I bambini che interpretano gli Abbà con costumi rinascimentali sono dieci in totale, due per ciascuna delle cinque Parrocchie di Ivrea.
Anche quando cambiano i colori e i dettagli del costume, l’idea resta la stessa: l’Abbà è un “segno” di appartenenza alla città e alle sue parrocchie storiche, messo in scena attraverso i bambini. Nel Carnevale di Ivrea questo passaggio è fondamentale perché trasforma una tradizione adulta in un rito che si tramanda: la comunità si riconosce nei piccoli priori e li accompagna pubblicamente, come per dire che la festa ha un futuro solo se viene consegnata a chi viene dopo.
Il costume richiama un immaginario storico e cerimoniale, più che un travestimento carnevalesco. Mantello, copricapo, guanti e la cura della bardatura del cavallo servono a rendere immediato il messaggio: qui non state guardando una maschera qualsiasi, ma una figura con un ruolo preciso dentro un calendario di atti ufficiali. Il punto non è la “fedeltà filologica” a un’epoca unica, ma la continuità del linguaggio visivo del Carnevale, che usa abiti e simboli per distinguere funzioni e responsabilità.
Nel cerimoniale, l’abbà viene presentato alla città con l’Alzata, quando il corteo passa dalle abitazioni dei piccoli priori e li mostra alla folla, accompagnato da Pifferi e Tamburi e dagli onori del Generale. È un gesto che crea legame tra famiglia, parrocchia e comunità: la nomina diventa pubblica e riconoscibile, e il bambino entra a tutti gli effetti nella “geografia” del Carnevale, fatta di rioni, percorsi e momenti rituali.
Pagine web per approfondire: Guida ufficiale dello Storico Carnevale di Ivrea (PDF); Cerimoniale dello Storico Carnevale di Ivrea (PDF); Scheda Ministero della Cultura: Storico Carnevale di Ivrea.
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