Alta Via dell’Anfiteatro Morenico 🗺️
L’Alta Via dell’Anfiteatro Morenico è un fantastico percorso di circa 100 km da fare a piedi, a cavallo o in bicicletta nel nord del Piemonte. Si tratta di un sentiero escursionistico che permette di esplorare i parchi naturali, i boschi e altri interessanti luoghi storici del Canavese. Vista da una prospettiva aerea, l’Alta Via assume una forma a zoccolo di cavallo, o, se vogliamo, un grande numero” tre”. Si chiama anfiteatro proprio perchè racchiuso in un semi cerchio.
L’aggettivo morenico, invece, descrive le sue antiche origini geologiche. I sentieri dell’Alta Via, infatti, seguono il dorso delle colline del Canavese che si sono formate centinaia di migliaia di anni fa grazie all’azione di deposito, erosione e scioglimento di un grande fiume di ghiaccio (il Ghiacciaio Balteo) che un tempo ricopriva l’intera valle.
Pensare che tutto questo territorio, un tempo, fosse ricoperto da un enorme ghiacciaio fa una certa impressione…
Percorrere tutta l’AV significa fare una lunga passeggiata nella natura e nella storia geologica della regione, ma soprattutto fare una bella immersione boschiva. L’altitudine del percorso varia fra i 200m e gli 850 m. Per affrontare questo cammino, non è necessario essere escursionisti (o ciclisti) professionisti, ma aiuta sicuramente avere una certa attitudine sportiva e capacità d’orientamento. È anche opportuno prestare la giusta attenzione alla segnaletica e ad alcuni percorsi che, a seconda dell’anno, possono presentare ostacoli naturali o condizioni del tempo avverse.
L’incredibile vista panoramica dalla Torre di Bastia (Chiaverano) – raggiungibile da Andrate dopo i primi km del percorso.
Il simbolo dell’Alta Via ◀️ ▶️
Il simbolo dell’Alta Via sono due triangoli bianchi opposti orizzontalmente su uno sfondo rosso.
Sebbene durante il cammino troverete spesso questi simboli (il più delle volte sopra un palo di legno come quello in foto), non consigliamo di fare affidamento a queste indicazioni. Ce ne sono molte ma non sempre nei posti giusti, anzi, alcuni sono stati sistemati in modo piuttosto ambiguo. Ad esempio davanti ad un incrocio di sentieri, senza specificare quale sentiero dell’incrocio si debba prendere. Portatevi dietro una cartina fisica del Canavese, oppure utilizzate un’applicazione del vostro cellulare collegata al GPS. Noi abbiamo utilizzato il sito di WayMarkedTrails dove il percorso dell’Alta Via è segnato in maniera molto accurata. Potete anche scaricare la mappa ufficiale del percorso qui in formato GPX, in modo da poterla caricare sulla vostra app preferita.
Le Tappe dell’Alta Via dell’anfiteatro Morenico 🪨🚵
L’itinerario dell’Alta Via si può percorrere a piedi in 5-6 tappe a seconda dei sentieri che si scelgono. Ciascuna tappa è lunga una media di 20-25 km per una durata giornaliera a piedi di 4-6 ore circa. In bici, l’Alta Via è percorribile tranquillamente in due giorni. Si può affrontare l’AltaVia anche a cavallo, oppure di corsa (c’è chi, correndo, riesce a terminarla in circa 20 ore!)
Le tappe dell’Alta Via.
Come già scritto, la Traccia principale dell’AV è segnata dal simbolo ◀️ ▶️ (due triangoli bianchi opposti orizzontalmente su sfondo rosso). Questa traccia rappresenta il percorso “classico” e segue le sommità dell’intero arco collinare dell’Anfiteatro Morenico. Ci sono poi gli Itinerari di Collegamento contrassegnati dal simbolo dei due triangoli bianchi opposti verticalmente su sfondo rosso. Gli itinerari di collegamento conducono nei paesi limitrofi dell’Anfiteatro morenico e possono essere delle vie d’uscita, o di entrata, rispetto all’Alta Via.
Tramonto a Zimone – camminando verso il lago di Bertignano, a conclusione della prima tappa.
