I “carri da getto” sono una delle immagini più potenti del Carnevale di Ivrea: carri pesanti, carichi di casse di arance, che entrano nelle piazze di tiro per affrontare le squadre degli aranceri a piedi. La lettura simbolica più diffusa vede in questo scontro un racconto collettivo della rivolta popolare legata alla leggenda della Mugnaia: i carri, protetti da caschi e corazze, rappresentano le forze del potere, mentre gli aranceri a piedi incarnano la città che resiste. Per questo la battaglia non è solo “spettacolo”, ma un rito identitario molto codificato, con regole, aree di tiro e un cerimoniale che scandisce l’ingresso dei carri e l’avvio degli scontri.
La rete che attraversa la scena richiama un aspetto spesso ignorato da chi vede le immagini per la prima volta: la Battaglia delle Arance è una “battaglia” vera, con arance lanciate a distanza ravvicinata, e la sicurezza è parte integrante dell’organizzazione. Chi partecipa indossa protezioni specifiche; chi assiste deve restare nelle zone consentite e, tradizionalmente, indossare il berretto frigio per segnalare la propria adesione alla festa e muoversi in modo più consapevole tra aree protette e aree di tiro. In questa foto il nome “I Cavalieri di San Bernardo” identifica uno dei carri in gara: ogni carro ha un’identità riconoscibile, legata a un gruppo e a una storia cittadina che si rinnova anno dopo anno.
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