In foto vedi una Drosera, detta anche rossolis. È una pianta carnivora a trappola adesiva. I margini delle foglie portano centinaia di tentacoli rossi con una gocciolina lucida in punta. Quella goccia è mucillagine, una colla zuccherina che profuma leggermente e attira piccoli insetti. Quando la preda si posa resta incollata e la foglia si incurva a poco a poco fino ad avvolgerla. Il movimento è una risposta di contatto chiamata tigmonastia e può richiedere da pochi minuti a qualche ora, secondo specie e temperatura.
La digestione avviene grazie a enzimi secreti dalla superficie fogliare, tra cui proteasi e fosfatasi. Questi scompongono il corpo della preda e rilasciano nutrienti come azoto e fosforo. La pianta li assorbe direttamente dalla lamina. L’energia continua a venire dalla fotosintesi, la “carne” serve a integrare minerali che nel suolo delle torbiere acide sono scarsi.
Esistono molte specie di Drosera con forme diverse. Alcune, come Drosera capensis, mostrano foglie allungate che si arrotolano su se stesse, proprio come nell’immagine. In Italia sono spontanee Drosera rotundifolia, D. intermedia e D. anglica, presenti in torbiere alpine e appenniniche. Sono ambienti fragili e protetti, quindi si osservano senza raccogliere nulla.
Curiosità storica: Charles Darwin studiò a lungo le drosee e ne rimase affascinato al punto da dedicare loro un intero libro. Dal balcone, invece, la coltivazione è possibile con acqua piovana o demineralizzata e un substrato acido e leggero. Non servono concimi e non si offrono cibi da tavola. Meglio acquistare piante di vivaio per tutelare le popolazioni naturali.
foto crediti: alexia59200 (via pixabay)
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