Oggi ci sembra scontato: si va a letto di sera e ci si sveglia al mattino, otto ore filate (o almeno ci proviamo). Ma per gran parte della storia umana non è stato così. Nel Medioevo, e ancora fino all’inizio dell’età moderna, la notte era divisa in due momenti distinti: il primo sonno e il secondo sonno.
Quando il sole calava e il cielo si tingeva di velluto scuro, la gente si ritirava presto, lasciandosi avvolgere dal silenzio. Dopo quattro o cinque ore di riposo, gli occhi si aprivano spontaneamente. Non era ansia, non era disturbo: era l’ordine naturale delle cose.
Alla luce tremolante di una candela si pregava, si leggevano libri consunti, si sorseggiava vino speziato. Alcuni attraversavano la strada per bussare alla porta dei vicini, altri restavano in cucina a raccontare storie ai figli, le mani strette attorno a una tazza calda. Era il cuore della notte, un momento in cui la vita scorreva lenta, intima e profonda.
Poi, quando l’orologio invisibile dell’oscurità lo decideva, ci si infilava di nuovo sotto le coperte. Il secondo sonno portava fino all’alba, accompagnato dal canto del gallo e dal primo chiarore del giorno.
Questa abitudine è documentata in diari, racconti popolari e perfino nei manuali di medicina dell’epoca. Gli storici come Roger Ekirch, che ha studiato a fondo il fenomeno, spiegano che il cambiamento avvenne con l’arrivo dell’illuminazione artificiale e della rivoluzione industriale. Nell’Ottocento, lampioni, fabbriche e nuovi ritmi urbani cancellarono gradualmente quelle ore centrali di veglia, sostituendole con l’idea moderna del “dormire tutto d’un fiato”.
Nel Novecento, quasi nessuno ricordava più che il sonno fosse stato a lungo spezzato in due atti, come un’opera teatrale scritta dal buio. Quello che oggi chiameremmo “insonnia” era allora semplicemente un modo naturale di vivere, in sintonia con il respiro della notte.
Sonno bifasico vs “primo e secondo sonno” 🕯️
Per sonno bifasico s’intende in generale un riposo in due tranche nell’arco di 24 ore. Può essere notturno spezzato oppure combinare un sonno principale notturno con una siesta diurna. L’espressione primo e secondo sonno descrive invece una forma specifica e storica di sonno bifasico: due periodi di sonno nella stessa notte, separati da un intervallo di veglia tranquilla (preghiera, lettura, piccoli lavori), tipico delle società preindustriali.
Quindi: il “primo–secondo sonno” è una sottocategoria del sonno bifasico, ma non tutto il sonno bifasico coincide con quella pratica.
L’argomento del primo e secondo sonno non è frutto di immaginazione: è ben documentato grazie a ricerche storiche e fonti scientifiche autorevoli.
Approfondimento storico 📚
L’idea del primo sonno e del secondo sonno è stata studiata dallo storico A. Roger Ekirch (Virginia Tech), che nel saggio “Sleep We Have Lost: Pre-Industrial Slumber in the British Isles” (2001) e nel libro At Day’s Close: Night in Times Past (2005) ha raccolto oltre 500 riferimenti in diari, manuali medici e opere letterarie.
Esperimenti condotti dal National Institute of Mental Health hanno dimostrato che, in assenza di luce artificiale, il sonno tende spontaneamente a dividersi in due fasi di circa quattro ore, separate da un periodo di veglia tranquilla.
Fonti consigliate per saperne di più:
– Roger Ekirch, At Day’s Close: Night in Times Past, Norton, 2005
– “Sleep We Have Lost” – The American Historical Review, vol. 106, n. 2, 2001
– The Atlantic – Medieval Sleeping Habits
– Medievalists.net – Sleep in the Middle Ages



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