Lo dicono spesso e può sembrarvi ingenuo o farvi sorridere: viaggiare con lo zaino in spalla è un’università alternativa, una vera “università della vita”.
Fa crescere quasi quanto un anno di servizio di leva militare (per fortuna) non più obbligatorio. La lezione più grande dei viaggi lenti con lo zaino in spalla? Rallentare, prima di tutto, saper ascoltare il proprio corpo e godersi davvero ciò che si ha intorno. Nulla è per sempre e il momento presente è l’unica cosa che conta davvero, in un’esistenza in cui non si può tornare indietro e non sono previsti replay. Viaggiare lentamente è un modo per trovare il proprio ritmo in mezzo ad autobus affollati, ostelli rumorosi e piccoli angoli di pace nella natura.
Il backpacker impara anche a vivere con poco, a portare con sé solo ciò che serve e a lasciare spazio a ciò che conta davvero.
Strada facendo capiamo quando è il momento di fidarci degli altri e quando invece conviene seguire il nostro istinto. Impariamo a gestire i soldi senza sprechi, a non andare nel panico davanti agli imprevisti e a riconoscere i segnali di stanchezza prima che diventino un problema. Scopriamo che una cascata, un lago o un posto qualunque possono diventare “casa” per un’ora, giusto il tempo di respirare e sentirci parte del mondo.
Alla fine capiamo che le vere ricchezze del viaggio non stanno nelle cose che portiamo nello zaino, ma nel tempo che dedichiamo a noi stessi, nella libertà di cambiare programma, negli incontri che ci sorprendono e in quella calma che nasce quando smettiamo di correre. È una calma sottile, che ci segue anche quando torniamo a casa e che continua a ricordarci quanto sia bello vivere il viaggio invece di attraversarlo di fretta.
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Backpackers: le lezioni più importanti che impari viaggiando per il mondo
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