Bessa, parco naturale del Biellese: oro antico, canyon di pietre e silenzi della natura

Centro visite della Riserva Naturale della Bessa immerso nel bosco, con prato soleggiato e albero in primo piano. Punto di partenza per escursioni e itinerari nella riserva archeologica e naturalistica del Biellese.
Centro visite Vermogno

La Riserva naturale della Bessa, spesso chiamata Parco della Bessa, si trova nel Biellese, nei comuni di Borriana, Cerrione, Mongrando e Zubiena. L’area protetta copre 750 ettari e conserva il paesaggio lasciato da una grande miniera d’oro alluvionale sfruttata in età romana: cumuli di ciottoli, canali di lavaggio, valloni e resti di strutture di servizio. Oggi la riserva si visita lungo cinque sentieri segnalati, con accessi principali nell’area di Vermogno e Cerrione.

Geologia e natura della Bessa

La Bessa occupa una parte dei depositi glaciali e fluvioglaciali collegati all’antico ghiacciaio Balteo e all’anfiteatro morenico di Ivrea. I materiali trasportati e successivamente rielaborati dalle acque comprendono granito, gneiss, micascisti, eclogiti e dioriti. Nei sedimenti più fini si concentrava anche l’oro alluvionale.

Il paesaggio attuale è in larga parte antropico. Durante lo sfruttamento minerario, i ciottoli più grandi furono separati dalle sabbie aurifere e accatastati in cumuli che in alcuni punti raggiungono circa 10 metri. Le pietraie più esposte sono calde e aride; nei valloni e nelle zone boscate l’ambiente è più fresco e umido. Licheni, muschi, felci, eriche e arbusti colonizzano i substrati più poveri, mentre querce e altre latifoglie occupano i settori con suolo più sviluppato.

La miniera d’oro romana

Le aurifodinae della Bessa furono sfruttate soprattutto tra il II e il I secolo a.C., in età repubblicana. L’acqua, derivata anche dal torrente Viona, serviva a lavare sabbie e ghiaie e a separare le pagliuzze d’oro. I residui più fini venivano convogliati verso l’Elvo e l’Olobbia; i ciottoli formavano invece i grandi cumuli ancora visibili.

Strabone cita una miniera d’oro nel territorio di Vercelli, presso Ictumuli. Plinio il Vecchio riferisce invece di una disposizione che vietava ai concessionari di impiegare più di 5.000 lavoratori nelle miniere di Victumulae. Il numero va quindi letto come un limite riportato dalla fonte antica, non come un censimento archeologico delle presenze contemporanee. La quantità complessiva di oro estratta non è conosciuta con certezza: per questo è preferibile evitare valori presentati come esatti.

Tra i cumuli si riconoscono canali, vie di servizio, muri di contenimento e perimetri di piccole strutture. Le tracce aiutano a comprendere l’organizzazione del lavoro, ma non tutte hanno una datazione o un’interpretazione definitiva.

Come si cerca l’oro con la batea

La panatura separa i materiali in base al peso: l’oro, più denso, tende a restare sul fondo della batea o della padella. Per una prima esperienza conviene partecipare a una prova organizzata dal Museo dell’Oro e della Bessa o dall’Associazione Biellese Cercatori d’Oro, nelle aree indicate lungo l’Elvo.

  1. Durante la prova guidata si mette nella batea una piccola quantità di sabbia e ghiaia consentita dall’organizzatore.
  2. Si immerge la batea, si sciolgono con le mani i grumi e si eliminano con attenzione i ciottoli più grandi.
  3. Con movimenti lenti e circolari si lascia uscire il materiale più leggero, mantenendo sul fondo il concentrato scuro e pesante.
  4. Si ripete il lavaggio e si osserva il residuo in buona luce: le eventuali pagliuzze sono molto piccole e il ritrovamento non è garantito.

Prima di procedere in autonomia: la raccolta di minerali in Piemonte è regolata dalla legge regionale 51/1995 e richiede l’iscrizione al registro regionale; nell’area protetta valgono inoltre norme specifiche. Non scavare le sponde, non spostare massi, non prelevare materiale dai siti archeologici e non usare pompe, attrezzi motorizzati o sostanze chimiche. Verifica sempre modalità e zone consentite con il gestore della riserva. Evita il torrente durante o dopo piogge intense e in caso di acqua alta.

Consulta le regole regionali per la ricerca e raccolta di minerali

Sentieri della Riserva naturale della Bessa

Il gestore dell’area protetta pubblica cinque itinerari. I tempi sono indicativi e non comprendono necessariamente soste e visite. Su pietraie e ciottoli l’appoggio può essere instabile; i percorsi classificati E richiedono calzature adatte e una normale abitudine alla camminata.

  • Sentiero dei Ciapei Parfunda: 2,5 km, circa 1 ora e 30 minuti. Il percorso completo è classificato E; esiste un tratto breve agevolato classificato T.
  • Sentiero delle Incisioni Rupestri: 2,5 km, circa 2 ore, difficoltà E.
  • Sentiero di Riva del Ger: circa 1 ora e 30 minuti, difficoltà E; la scheda del gestore non indica la distanza.
  • Sentiero del Truch Briengo: circa 1 ora e 15 minuti, difficoltà E; la scheda del gestore non indica la distanza.
  • Sentiero della Fontana del Buchin: circa 1 ora e 15 minuti, difficoltà E; la scheda del gestore non indica la distanza.

Il Sentiero dei Ciapei Parfunda è il riferimento più semplice per osservare cumuli, canali di lavaggio e resti dell’organizzazione mineraria. Il Sentiero delle Incisioni Rupestri conduce invece a massi con coppelle e canaletti: le interpretazioni e le datazioni dei singoli segni non sono sempre definitive, quindi è utile attenersi ai pannelli presenti sul posto e alle informazioni del gestore.

