La pietra di Rök (Rökstenen), in Östergötland.

La pietra di Rök (Rökstenen), in Östergötland.

La pietra di Rök (Rökstenen), in Östergötland.
Datata al IX secolo, porta la più lunga iscrizione runica conosciuta (oltre 700 rune). Fu incisa da Varinn in memoria del figlio e contiene enigmi e riferimenti mitici oltre alla dedica. Oggi si trova accanto alla chiesa di Rök (Comune di Ödeshög) in una struttura protettiva.

La pietra di Rök si trova in Östergötland, accanto alla chiesa di Rök.

Fu incisa nel IX secolo ed è famosa perché custodisce la più lunga iscrizione runica oggi conosciuta: oltre settecento segni distribuiti su più facce della pietra. L’autore si chiama Varinn. Scrive per ricordare il figlio morto e, partendo da questa memoria privata, intreccia richiami a eroi, re e miti. Il testo alterna registri diversi: la formula commemorativa, passaggi poetici, indovinelli e perfino brevi tratti in “rune cifrate”. Per questo la Rökstenen è un documento unico: mostra quanto fosse flessibile la scrittura runica, capace di parlare alla famiglia e, insieme, alla comunità.

Guardandola da vicino si vede che le righe seguono direzioni diverse e che le incisioni sono state ripassate di colore in epoche recenti per renderle leggibili. Nonostante la lunghezza, il cuore del messaggio è semplice: un padre salva il nome del figlio dall’oblio. Intorno, però, scorre un mondo di riferimenti culturali che ci aiuta a capire come le persone del tempo univano memoria, poesia e fede. La pietra di Rök è spesso citata nei musei e nei libri perché mette in dialogo esperienza personale e storia collettiva; è un ponte fra la vita quotidiana e l’immaginario nordico.

Per rendere l’idea della lingua, ecco una frase norrena che riassume l’intento dell’iscrizione: “Varinn risti runar eptir sun sinn”, cioè “Varinn incise le rune in memoria del figlio”. In alfabeto runico vichingo (Younger Futhark, stile long-branch) può essere resa così:

ᚢᛅᚱᛁᚾᚾ ᚱᛁᛋᛏᛁ ᚱᚢᚾᛅᚱ ᛅᚠᛏᛁᛦ ᛋᚬᚾ ᛋᛁᚾᚾ.

(Non è una citazione letterale della pietra, ma una frase modello storicamente plausibile, utile per capire come suonano le dediche commemorative dell’epoca).

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foto crediti: Damir K (via pexels)

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