Questo manifesto mette al centro La canzone del Carnevale di Ivrea, uno dei testi più identitari della festa perché condensa in pochi versi il suo messaggio civico: la memoria di una rivolta popolare e il rifiuto della tirannide, ripetuto nel ritornello “il Castello non c’è più”. La canzone nasce nel 1858 in occasione dell’introduzione della Mugnaia, con testo del professor Ferdinando Bosio e musica di Lorenzo Olivieri, poi ripresa e rielaborata per l’esecuzione nel tempo.
La grafica “fa didattica” senza spiegoni: richiama i simboli più citati dalla canzone e dal cerimoniale. Il Castellazzo rappresenta il potere oppressivo da cui la città si emancipa; gli Scarli e i fuochi rimandano ai riti di chiusura e rinnovamento; la folla e il corteo ricordano che il Carnevale è prima di tutto un rito collettivo, non un semplice spettacolo. Anche il riferimento a pifferi e tamburi è centrale, perché la musica tradizionale accompagna i passaggi ufficiali e rende riconoscibile la festa ancora prima delle battaglie.
Per una attachment page, questo tipo di immagine intercetta ricerche diverse dalle foto di piazza: “manifesto Carnevale di Ivrea”, “Canzone del Carnevale 1858”, “il Castello non c’è più”, “Bosio Olivieri”. È utile anche come contenuto di contesto, perché spiega come Ivrea abbia trasformato una leggenda in linguaggio pubblico, ripetuto ogni anno con parole, musica e simboli.
Pagine web per approfondire: Guida ufficiale dello Storico Carnevale di Ivrea (PDF); Dalla leggenda ai giorni nostri (Fondazione Storico Carnevale di Ivrea); Scheda Ministero della Cultura: Storico Carnevale di Ivrea.
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