Consulta le schede aggiornate dei sentieri oppure scarica la cartografia della Riserva naturale della Bessa.

Pannello del Percorso delle incisioni rupestri dedicato al Masso del campionario nella Riserva naturale della Bessa

🪨 Percorso delle incisioni rupestri

Con partenza e arrivo al Centro Visita di Vermogno, il Percorso delle incisioni rupestri è un itinerario ad anello di circa 2,5 km, percorribile in due ore e classificato E – Escursionistico. Attraversa il bosco della Bessa passando accanto a massi erratici con coppelle, canaletti e altre incisioni, spiegate da pannelli collocati lungo il tracciato. Brevi deviazioni conducono ad altri massi incisi e al Roch Malegn. Le incisioni sono considerate testimonianze della frequentazione protostorica dell’area, ma la loro datazione precisa rimane incerta. Il dislivello è minimo; sono comunque consigliate calzature adatte al fondo naturale. Prima della visita è utile consultare la scheda del percorso pubblicata dal gestore della riserva.

Incisione rupestre a coppelle nel Parco della Bessa in Piemonte su un masso erratico con foglie secche nel bosco
Coppelle e canaletti incisi nella pietra – uno dei tanti esempi di arte rupestre preistorica visibili lungo i sentieri della Riserva della Bessa. Questo masso, probabilmente utilizzato per riti simbolici o offerte, testimonia la presenza di antiche civiltà nell’area ben prima dell’arrivo dei Romani e dello sfruttamento aurifero.

Difficoltà, periodo e consigli per la visita

I sentieri della Bessa non raggiungono quote elevate, ma il fondo di ciottoli può affaticare e rendere meno stabile il passo. Dopo la pioggia, terra, foglie e pietre possono essere scivolose. In estate le aree aperte si scaldano molto e l’ombra non è continua; porta acqua, cappello e protezione solare. Primavera e autunno offrono in genere temperature più adatte alla camminata, ma vanno comunque controllati meteo e condizioni dei sentieri.

  • Indossa scarpe da escursionismo con suola scolpita.
  • Resta sui percorsi segnalati: tra cumuli e valloni è facile perdere l’orientamento.
  • Non salire sui muri e non spostare pietre o reperti.
  • Tieni i cani al guinzaglio e non disturbare la fauna.
  • Non accendere fuochi fuori dalle aree e dai periodi in cui sono espressamente consentiti.
  • Usa i parcheggi e non entrare con mezzi motorizzati sui sentieri.

Visita responsabile

La Bessa è insieme area naturale protetta e paesaggio archeologico. Non raccogliere pietre, piante o materiali dai cumuli; non danneggiare incisioni, canali e muri; porta via i rifiuti e rispetta eventuali chiusure o deviazioni. Prima della partenza controlla gli avvisi del gestore, soprattutto dopo maltempo, lavori o eventi.

Museo dell’Oro, Centro visite e prove di panatura

Il Museo dell’Oro e della Bessa si trova a Vermogno, in via Debernardi 50. La raccolta racconta le tecniche di ricerca dell’oro nel Biellese e nell’Italia settentrionale. Il museo è legato all’Ecomuseo Valle Elvo e Serra e all’Associazione Biellese Cercatori d’Oro, che propone anche attività dimostrative.

Per l’edizione 2026, la Rete Museale Biellese indica l’apertura la domenica dal 21 giugno all’11 ottobre, dalle 14:30 alle 18:30. Per gruppi e scolaresche la Provincia di Biella segnala la possibilità di visita su prenotazione. Orari, accesso e prove di panatura possono variare: controlla il calendario aggiornato della Rete Museale Biellese prima di partire.

Il Centro visite Vermogno, in via dei Monti, è una struttura distinta dal museo e presenta diorami e pannelli sulla ricerca dell’oro e sugli ambienti naturali della riserva. Anche il suo calendario va verificato sul sito del gestore.

Edificio del Centro visite della Bessa accanto a un prato e circondato da alberi
Centro visite Vermogno – posizione su Google Maps 📍

Come arrivare e dove iniziare

Per una prima visita, il riferimento più pratico è l’area del Centro visite di Vermogno, in via dei Monti, da cui parte il Sentiero dei Ciapei Parfunda. Altri accessi si trovano nei territori di Cerrione e Mongrando. Chi arriva in auto dall’A4 può proseguire verso il Biellese e poi seguire le indicazioni locali per Cerrione, Mongrando o Zubiena in base al sentiero scelto.

Prima di partire conviene scaricare la cartografia del gestore e scegliere l’accesso in funzione dell’itinerario. Non affidarti soltanto al nome generico “Bessa” nel navigatore: la riserva è lunga diversi chilometri e i punti di partenza non coincidono.

Visitare la Bessa con attenzione

La Riserva naturale della Bessa permette di leggere sul terreno la storia di una miniera romana a cielo aperto. I cumuli di ciottoli, i canali e i valloni raccontano un’attività che ha modificato profondamente il paesaggio. Una visita al museo o una prova guidata di panatura aiutano a capire meglio ciò che si osserva lungo i sentieri, senza trasformare la ricerca dell’oro in un prelievo indiscriminato di materiali.

Sei stato alla Bessa?

Puoi condividere nei commenti il sentiero percorso, le condizioni della segnaletica e le informazioni pratiche che possono essere utili ad altri visitatori. Puoi anche segnalare errori, deviazioni o variazioni negli orari delle strutture.


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