Siamo pronti per una società cibernetica? 🤖

Backpacker e robot domestico seduti accanto al fuoco: compagnia digitale, viaggio lento e futuro dell’AI.
Paure e promesse dell’AI: robot domestici, compagnia digitale, lavoro che cambia. Il futuro vale se cammina al nostro passo.

Le AI fanno paura ed è giusto così

Davanti a sistemi capaci di scrivere, disegnare, programmare e persuadere, è normale avere qualche dubbio e timore. Ed è giusto essere prudenti, anzi è un dovere civico. Le AI non sono certo qualcosa di “magico”, ma stanno diventando a tutti gli effetti infrastrutture di potere: chi le controlla può influenzare mercati, opinioni, posti di lavoro e relazioni.

Se le trattiamo con leggerezza, deleghiamo senza accorgercene pezzi della nostra libertà.

Eppure l’opportunità è gigantesca (versione Star Wars, senza astronavi)

Immaginate R2-D2 e C-3PO, ma in salsa domestica: robot che tengono compagnia, rispondono al volo, cucinano (o più realisticamente, già oggi) puliscono casa. Il mercato dei robot di servizio (professionali e domestici) cresce a doppia cifra, segno che la transizione è iniziata da tempo. E arrivano nuovi assistenti domestici che integrano AI generativa e sensori per gestire luci, promemoria, sicurezza e proiezioni multimediali in casa. [1] [2] [3]

Nota sul “cucinare”: a casa resta sperimentale e di nicchia, ma in contesti commerciali bracci robotici friggono, grigliano e preparano piatti ripetitivi; segnale che la linea di demarcazione tra “fantascienza” e quotidiano si sta assottigliando. [4] [5]

“Ma ci ruberanno il lavoro?”

È la domanda che toglie il sonno.

Stiamo parlando di tecnologie general-purpose: non solo automatizzano, ma riorganizzano i processi. Il Fondo Monetario Internazionale stima che circa il 40% dei lavori nel mondo sarà toccato dall’AI (in alcuni casi sostituito, in altri potenziato). L’Organizzazione Internazionale del Lavoro sottolinea che l’esposizione è ampia e trasversale, con impatti non solo sulla quantità ma sulla qualità del lavoro. [6] [7]

Se i robot li “compreremo” come oggi auto ed elettrodomestici, e se l’automazione eroderà larga parte dell’occupazione non specialistica (e, col tempo, anche ruoli complessi), la società dovrà decidere come redistribuire produttività e ricchezza. Un’ipotesi concreta è ampliare il perimetro dei servizi universali di base (abitazione, trasporti, informazione, energia essenziale) gratuiti al punto d’uso, lasciando ai prezzi di mercato i servizi non essenziali. È la proposta nota come Universal Basic Services: non panacea, ma un modo per convertire i guadagni dell’automazione in benessere diffuso. [8] [9]

Il problema è politico prima che tecnico: la nostra governance, agganciata a interessi e rendite, sarà capace di farlo?

Qui i brividi sono legittimi.

Sapevate che a Venus, in Florida, c’è un progetto che immagina un mondo senza denaro?

Le AI stanno cambiando i loro creatori: parliamo come loro

C’è un “accento AI” che dilaga in email, report, persino nei paper scientifici. Ve ne siete accorti anche voi? Frasi prudenti e simmetriche, verbi e aggettivi standard, liste ordinate, tono neutro e molto educato. Tanti assistenti sono addestrati su testi istituzionali e aziendali, dove contano chiarezza e sicurezza legale. Il risultato medio tende al burocratese gentile: poche metafore, pochi azzardi, poche parole locali.

Ma il problema non è che l’AI scrive “piatto”: è che noi stiamo cominciando a imitarlo.

Nelle email, nei post e persino a voce, copiamo il suo tono neutro, prudente, iper-ordinato. Frasi simmetriche, elenchi numerati, parole-valigia, formule-cuscino (“è importante notare che…”, “in conclusione…”). Nel parlato spuntano cadenze da chatbot: premessa-elenco-riassunto, voce lineare, poche deviazioni, domande retoriche preparate.

A furia di imitare l’assistente, perdiamo inflessioni, ritmo, accenti locali, inciampi vivi.

Al tempo stesso, c’è da dire però, che gli strumenti diventano via via più duttili e possono insegnare meglio (se usati con consapevolezza). In altre parole: oggi il lessico può apparire piatto; domani, con prompt migliori e modelli più ricchi, il potenziale didattico può diventare enorme. [10]  [11]

Le AI ci faranno compagnia (è brutto dirlo, ma è vero)

La maggior parte delle persone continuerà a preferire il contatto umano.

Però le AI possono riempire vuoti reali: tra gli anziani, un robot-compagno ha mostrato – in programmi pubblici e studi – riduzioni rilevanti della solitudine e miglioramenti del benessere. Non si tratta di “sostituire gli affetti”, ma di offrire presenza, promemoria, stimoli e sicurezza dove mancano reti sociali. Per altri, sarà persino più appagante di certe chiacchiere da bar zeppe di pregiudizi.

