L’uomo che viaggiò con lentezza sfidando l’oceano con il suo kayak – Aleksander Doba

Aleksander Doba in piedi sul suo kayak giallo, in mezzo all'Oceano Atlantico, durante una delle sue epiche traversate in solitaria

Aleksander Doba è stato un viaggiatore straordinario, conosciuto in tutto il mondo per le sue imprese in kayak. In Polonia è considerato un eroe nazionale, ma la sua fama ha varcato ogni confine, conquistando l’ammirazione anche di chi non aveva mai impugnato una pagaia.

La sua storia merita di essere ricordata ancora oggi, a qualche anno dalla sua scomparsa avvenuta nel 2021. Aleksander ha dimostrato che l’età non è mai un limite, ma solo un dettaglio. Ha affrontato l’Oceano Atlantico tre volte, da solo, sfidando le onde, il vento, la solitudine e i propri limiti, con una determinazione che ancora ispira viaggiatori, sportivi e sognatori di ogni età.

Traversate atlantiche 🌊

2010, a 65 anni: Dakar (Senegal) → Acaraú (Brasile), via l’Equatore. 5.394 km in 99 giorni. Stabilì un record mondiale di navigazione in open-water. Durante la traversata perse l’apparecchio acustico, rimase completamente isolato e pagaiò nudo a causa di eruzioni cutanee. (Fonte: thetravelersbuddy.com)

2013‑14, a 67 anni: da Lisbona (Portogallo) alla Florida. 10.140 km in 196 giorni. Fu costretto a una lunga sosta alle Bermuda (circa 40 giorni) per riparare il timone. (Fonti: Wikipedia, National Geographic)

2017, a 70 anni: da New Jersey (USA) a Le Conquet, Francia. 6.680 km in 110 giorni. Trascorse quasi tre mesi in Nord Atlantico. Il suo motto durante il viaggio? “Il 95% delle persone muore nel sonno. Perché dovrei stendermi a terra?”. (Fonti: InsideHook, thetravelersbuddy.com)

Durante queste traversate ha affrontato tempeste oceaniche, onde gigantesche, problemi tecnici, perdita di unghie, infezioni, insolazioni e situazioni al limite della sopravvivenza.

In più occasioni ha rifiutato soccorsi, determinato a concludere la traversata con le proprie forze.

Aleksander Doba sorride tenendo in mano un giornale locale dopo aver completato la sua traversata atlantica in kayak, accanto alla sua imbarcazione gialla attraccata al molo

Il suo kayak personalizzato, lungo oltre 7 metri, era la sua casa galleggiante. Oltre ad essere un mezzo di trasporto, rappresentava per lui una metafora vivente della sua visione del mondo: autonomia, lentezza, coraggio.

Doba ha ricevuto numerose onorificenze, tra cui la Croce dell’Ordine della Rinascita di Polonia, ed è stato nominato “Adventurer of the Year” da National Geographic nel 2015 grazie al voto popolare.

Aleksander Doba guida un gruppo di kayaker poco prima dell’arrivo sulla costa americana, dopo una lunga traversata dell’Oceano Atlantico in solitaria
Un momento toccante: Aleksander Doba, a bordo del suo kayak giallo “OLO”, viene accolto da decine di appassionati che decidono di pagaiare con lui gli ultimi chilometri prima dell’arrivo in America.

Nel 2021, all’età di 74 anni, Aleksander Doba ha perso la vita subito dopo aver raggiunto la vetta del Kilimangiaro. Si è seduto per riposare e non si è più rialzato. Si sospetta un infarto o un edema da alta quota.

Se ne è andato come ha vissuto: al massimo, senza compromessi.

Il suo spirito continua a ispirare.

Viviamo in un mondo in cui dobbiamo sempre correre per arrivare ovunque, il prima possibile, ma lui ci ha ricordato che anche il viaggio più lento può essere, spesso, il più straordinario. 💖

Primo piano di Aleksander Doba con la sua tipica barba lunga e occhi sorridenti, simbolo della sua saggezza ed energia nonostante l’età

I libri che ci ha lasciato Aleksander Doba

Aleksander Doba non è stato solo un instancabile avventuriero, ma anche autore di libri che raccontano in prima persona le sue incredibili traversate oceaniche.

Tra i suoi scritti più noti c’è Olo na Atlantyku. Kajakiem przez ocean (2013), in cui descrive la sua prima attraversata in solitaria dell’Atlantico, e Na fali i pod prąd (2016), un’autobiografia completa scritta insieme a Weronika Górska. Dopo la terza impresa, pubblicò anche Najcenniejszy skarb (2024), dedicato all’ultima traversata da New Jersey alla Francia.

Alla sua vita è stata dedicata anche una biografia molto apprezzata: Na oceanie nie ma ciszy (2015) di Dominik Szczepański, tradotta anche in inglese con il titolo The ocean is not silent. Si tratta di testi che permettono di immergersi nella filosofia di vita di Doba, fatta di coraggio, lentezza, resistenza e amore per l’avventura.

Aleksander Doba in piedi sul suo kayak giallo, in mezzo all'Oceano Atlantico, durante una delle sue epiche traversate in solitaria

Cosa significa davvero attraversare l’oceano in kayak 🌊🛶

Se stai leggendo queste righe, forse anche tu hai sentito quel richiamo difficile da spiegare.

L’idea di lasciare tutto alle spalle, di affidarti soltanto alle tue forze e al mare aperto, un colpo di pagaia dopo l’altro. Attraversare l’oceano in kayak è un modo diverso di abitare il mondo ma anche una prova di forza (fisica e mentale). Significa ridurre la vita all’essenziale, affrontare l’incertezza, imparare a conoscere se stessi in condizioni che pochi sperimentano: sole cocente, notti nere, onde gigantesche, la solitudine che ti accompagna come un’ombra. Non c’è comodità, non c’è via di fuga.

Ci sei solo tu, il tuo kayak e l’acqua che si muove sotto.

Aleksander Doba lo diceva chiaramente: non cercava la gloria, non voleva battere record per il gusto di farlo. Lo muoveva un bisogno interiore, la voglia di sentirsi pienamente vivo. Per lui, ogni giorno sull’oceano era un giorno guadagnato, una ribellione silenziosa contro l’idea che invecchiare significhi rallentare o rinunciare ai sogni.

Era mosso da una curiosità profonda, da quella fame di mondo che non si spegne con l’età.

Scegliere di partire è un atto semplice solo in apparenza.

Vuol dire accettare il rischio, imparare a convivere con la paura, e soprattutto decidere che la lentezza, la fatica, l’incertezza non sono nemici ma alleati. È un viaggio che non finisce quando tocchi terra, ma che resta con te per sempre, in ogni gesto, in ogni sguardo, in ogni scelta di vita.


Fonti

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Cinque anni fa, grazie al wwoof, ho fatto un corso di Permacultura nel sud Italia e da allora curo il mio orto personale, nella mia piccola fattoria. Cerco di autoprodurre il più possibile e mi piace scambiare il surplus di prodotti con i miei vicini. Il mio sogno è ottenere presto gli spazi necessari per ospitare viaggiatori, nomadi e contadini da tutte le parti del mondo.

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