foto crediti: Brian Neises –
Secondo il mito, dopo dieci anni di assedio, i Greci finsero di ritirarsi lasciando davanti alle mura di Troia un enorme cavallo di legno. I Troiani, credendolo un dono votivo, lo trascinarono dentro la città. Ma nella notte, i guerrieri greci nascosti al suo interno uscirono, aprirono le porte agli altri soldati tornati in segreto, e Troia fu distrutta.
Questa versione, però, non appare nell’Iliade di Omero. Il celebre cavallo viene raccontato più tardi da Virgilio nell’Eneide, e da altri autori dell’antichità. Il sito di Hisarlik, in Turchia, è oggi riconosciuto come il luogo della Troia storica. Gli strati VI e VII della città, databili intorno al XII secolo a.C., corrispondono all’epoca dell’assedio descritto nei poemi.
Alcuni studiosi ipotizzano che il cavallo fosse una macchina da guerra, o addirittura una metafora per un terremoto o un evento naturale. Un’altra teoria affascinante suggerisce che “hippos” potesse indicare una nave fenicia con la prua a forma di cavallo.
Nel sito archeologico sono state rinvenute grandi travi di legno, compatibili con l’epoca, ma non esistono prove definitive che si tratti dei resti del leggendario cavallo. La storia, così come la conosciamo, resta quindi un intreccio affascinante di mito, interpretazioni e tracce materiali ancora tutte da decifrare.
Il Cavallo di Troia è esistito davvero? Cosa dicono archeologi e storici

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