnavigato a piedi, per ammirare scorci suggestivi e angoli di particolare interesse.
Sul versante est del lago si incontrano terrazzamenti sostenuti da antichi muretti a secco, insieme alla cappella di San Martino. Sul lato ovest, invece, si cela il più piccolo dei due specchi d’acqua, conosciuto come il lago piccolo.
Il lago di Meugliano
Il vero punto culminante del cammino verso Brosso è stato, almeno per noi, il Lago di Meugliano. Situato a circa 720 metri di altitudine, è un altro dei suggestivi laghi di origine glaciale che punteggiano l’Anfiteatro Morenico di Ivrea.
Il sentiero per raggiungerlo si snoda quasi interamente nel bosco, attraversando ambienti freschi e ombreggiati. Man mano che ci si avvicina al lago, si osservano numerose specie arboree e arbustive locali, alcune segnalate da cartelli in legno che ne indicano nome e provenienza. Il paesaggio vegetale è particolarmente vario: alle conifere introdotte negli anni ’30 del Novecento (come larici, abeti rossi e pini silvestri) si affiancano specie autoctone come betulle, aceri, frassini e castagni. Questo intreccio tra vegetazione spontanea e forestazione antropica rende il percorso molto interessante, anche dal punto di vista ecologico.
Come nel caso del Lago di Candia, anche il Lago di Meugliano, insieme al vicino Lago di Alice, rientra nella Rete Natura 2000: Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona Speciale di Conservazione (ZSC) con la denominazione “Laghi di Meugliano e Alice” (IT1110034), a tutela degli habitat, della flora e della fauna locali.
Il lago è attrezzato per una sosta comoda: si trovano qui un’area picnic e un bar-ristorante e albergo (aperto stagionalmente), ideale per una pausa rilassante immersi nel verde.
L’arrivo a Brosso
Dopo aver lasciato il Lago di Meugliano, il sentiero si inoltra in un paesaggio via via meno appartato. La salita è dolce e graduale, attraversa boschi di castagni che in autunno si tingono di colori caldi e ovattano ogni suono. Poi, all’improvviso, si torna a vedere il cielo: si cammina per un breve tratto su una strada provinciale, dove il silenzio del bosco lascia spazio ai suoni della natura.
Il fruscio delle foglie, il richiamo lontano di un rapace e il ritmo regolare dei passi sul tappeto autunnale accompagnano la marcia (quando lo percorriamo, è novembre).
L’ultimo tratto si rivela il più impegnativo solo perché, dopo sei giorni di cammino, la fatica si fa sentire e i muscoli iniziano a protestare. Infine si raggiunge il borgo montano di Brosso, incastonato tra i rilievi, e poco sopra, a 797 metri, ci accoglie la chiesa di San Michele Arcangelo affacciata sull’Eporediese, con una vista panoramica mozzafiato.
L’arrivo a Brosso rappresenta per noi un piccolo traguardo, e un momento perfetto per fermarsi e guardare indietro, ripercorrendo con la mente i chilometri fatti.
La nostra avventura si è conclusa qui, ma per chi ha ancora voglia di proseguire, la strada verso Quassolo è tutta da scoprire.
🟩 Tappa 6 – Da Brosso a Quassolo
Per raggiungere Quassolo da Brosso, si intraprende una salita piuttosto impegnativa verso il Monte Cavallaria, lungo un percorso che conduce dai circa 800 metri del fondovalle fino a circa 1.450 metri. Durante l’ascesa il bosco si dirada progressivamente e la vegetazione si fa più rada e montana. Dalla vetta si gode di un punto panoramico con vista aperta su tutto il Canavese.
Dopo aver raggiunto la cima, si prosegue in discesa lungo il sentiero 811, che conduce a fondo valle fino al piccolo e tranquillo paese di Quassolo, chiudendo così una tappa dell’Alta Via immersa in ambienti che cambiano gradualmente da boschivi ad alpini.
Se avete notato imprecisioni, volete suggerire correzioni, aggiungere un dettaglio che ci è sfuggito o semplicemente raccontare la vostra esperienza su questi sentieri, lasciate un commento o scriveteci!
Ogni contributo è prezioso per migliorare e arricchire questo racconto collettivo del territorio.





































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