Backpacker e robot domestico seduti accanto al fuoco: compagnia digitale, viaggio lento e futuro dell’AI.

Qui il parallelo con gli animali domestici aiuta: per anni si è detto che nulla può sostituire la compagnia umana; poi abbiamo riconosciuto che cani e gatti sono, per molti, una compagnia migliore -più disponibile, meno giudicante -con effetti positivi sulla salute mentale e sulla percezione di supporto. La differenza decisiva è che un pet è un essere vivente: esiste un legame reciproco, anche biologico (il cosiddetto “loop dell’ossitocina” nel rapporto uomo–cane).

Con l’AI, invece, la reciprocità è simulata: confortante, utile, ma senza sentimento dall’altra parte.

Per questo la responsabilità è nostra: non retrocedere i legami umani a “opzione”, non chiedere alla macchina ciò che spetta alle persone, progettare assistenti che accompagnino senza sostituire. Se teniamo chiari questi confini, l’AI può essere una buona compagna strumentale (come lo sono certi strumenti del viaggio lento: discreta, utile, capace di allargare il raggio delle relazioni, non di rimpiazzarle).  [12] [13]

Serve che siano “vivi” per farci compagnia?

Per provare sollievo o utilità, no: anche oggetti e storie non viventi ci danno soddisfazione. Ma la compagnia che dura nel tempo di solito chiede reciprocità (l’altro risponde anche quando non conviene), rischio (può dissentire), responsabilità (può ferire e prendersi cura). Oggi l’AI non ha queste doti: imita bene, ma non sente.

Cosa vuol dire “vivo”?
Biologico: metabolismo e crescita (non è il caso dell’AI).
Fenomenologico: esperienza soggettiva (non ci sono prove che l’AI provi qualcosa).
Sociale: ciò che trattiamo come vivo. Qui l’AI può sembrare viva, ma resta una simulazione.

Come usarla senza confonderci:

  • Chiarezza di ruolo: è uno strumento di compagnia, non un partner affettivo.
  • Confini: dati al minimo, momenti senza AI, via rapida verso persone reali.
  • Finalità: promemoria, esercizi, ascolto pratico; le scelte morali e l’intimità profonda restano umane.

La compagnia artificiale può aiutarci davvero; il senso e la pienezza arrivano se resta chiaro che dall’altra parte non c’è vita, ma piuttosto un’ottima imitazione al nostro servizio.

Il futuro un po’ cyberpunk: chip nel cervello

C’è già chi controlla un cursore con il pensiero grazie ad impianti neurali sperimentali; la strada è lunga e piena di incognite cliniche, ma i primi risultati mediaticamente e tecnicamente dirompenti sono arrivati. Se diventerà normale “espandere” la mente con un’estensione cibernetica, che gusto avrà il dialogo con chi risponde tramite protesi cognitiva?

È ancora “loro” la risposta o quella di un sistema ibrido? Questa non è una domanda ingegneristica, ma prettamente esistenziale.

Ed è la prova che, oggi più che mai, abbiamo bisogno di filosofi e intellettuali che ci aiutino a fare luce. [14] [15]

Siamo a un bivio storico (più vicino di quanto credessimo)

Non pensavo che l’avrei vissuto in prima persona, e invece eccoci: la fantascienza è qui e ora.

“Star Wars” e “Io, Robot” ci sembrano meno favole e più scenari a bassa orbita. La domanda non è se arriverà la società cibernetica, ma come la programmeremo (e come riorganizzeremo la convivenza).

E qui sta, secondo me, il paradosso: le AI dovevano liberarci dai lavori faticosi, ripetitivi, pericolosi. Invece le abbiamo addestrate a fare arte, scrittura, design, musica, cioè i mestieri più belli! Così la prima ondata ha colpito grafici, fumettisti, illustratori, traduttori, musicisti, poeti, scrittori. È stata una partenza storta? Forse, ma possiamo ancora raddrizzare la rotta: riportare la priorità sull’automazione dei compiti logoranti e sulla salute (fisica e mentale), lasciando alla creatività umana lo spazio che merita.

I “nuovi schiavi” senza sofferenza

Leggo molte notizie, spesso fondate, che denunciano usi impropri dell’AI: sostituzione di lavori creativi, appiattimento dell’intelletto, disinformazione. Eppure un altro scenario è possibile: delegare alle macchine i compiti duri, h24, senza stanchezza né malumori: schiavitù senza schiavi, perché sono programmi, non sentono, non hanno bisogno del caffè né della pausa pranzo. Non si arrabbiano se in ufficio i condizionatori non funzionano.

La condizione però è chiara: non umanizziamole.