La prima tappa del percorso “classico” comincia dal parcheggio dell’area giochi di Andrate e conduce fino al Lago di Bertignano. La seconda tappa raggiunge il Castello di Masino. Dal castello, il terzo giorno, si arriva a Caluso. Il giorno successivo si raggiunge Vialfrè, mentre come ultima tappa, infine, è possibile raggiungere la chiesa di San Michele Arcangelo a Brosso, meta finale dell’intero percorso. (In realtà, noi ci abbiamo impiegato 6 giorni per percorrere l’Alta Via, perchè abbiamo deciso di fare alcuni chilometri in più nella zona che da Vialfrè conduce fino a Torre Canavese).
Cercheremo di aggiornare presto questo articolo con qualche foto e approfondimento in più sulle tappe. Se vi va, restate sintonizzati! 😊
🟩 Tappa 1 – Da Andrate al Lago di Bertignano: in cammino lungo la Serra d’Ivrea
La prima tappa dell’Alta Via dell’Anfiteatro Morenico è probabilmente anche la più accessibile e piacevole: quasi tutta in piano, in leggera discesa, e ben segnalata. Si parte da Andrate, piccolo borgo montano situato a circa 800 metri di altitudine, per raggiungere, dopo circa 22 km, il Lago di Bertignano, nei pressi di Zimone.
Il tracciato segue il crinale della celebre Serra d’Ivrea, una formazione morenica che i geologi considerano la più lunga d’Europa con queste caratteristiche. Si tratta di un cordone collinare modellato, migliaia di anni fa, dall’antico Ghiacciaio Balteo, che scendeva dalla Valle d’Aosta lungo l’attuale corso della Dora Baltea, proseguendo idealmente fino alla Francia.
Quel che colpisce oggi è lo stato di conservazione di questa dorsale: nonostante l’urbanizzazione e i cambiamenti climatici, la Serra è arrivata fino a noi in condizioni quasi intatte, e viene tutelata il più possibile da chi la vive e la percorre.
Il sentiero, oltre a essere pianeggiante, è estremamente intuitivo.
La direzione da tenere è sempre verso est, seguendo la segnaletica dell’Alta Via (i due triangoli bianchi su fondo rosso) fino al piccolo centro di Zimone.

Boschi, muretti a secco, viste panoramiche e silenzi profondi accompagnano il cammino, rendendo questa prima tappa un’introduzione perfetta alla varietà paesaggistica e geologica dell’intero itinerario.
Variante ovest del Lago di Viverone
Per chi desidera un’alternativa più dolce, esiste una variante semplice e piacevole che devia leggermente dal tracciato principale. Invece di raggiungere il Lago di Bertignano, il percorso si dirige direttamente verso il Lago di Viverone, costeggiandone il lato ovest. Questa deviazione consente di camminare in un ambiente più aperto, con viste sull’acqua e passaggi tra boschi e vigne, toccando da vicino il borgo di Azeglio.
Lungo questa variante si sfiora anche uno dei luoghi più interessanti dal punto di vista archeologico e naturalistico: il sito palafitticolo preistorico sulle rive del lago, oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
La tappa prosegue quindi verso Settimo Rottaro e arriva fino a Cossano Canavese. Da qui è possibile rientrare nel percorso principale dell’Alta Via, seguendo il tracciato che porta al Castello di Masino.
🟩 Tappa 2 – Lago di Viverone (Dal lago di Bertignano al Castello di Masino)
Questa seconda tappa dell’Alta Via si sviluppa tra campagna e storia, attraversando zone rurali poco urbanizzate.
Il percorso inizia dal lago di Bertignano e costeggia il lato est e sud del lago di Viverone, anche se senza mai toccare realmente le sue rive. Si cammina per lo più tra campi e sentieri tranquilli, con solo pochi tratti su asfalto o vicino alla strada.
