Fila di sedie gialle con seduta grigia allineate lungo un muretto su una strada di Santorini; cavi e pali, impronte gialle dipinte sull’asfalto, palazzi bianchi e bandiera greca sullo sfondo. Foto di Lucia Mandrioli.
Sedie vuote, vita piena: il tempo lento dei villaggi di Santorini
A Santorini i posti a sedere affacciati sulla strada sono molto più di arredo: sono inviti a fermarsi. All’alba e nel primo mattino le sedie restano in attesa, ancora lucide di umidità; a metà giornata diventano ombra per chi si concede un caffè freddo; al tramonto si trasformano in piccole platee per guardare la caldera e lasciare andare i pensieri.
La cultura del kafeníon, il bar di paese, vive proprio qui, su sedie semplici che hanno ascoltato notizie dal porto, chiacchiere di vicini, storie di ritorni. Non serve molto: un tavolino, due bicchieri, un mazzo di carte e il profumo salmastro che sale dal mare. Anche le impronte dipinte sull’asfalto raccontano l’isola: sono piccole tracce che guidano i passanti lungo i percorsi del villaggio, tra case bianche, muretti e punti d’affaccio.
Fermarsi qualche minuto su una sedia libera è il modo migliore per “prendere il ritmo” dell’Egeo. Ordina un freddo espresso o una limonata, osserva come cambia la luce sulle pareti e ascolta il vento infilarsi tra i cavi elettrici. È un gesto semplice che regala la misura del luogo: il tempo scorre piano, il paesaggio fa il resto.
Se vuoi orientarti, questo è un buon punto di partenza per passeggiare tra i belvedere di cresta:
Imerovigli su Google Maps.
Bastano poche curve per trovare un muretto libero, una fila di sedie colorate e un pezzo di cielo tutto per te.
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