Non c’è alcun bisogno di dare alle AI emozioni o desideri. Se lo faremo per capriccio o marketing, allora “Terminator” e “Matrix” smetteranno di essere film preferiti e inizieranno a sembrare manuali d’istruzioni di una distopia. La tecnologia, da sola, non promette niente: promettiamo noi, come società, di usarla con intelligenza, per liberare tempo, cura, relazioni e bellezza.

[fine — per ora]

No, aspettate, c’è un ultima cosa che voglio dire

Se le intelligenze artificiali diventeranno compagne del nostro quotidiano, un’altra scelta importante sarà il ritmo.

Non la corsa alla prossima funzione, alla prossima app, ma la capacità di rallentare: spegnere il rumore, accendere ciò che scalda, ascoltare. La tecnologia migliore è quella che cammina al nostro passo, che sa orientarsi nel buio, che suggerisce senza imporre, che protegge senza comandare. Un buon compagno di strada, insomma, ma non un capobranco.

In fondo qui parliamo di Vivere e Viaggiare con Lentezza. Abbiamo sempre messo l’accento sull’incontro, la cura, l’esplorazione e la meraviglia. Se programmeremo le AI perché sappiano tacere quando serve e parlare solo per aggiungere attenzione, sicurezza e gentilezza, allora avremo fatto la cosa giusta.

Il futuro che vale non è quello che abbaglia: è quello che scalda, e si costruisce alla velocità dei nostri passi.

Riferimenti essenziali

Aggiornato: 22 agosto 2025

  • AI Will Transform the Global EconomyIMF (Kristalina Georgieva) (14 gennaio 2024). Leggi
  • Gen-AI: Artificial Intelligence and the Future of WorkIMF, Staff Discussion Note (2024). PDF
  • Generative AI and Jobs: A Global AnalysisILO (21 agosto 2023). SchedaPDF
  • One in four jobs at risk of being transformed by GenAIILO–NASK Global Index (20 maggio 2025). Comunicato
  • Sales of Service Robots up 30% WorldwideIFR, World Robotics 2024 Service Robots (8 ottobre 2024). LeggiPanoramica report
  • Samsung Ballie, AI Companion RobotSamsung Newsroom (9 gennaio 2024). Video/annuncio • (Aggiornamento: Gemini su Ballie, 9 aprile 2025) Pagina tematica
  • The Effect of Social Robots on Depression and LonelinessComputers in Human Behavior Reports (2024). Studio
  • AI Applications to Reduce Loneliness Among Older AdultsSystematic Review (2025). Open Access
  • A Year of TelepathyNeuralink Updates (5 febbraio 2025). AggiornamentoTutti gli update
  • AI Suggestions Homogenize Writing Toward Western StylesarXiv (17 settembre 2024). Preprint
  • The Great Language FlatteningThe Atlantic (25 giugno 2025). Articolo

  • [1] https://ifr.org/wr-service-robots/
  • [2] https://news.samsung.com/us/samsung-ballie-ai-companion-robot-home-video-ces-2024/
  • [3 ] https://cincodias.elpais.com/smartlife/gadgets/2025-04-10/ballie-robot-domestico-samsung-lanzamiento-gemini.html
  • [4] https://misorobotics.com/newsroom/miso-launches-next-generation-flippy-fry-station-the-most-significant-evolution-of-the-ai-powered-robot-since-its-inception
  • [5] https://www.theguardian.com/technology/2024/apr/15/ai-burger-joint-flippy-caliexpress
  • [6] https://www.imf.org/en/Blogs/Articles/2024/01/14/ai-will-transform-the-global-economy-lets-make-sure-it-benefits-humanity
  • [7] https://webapps.ilo.org/static/english/intserv/working-papers/wp096/index.html
  • [8] https://ppr.lse.ac.uk/articles/10.31389/lseppr.12
  • [9] https://www.ucl.ac.uk/bartlett/publications/2022/feb/social-prosperity-future-proposal-universal-basic-services-2017
  • [10]  https://arxiv.org/abs/2402.01536
  • [11] https://news.cornell.edu/stories/2025/04/ai-suggestions-make-writing-more-generic-western
  • [12] https://aging.ny.gov/news/nysofas-rollout-ai-companion-robot-elliq-shows-95-reduction-loneliness
  • [13] https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10917141/
  • [14] https://www.nature.com/articles/d41586-024-02368-8
  • [15] https://www.businessinsider.com/als-neuralink-patient-edits-video-brain-ai-voice-elon-musk-2025-5

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About Davide Fiore 56 Articles
Mi chiamo Davide. Sin da sempre ho coltivato uno spirito indipendentista e ribelle che mi ha spinto a lavorare come programmatore in modalità remota. Oltre alla mia passione per il coding, mi dedico alla fotografia nel mio tempo libero e naturalmente adoro il cinema. Amo immergermi nell'atmosfera dei concerti (adoro la musica dal vivo e l'energia che si sprigiona da essi). Faccio migliaia di altre cose, ma sarebbe impossibile scriverle tutte qui!

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