Poco dopo la partenza, si entra nel caratteristico borgo di Roppolo, dove ci si immette per un tratto sul tracciato della Via Francigena. Chi desidera fare una sosta più attrezzata può deviare brevemente verso Cavaglià – consigliato per una pausa rigenerante in uno dei suoi bar, ristoranti, pasticcerie o piccoli supermercati. È una buona occasione anche per fare rifornimenti prima di affrontare le leggere salite della seconda metà del percorso: da Cavaglià si sale infatti dai 260 m fino a circa 430 m di altitudine.
Durante il cammino, non mancano scorci panoramici sulle colline circostanti e sulle Alpi a nord-ovest, soprattutto nelle giornate limpide.
🔍 Ospitalità e pernottamenti
Per chi preferisce evitare il campeggio libero – opzione da noi adottata – è possibile trovare alloggio a Viverone o Roppolo, tramite i contatti del sito ufficiale atl.biella.it. A Cavaglià, gli escursionisti possono usufruire dell’ostello donativo della Via Francigena, solitamente aperto senza necessità di prenotazione.
Un’ulteriore opzione è offerta dal comune di Caravino, in località Carecchio, contattabile al numero +39 0125 778107.
Arrivo a Masino 👆🏻
Durante il cammino dell’Alta Via, poco prima del tramonto, ci imbattiamo nella Pera Cunca, un antico masso coppellato immerso nel bosco. Inizia a farsi sera e stiamo cercando un luogo tranquillo dove piantare la tenda. 👆🏻
🟩 Tappa 3 – Dal castello di Masino a Caluso
Durante la terza giornata di cammino si attraversa la morena frontale sud dell’Anfiteatro Morenico. Si parte dal Castello di Masino, situato a circa 400 metri di altitudine, per scendere gradualmente fino a quota 200 metri, con alcune salite intermedie che riportano verso i 350 metri nei pressi di Caluso, punto di arrivo della tappa.
Come per le giornate precedenti, gran parte del percorso si sviluppa su sentieri boschivi. Lungo il tragitto si attraversano piccoli borghi, ciascuno con un fascino particolare. Il primo è Maglione, definita città d’arte, per il suo museo all’aperto di opere artistiche e contemporanee. Qui c’è anche una bottega che abbiamo trovato aperta dove si può fare colazione e un po’ di spesa.
Si raggiungono poi Moncrivello con il suo castello di struttura romanica e il santuario di Miralta (foto qui in basso).
Ci siamo poi imbattuti in questo strano posto misterioso lungo l’Alta Via tra il santuario di Miralta e Mazzè 👇🏻
Successivamente una salita conduce a Mazzè dopo aver percorso il sentiero del Naviglio di Ivrea (foto qui in basso).
Infine Caluso, rinomata per la produzione dell’Erbaluce, uno dei vini bianchi più rappresentativi del Piemonte. Qui si può raggiungere il centro per trovare supermercati, panetterie, bar o ristoranti (è bene sempre consultare gli orari di apertura su piattaforme come GoogleMaps).
Da Caluso (in particolare da Castellazzo di Caluso) si gode anche di una splendida vista sul Lago di Candia, il quale può essere esplorato facilmente la mattina seguente, con una breve deviazione dal tracciato dell’Alta Via. 👇🏻
Noi abbiamo scelto di pernottare in tenda nei sentieri boschivi poco oltre Caluso, ma è possibile trovare sistemazioni confortevoli nelle vicinanze tramite piattaforme come Booking.com o Airbnb.
🟩 Tappa 4 da Caluso fino a Vialfrè
La quarta tappa dell’Alta Via conduce attraverso la morena ovest, partendo da Caluso e costeggiando per un tratto il suggestivo lago di Candia, fino a raggiungere Vialfrè. Il dislivello è contenuto ma progressivo: si parte da circa 300 metri di altitudine e si arriva attorno ai 500 metri.
Consigliamo una sosta presso il Parco Naturale del Lago di Candia, ideale per una colazione all’aperto, un picnic o semplicemente qualche scatto fotografico. Dal 1995 il lago è diventato il primo parco naturale provinciale istituito in Italia, ed è anche un SIC – Sito di Interesse Comunitario – per la sua straordinaria biodiversità. L’area ospita numerose specie di uccelli acquatici, alcune delle quali rare, ed è perfetta per il birdwatching, il canottaggio o piccole esplorazioni immerse nella natura.
