Scena muta alla maturità: la generazione che sfida il sistema o cerca scorciatoie?

Studentessa seduta di fronte alla commissione d’esame durante l’orale di maturità 2025, simbolo della protesta silenziosa “scena muta” contro il sistema scolastico e la valutazione con i voti

Maturità 2025: solidarietà e dubbi su una protesta contro il sistema dei voti

In questi giorni di luglio 2025, molti studenti italiani stanno scegliendo di fare “scena muta” durante l’orale della maturità, una protesta simbolica contro un sistema educativo basato esclusivamente sui voti, sulle prestazioni e sulla competizione. Osservando tutto questo non posso fare a meno di sentire una profonda solidarietà verso chi sceglie di ribellarsi a un sistema che ho sempre percepito come freddo, distante e poco umano.

Anch’io, diversi anni fa, ho provato quella stessa insofferenza, quella sensazione di essere ridotta a un numero, a un voto, a una misura quantitativa. Ho scelto, allora, di lasciare gli studi universitari non solo per non rimanere incastrata in un sistema che, ai miei occhi, misurava il valore di una persona soltanto attraverso parametri economici e produttivi, ma anche perché quel “pezzo di carta” non aveva più senso per me. Mi avrebbe aperto porte di aziende corporative, banche o multinazionali, ambienti nei quali avrei trascorso la mia vita lavorando per la crescita di un marchio o di interessi economici che sentivo profondamente incompatibili con i miei valori personali. Al contrario, nelle comunità intenzionali, nei gruppi basati sull’autoproduzione e sulla condivisione, nessuno avrebbe mai chiesto quel diploma di laurea: lì il valore di una persona si misura attraverso relazioni autentiche, capacità pratiche, collaborazione, impegno ecologico e ideali comuni.

Per questo oggi, pur apprezzando la forza e il coraggio di questi giovani, sento anche il bisogno di esprimere un dubbio: è davvero questo il modo più efficace per manifestare il proprio dissenso? Se rifiutiamo il sistema, è necessario restare all’interno per combatterlo? Oppure possiamo scegliere di uscirne in maniera radicale e consapevole, creando nuove vie, nuovi modi di vivere e nuovi significati?

Fare “scena muta” durante l’orale della maturità è certamente un atto forte, scioccante, visibile. Tuttavia, può anche essere interpretato come uno stratagemma per evitare la difficoltà dell’esame, sfruttando la situazione per essere promossi più facilmente, grazie ai crediti accumulati. Una protesta di questo tipo rischia dunque di restare intrappolata nelle logiche del sistema stesso: la logica del voto, della prestazione, dell’approvazione o del rifiuto istituzionale.

Non sarebbe forse più rivoluzionario lasciare il vecchio per creare o unirsi al nuovo, costruendo concretamente nuove realtà come comunità autosufficienti, scuole libertarie, gruppi basati sull’autoproduzione e sulla condivisione? Realtà che dimostrano quotidianamente che una vita alternativa è davvero possibile, offrendo modelli tangibili di cambiamento.

Va detto, però, che la via dell’abbandono è silenziosa, discreta, non fa rumore e contagia lentamente. Questo aspetto non è necessariamente negativo, anzi: tutte le grandi rivoluzioni culturali, sociali ed ecologiche, sono quelle che maturano nel tempo, lentamente, costruendo consapevolezza in modo profondo e duraturo, come le radici di una grande quercia.

📊 Sapevi che…?

Uno studio dell’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha rilevato che in molti paesi europei, tra cui l’Italia, il sistema scolastico e lavorativo genera livelli crescenti di stress, ansia da prestazione e burnout già in età adolescenziale.

Secondo il rapporto “Trends Shaping Education”, cresce la sfiducia dei giovani nei confronti delle istituzioni formative e lavorative tradizionali, e molti sono alla ricerca di modelli alternativi basati su apprendimento esperienziale, cooperazione e benessere personale.

Uscire dal sistema non è fuga: può essere una scelta consapevole di salute mentale, ecologia e responsabilità sociale.

Un’altra riflessione importante riguarda la natura stessa della protesta di questi studenti: si tratta di una critica solo al sistema scolastico e ai voti, oppure è parte di un disagio più ampio verso il sistema economico e lavorativo che impone modelli di vita basati su competizione, produttività e profitto? È fondamentale chiarire questo punto per comprendere la reale portata e gli obiettivi della loro azione.

Questa riflessione non vuole sminuire il coraggio di questi studenti, ma stimolare un dialogo più ampio e profondo su cosa significhi davvero “uscire dal sistema”. Personalmente, ho scelto la via dell’abbandono attivo e creativo, cercando altrove ciò che il sistema scolastico e lavorativo tradizionale non mi poteva offrire: libertà, autenticità e reale benessere umano.

Forse è il momento, per tutti noi, di chiederci quale sia davvero il passo successivo dopo la protesta simbolica. Perché il vero cambiamento comincia sempre quando scegliamo di costruire alternative concrete al sistema che critichiamo.

Studentessa seduta di fronte alla commissione d’esame durante l’orale di maturità 2025, simbolo della protesta silenziosa “scena muta” contro il sistema scolastico e la valutazione con i voti

Corriere della Sera – “Maturità 2025, l’annuncio di Valditara: ‘Chi boicotta l’orale sarà bocciato’”
👉 https://www.corriere.it/scuola/maturita/25_luglio_10/maturita-2025-l-annuncio-di-valditara-chi-boicotta-l-esame-facendo-scena-muta-dal-prossimo-anno-sara-bocciato-964991ec-5aff-4b06-9fc0-d80bd0427xlk.shtml


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Viaggiatrice seriale. Se non sono circondata da boschi, foreste e montagne mi vengono le crisi d'ansia. 🤭 Animale preferito: il cavallo. Mi piace leggere libri e scambiarli con gli amici. Infine condividere conoscenze & filosofie alternative con altri spiriti affini. In breve: una ragazza con uno spirito hippie e una forte sete d'avventura.

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