La fotografia di Chris Kebbo mostra una volontaria mentre ammaina e sistema la randa sul boma. Il vento gonfia il tessuto e lei, con presa sicura, guida la balumina per piegarla e disporla a “fiocco” prima di legarla con le cime o di inserirla nel lazy bag. È una manovra comune ma cruciale nelle uscite della Global Sumud Flotilla. Ridurre o ammainare la vela serve a mantenere il controllo dell’imbarcazione quando cambia il meteo, quando si entra in porto o quando si preferisce procedere a motore per ragioni operative. Prima e durante l’azione l’equipaggio coordina alcuni passaggi: lascare la scotta, tenere la barca all’allineata per sventare la vela, comunicare in modo chiaro tra pozzetto e prua, fare attenzione a dita e cime. I dettagli di coperta che si intravedono raccontano la routine di ogni traversata solidale: winch, bozzelli, scotte in ordine, coperta libera da ostacoli. Sono gesti che permettono di navigare a lungo, con equipaggi misti e internazionali, per portare aiuti e tenere accesi i riflettori sulla crisi umanitaria di Gaza.
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Navigare verso Gaza: il viaggio lento della Global Sumud Flotilla e l’impegno di Music for Peace
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