Vale la pena visitare anche il borgo di Candia Canavese.
Tra i suoi punti d’interesse segnaliamo il Castello del XIV secolo (non visitabile, essendo privato), la Chiesa di San Michele Arcangelo risalente all’XI secolo, e il Palazzo Comunale del XVII secolo che si affaccia su Piazza 7 Martiri, luogo simbolico della memoria partigiana. In paese si trovano inoltre un paio di bar accoglienti, ideali per una colazione (meglio però controllare in anticipo gli orari di apertura).
Dopo Candia, si affronta una breve salita fino ai circa 420 metri della Torre di Castiglione, vestigia di un antico castello medievale, seguita dal Priorato di Santo Stefano, un edificio sacro di origine medievale che un tempo offriva ospitalità a monaci e pellegrini (foto qui in basso).
Da qui in avanti, il cammino prosegue nel bosco con tratti rilassanti e ben ombreggiati, fino a raggiungere Vialfrè.
Lungo il percorso è sempre possibile deviare per visitare i piccoli borghi nei dintorni, come Barone Canavese, Orio, Montalenghe o Cuceglio.
Noi, in realtà, abbiamo concluso questa tappa dormendo nel bosco nei pressi di Torre Canavese, prendendo il sentiero più a ovest; l’itinerario ufficiale, tuttavia termina a Vialfrè.
Bar BalOK a Vialfrè vicino all’Area Naturalistica Pianezze
🟩 Tappa 5 Da Vialfrè a Brosso
Questa tappa, in teoria, si dovrebbe completare in una giornata, ma nel nostro caso ha richiesto due giorni di cammino. Avendo scelto il percorso più esteso e panoramico, siamo arrivati a fine giornata nei pressi del lago di Alice, dove ci siamo accampati per la notte, immersi nella quiete del bosco.
Da Vialfrè, infatti, l’Alta Via si biforca in due tracciati che conducono entrambi (vicino) a San Giovanni Canavese: uno è più diretto e agevole, attraversando le morene interne più recenti e passando per Silva; l’altro (quello che abbiamo seguito noi) è più lungo e raggiunge Torre Canavese, snodandosi lungo la morena più occidentale, di origine glaciale più antica e quindi caratterizzata da un rilievo più marcato e variegato.
I cammini della Valchiusella
Il cammino si sviluppa nel cuore delle Morene del Chiusella in un paesaggio di colline coperte da boschi, zone umide, affioramenti rocciosi. È un territorio attraversato da una fitta rete di percorsi tematici pensati per svelare a chi sa guardare i segni della sua antica storia geologica. Secondo le informazioni dei cartelli tematici, in alcuni dei percorsi delle Morene del Chiusella, si possono incontrare fossili marini risalenti al Pliocene, boschi postglaciali, e le spettacolari xerriche, terre povere e sassose che testimoniano le fasi più antiche del paesaggio morenico.
Dopo Torre Canavese si possono raggiungere alcuni punti di interesse in mezzo al bosco come l’area di Cascina Monpino (dove esisteva un lago oggi estinto) e l’antica chiesetta di San Giacomo con la sua Casa dell’Eremita (immagine qui in basso).
Strambinello
Il borgo successivo è Strambinello, introdotto scenograficamente dal Ponte dei Preti, struttura settecentesca che attraversa il torrente Chiusella con eleganza. Proprio sotto di esso si trova un secondo ponte, più antico, in pietra, e risalente al tardo Medioevo.
Un altro elemento di grande interesse nel borgo è la sua torre medievale, che domina l’abitato e racconta l’importanza commerciale e strategica del luogo in epoca antica.
Per chi ama unire atmosfere storiche con l’avventura, a Strambinello è possibile soggiornare in un castello storico immerso nel bosco.
Il lago di Alice Superiore
Si prosegue risalendo la cresta della morena laterale occidentale fino a raggiungere il lago di Alice Superiore, un altro specchio d’acqua di origine glaciale incastonato nel paesaggio morenico. Il lago dispone di un’area attrezzata con bar e ristorante (aperti in base alla stagione) e può essere agevolmente circumnavigato a piedi, per ammirare scorci suggestivi e angoli di particolare interesse.
