Atene e Santorini a modo mio

Spettatrice con cappello di jeans in primo piano che osserva un evzone davanti alla Tomba del Milite Ignoto, con garitta bianca dal tetto blu sullo sfondo, Piazza Syntagma ad Atene. Foto di Lucia Mandrioli.

Ci siamo. Finalmente sto per partire di nuovo per un viaggio in solitaria. Dopo qualche meraviglioso viaggio in compagnia di amici tra Africa e Asia, quest’anno resterò in Europa e partirò da sola. Ho bisogno di dettare il ritmo, di tempo per i miei scatti, per camminare, per respirare.

Lo zaino è pronto. Lo sono anche io? Di solito non mi faccio questa domanda, ma è stato un anno strano e questo viaggio ha vissuto non pochi aggiustamenti, ripensamenti, cambi di rotta, anche il rischio di saltare. Alla fine ho scelto di dedicare sei giorni ad Atene e quattro a Santorini. Porto sull’aereo con me non pochi dubbi: i giorni ad Atene saranno troppi? E Santorini in Agosto troppo affollata? Ormai è andata così. Sono qui. Vediamo come va.

Così, mi rilasso al mio posto lato finestrino e mi faccio una promessa: niente aspettative, niente programmi serrati. Solo curiosità, ascolto di me e della voce della città. Mi lascerò viaggiare abbandonando il controllo e la lista di cose da vedere. E allora eccolo, il mio diario di viaggio nella terra in cui abbiamo le radici, immersa nella storia e circondata dal mare, un viaggio di ascolto e stupore: Atene e Santorini a modo mio.

Primo piano del Portico delle Cariatidi sull’Eretteo, figure femminili in marmo che sorreggono l’architrave, panneggi scolpiti e cielo azzurro uniforme.

Inizio ad esplorare la città lasciandomi guidare dall’istinto, attraverso la collina di Filopappo dove, sei fai attenzione, puoi sentire la voce imperiosa di Pericle, aspetto il tramonto che rende l’Acropoli ancora più imponente, passeggio tra i vicoli allegri e rumorosi di Plaka e Monastiraki, mi fermo ad ammirare le colonne della Biblioteca di Adriano, mentre un sassofonista jazz suona accanto a me. Mi siedo accanto a lui e chiacchieriamo un po’. Cerco di incrociare gli sguardi delle persone che incontro, con qualcuno scambio parole gentili. Mi fermo a un caffè colorato a Psirri, ammiro i murales e l’allegria anarchica di Exarchia, salgo sul monte Licabetto dove soffia un vento fortissimo. Quasi mi commuovo al cospetto del Partenone, chiudo gli occhi all’ombra dei grandi alberi del giardino nazionale dopo avere passeggiato nel Liceo di Aristotele sperando di incontrarlo. Non si è visto.

Murales a tutta parete su un edificio di Exarchia ad Atene: figura sdraiata in bianco e nero, balcone in ferro battuto e finestre vuote, graffiti colorati alla base, foglie che incorniciano la scena.

Una gatta mi si accoccola in braccio in un monastero silenzioso lontano dalla confusione. Si chiama Jessica, mi dice la signora della biglietteria. Mi spiace lasciarla. Penso che potrei tornare a trovarla di tanto in tanto. Le faccio qualche fotografia e le dico arrivederci.

Schiena di un gatto tigrato appoggiato sulle ginocchia della fotografa, sullo sfondo sfocato il Monastero di Kaisariani ad Atene con cipressi e muri in pietra chiara. Foto di Lucia Mandrioli.

Atene conquista passo dopo passo con la sua bellezza, il respiro della storia, la sua luce a tratti sfacciata, le sue salite e discese, l’Acropoli che si scorge dappertutto come fosse un faro. Le sue taverne, il purea di fave con i capperi, il vino fresco e le verdure colorate.

Respiro il profumo del mare al Pireo e immagino gli antichi ateniesi salpare per commerciare o combattere contro i Persiani, o contro Sparta. Quasi riesco a sentire la nostalgia che provano nel lasciare questa città che sento già un po’ come casa mia.

Barche ormeggiate in acqua turchese al Pireo: in primo piano un barchino giallo, pescherecci e vele sullo sfondo, cielo limpido estivo

Con il trascorrere delle ore, dei giorni, con l’aumentare del numero di passi che ho percorso e dei gradini che ho salito e sceso, mentre perdo il conto delle chiesette nelle quali entro per uno sguardo, una piccola preghiera o anche solo un momento di silenzio, mi accorgo che questa prima tappa del mio viaggio sta rispondendo alle mie domande e sta sciogliendo i miei dubbi. Sei giorni ad Atene non saranno troppi? Ora so che no, non lo sono, se ti lasci guidare dall’anima della città, se dimentichi la guida che avevi comprato, se tieni lo sguardo alto e il cuore aperto.

