Il castello non c’è più: il Castellazzo (Castello di San Maurizio) nella canzone del Carnevale di Ivrea
Il verso “il castello non c’è più” non parla del Castello sabaudo che domina Ivrea, ma del Castellazzo, nome con cui la tradizione indica il Castello di San Maurizio.
Nel racconto carnevalesco quel castello diventa l’emblema del potere feudale e dell’arbitrio: la sua distruzione è il segno concreto di una comunità che si riconosce nella libertà civica.
Per questo la canzone lo ripete come un ritornello identitario e lo collega ai “ruderi ammucchiati”, trasformando un luogo in un messaggio politico e morale: nessun ritorno della tirannide, nessuna ricostruzione simbolica del dominio.
Il rito della Preda in Dora rende questa idea tangibile ogni anno: il Podestà prende una pietra dai ruderi del Castellazzo e la getta nella Dora dal Ponte Vecchio, accompagnando il gesto con una formula che ribadisce l’impegno a non far rinascere un castello
“lì dove era il Castello di San Maurizio”. È un modo molto eporediese di usare la memoria storica: non come nostalgia, ma come promessa pubblica ripetuta davanti alla città.
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Nota: non risulta un pin Google Maps univoco e verificabile per i “ruderi del Castellazzo / Castello di San Maurizio”. Le fonti descrivono i ruderi e il rito, ma senza coordinate pubblicate.

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