Sul versante est del lago si incontrano i terrazzamenti sostenuti da antichi muretti a secco, insieme alla cappella di San Martino, solitaria ma radicata nella memoria del territorio. Sul lato ovest, invece, si cela il più piccolo dei due specchi d’acqua, conosciuto come il lago piccolo.
Il lago di Meugliano
Il vero punto culminante del cammino verso Brosso è stato, almeno per noi, il lago di Meugliano. Situato a 720 metri di altitudine, è un altro dei suggestivi laghi di origine glaciale che punteggiano l’Anfiteatro Morenico di Ivrea.
Il sentiero per raggiungerlo si snoda quasi interamente nel bosco, attraversando ambienti freschi e ombreggiati. Man mano che ci si avvicina al lago, si possono osservare numerose specie arboree e arbustive locali, alcune segnalate da cartelli in legno che ne indicano il nome e la provenienza. Il paesaggio vegetale è particolarmente vario: alle conifere introdotte negli anni ’30 del Novecento (come larici, abeti rossi e pini silvestri) si affiancano specie autoctone come betulle, aceri, frassini e castagni.
Questo intreccio tra vegetazione spontanea e forestazione antropica rende il percorso estremamente interessante, sia dal punto di vista ecologico che paesaggistico.
Come nel caso del lago di Candia, anche il lago di Meugliano, insieme al vicino lago di Alice, è stato riconosciuto nel 1995 come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) con la denominazione “Laghi di Meugliano e Alice”, a tutela degli habitat naturali, della flora e della fauna locali. Riconoscimento che ne conferma il valore ambientale a livello europeo.
Il lago è attrezzato per una sosta comoda: si trovano qui un’area picnic e un bar-ristorante e albergo (aperto stagionalmente), ideale per una pausa rilassante immersi nel verde.
L’arrivo a Brosso
Dopo aver lasciato il lago di Meugliano, il sentiero si inoltra in un paesaggio via via meno appartato. La salita è dolce e graduale, attraversa boschi di castagni che in autunno si tingono di colori caldi e ovattano ogni suono. Poi, all’improvviso, si torna a vedere il cielo: si cammina per un breve tratto su una strada provinciale, dove il silenzio del bosco lascia spazio ai suoni della natura.
Il fruscio delle foglie, il richiamo lontano di un rapace, il ritmo regolare dei passi sul tappeto autunnale accompagnano la marcia (quando lo percorriamo, è novembre).
L’ultimo tratto si rivela il più impegnativo ma solo perché dopo sei giorni di cammino, la fatica si fa sentiree i muscoli iniziano a protestare. Ma infine, si raggiunge il borgo montano di Brosso, incastonato tra i rilievi, e poco sopra, a 797 metri, ci accoglie la chiesa di San Michele Arcangelo affacciata sull’Eporediese, con una vista panoramica mozzafiato.
L’arrivo a Brosso rappresenta per noi un piccolo traguardo, ma anche un momento perfetto per fare una pausa, guardarsi indietro e riflettere sul cammino compiuto.

La nostra avventura si è conclusa qui, ma per chi ha ancora voglia di proseguire, la strada verso Quassolo è tutta da scoprire.
🟩 Tappa 6 Da Brosso a Quassolo
Per raggiungere Quassolo da Brosso, si deve intraprendere una salita piuttosto impegnativa verso il Monte Cavallaria, lungo un percorso che conduce dai circa 800 metri del fondovalle fino ai 1445 metri della cima. Durante l’ascesa, il bosco si dirada progressivamente, con la vegetazione che si fa più rada e montana.
Dalla vetta si gode di uno spettacolare punto panoramico con vista aperta su tutto il Canavese, ricompensa naturale dopo la salita.
Dopo aver raggiunto la cima, si prosegue in discesa lungo il sentiero 811, che conduce a fondo valle, fino al piccolo e tranquillo paese di Quassolo, chiudendo così una tappa dell’Alta Via immersa in ambienti che cambiano gradualmente da boschivi a alpini.
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