Quali uccelli attaccano più spesso i droni?
I report scientifici e i casi documentati indicano che i rapaci sono i più inclini ad attacchi veri e propri, con impatti che possono far cadere il velivolo. Tra questi, aquile, poiane e falchi, inclusi casi con Osprey (falco pescatore) durante monitoraggi ai nidi. La propensione deriva dal comportamento territoriale e predatorio e dall’analogia tra alcuni droni ad ala fissa e potenziali prede o minacce.
Subito dopo si segnalano i corvidi (corvi, cornacchie, raven, gazze), soprattutto in stagione riproduttiva. In Australia vari servizi di consegna con droni hanno sospeso le operazioni a causa di raven che attaccavano i velivoli. La difesa del nido e il comportamento di mobbing verso gli intrusi sono le cause principali.
Tra i coloniali costieri, i laridi (gabbiani) e in alcune aree sterne e skua mostrano frequentemente mobbing quando il drone manovra a bassa quota o decolla vicino a nidi e colonie. Gli studi sulle colonie riportano in genere bassa incidenza di attacchi se si mantengono distanze e quote adeguate, ma documentano episodi puntuali di assalti o avvicinamenti minacciosi, specie in contesti non urbanizzati e durante la cova.
Le metanalisi e le rassegne confermano un quadro eterogeneo: l’effetto medio del disturbo da drone su uccelli nidificanti è contenuto se si adottano protocolli conservativi, ma cresce con quota bassa, traiettorie dirette e in presenza di specie territoriali. In sintesi, i gruppi con maggiore probabilità di interazioni aggressive sono rapaci, corvidi e laridi, con rischio più alto in stagione riproduttiva e vicino a nidi o colonie.
Fonti e approfondimenti:
Frixione et al. 2021 – Droni e gabbiani;
de Leija et al. 2023 – Meta-analisi;
Lyons et al. 2017 – Rassegna su droni e avifauna;
ABC News – Aquila codabianca contro drone;
The Guardian – Corvi e droni di consegna;
FAA AIM – Bird hazards
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