Veduta dello Stadio Panathinaiko di Atene dalle gradinate in marmo; pista scura a ferro di cavallo e, in primo piano, una donna seduta di spalle che osserva l’arena. Foto di Lucia Mandrioli.

 

E allora, mentre torno al quartiere di Petralona dove i signori che passeggiano con il cane ogni mattina e sera ormai mi salutano come fossi una vicina di casa. Faccio una carezza a Ronny ed entro nella taverna dove ormai sono cliente fissa, per cenare, nella mia ultima sera ad Atene.

C’è una bella atmosfera qui. Scambio due parole con i signori del tavolo accanto a me, vengono dal Sud Africa. Le persone sono sempre curiose quando vedono una donna da sola a cena. Io adoro questa parte dei miei viaggi.

Sento già un senso di mancanza, mentre la metro mi porta ancora al Pireo dove mi imbarcherò per Santorini. Non mi capitava da tempo di essere triste nel lasciare un luogo. E’ una sensazione strana, dolce, penso mentre navigo verso la prossima tappa del mio viaggio e mi chiedo se riuscirò a vivere la bellezza di Santorini nonostante tutti mi abbiano detto che l’isola, in Agosto, è troppo affollata. Del resto, in questi anni di viaggi da sola, ho imparato che si deve fare con ciò che si ha, che non sempre si può organizzare il viaggio perfetto e poi, mi dico, sono brava a dribblare la folla e l’energia greca che mi attraversa dopo questa prima settimana mi fa sentire che sarà bellissimo.

Mi basta sedermi nel patio della mia casa vista mare, un calice di vino offertomi dalla padrona di casa tra le mani, un gatto che decide di farmi compagnia, il vento leggero del pomeriggio per sentire, profondamente, che sono nel posto giusto.

Gatto bianco con macchie arancioni in equilibrio su un muretto blu acceso a Emporio, Santorini, vaso verde alle spalle e cielo limpido.

Certo, per godere di tutta la bellezza di Santorini occorre lasciare la tentazione di fare ciò che fanno tutti: niente tramonto a Oia, ma in qualche angolo meno conosciuto e altrettanto bello, niente spiagge affollate ma un trekking sul bordo della caldera tra Fira e Oia, una cena in casa, in mia compagnia, il bagno nell’acqua cristallina della mia spiaggia quasi privata in compagnia di quattro esseri umani e un golden retriever. L’alba ammirata direttamente dal letto. Mi accorgo che abbandonare le aspettative e le indicazioni degli altri mi sta regalando un’esperienza solo mia. Lo penso mentre bevo una limonata allo zenzero in una taverna di Emborio dove un signore non più giovane, con i lunghi capelli legati in una coda scompigliata, scrive le ordinazioni con un gesso bianco su una lavagnetta.

Tetti bianchi curvi con comignoli cicladici in primo piano e sole che tramonta sopra la caldera di Santorini; mare dorato e profilo delle isole vulcaniche all’orizzonte.

Ne ho la certezza mentre arrivo con l’auto alla fine di una strada sterrata e incontro un signore gentile che, vestito di nero, appoggiato a una chiesetta bianco latte, scrive su un taccuino, mi saluta e chiacchiera con me. Scatto qualche fotografia a lui e al suo cagnolino.

Ritratto in bianco e nero di un uomo seduto su una panca in muratura contro un muro bianco a Emporio, Santorini; scrive su un taccuino, occhiali e capelli raccolti, piccolo cane bianco accanto.

Il mio ultimo scatto prima di partire. Sono di nuovo in aereo. Questa sera sarò a casa.

Sono partita con qualche domanda, un po’ di dubbi e alcune ferite. Torno con un paio di risposte, nuove domande, conferme e smentite. Ho gli occhi accecati dal bianco delle antiche case cicladiche con le cupole blu. Ho le gambe stanche, le scarpe impolverate, capelli e anima scompigliati dal vento. Ho il cuore in pace, il respiro lento. Ho fatto yoga all’alba, meditazione al tramonto, ho incrociato per un attimo la mia vita con quella di altri viaggiatori di persone del posto. Ho lasciato che questo viaggio fluisse, ho seguito la corrente e l’istinto.

Ricomincio da qui. Dalle radici ritrovate e dalle carte scompigliate. Dai mulini a vento, dai gatti, dalla voce degli dei e dei filosofi.

E qui, in questa Grecia a modo mio ricomincio da me.

Atene e Santorini a modo mio: Foto gallery


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About Lucia Mandrioli 1 Article
Mi chiamo Lucia, ho 49 anni, sono bolognese ma appena posso parto. La mia vocazione? Narrare, fotografare e raccontare il viaggio come esperienza lenta e autentica. Ho una particolare passione per l’Iran e l’Asia, terre che mi hanno insegnato a guardare il mondo con occhi nuovi. Nei miei testi intreccio luoghi, volti e impressioni personali, con il desiderio di ispirare altre donne a viaggiare da sole e a scoprire nella lentezza un’occasione di crescita e rinascita.

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