Negli ultimi mesi il caso della cosiddetta “famiglia del bosco” in Abruzzo ha riportato al centro del dibattito una domanda che riguarda molte persone: è possibile vivere in modo alternativo, off-grid e nel verde, quando ci sono dei bambini? E con quali limiti legali?
Come redazione di Viaggiare con lentezza siamo sensibili alle scelte di vita ecologiche e neorurali, ma ci interessa anche capire in modo concreto quali sono i diritti e doveri delle famiglie. Le informazioni riportate qui sotto sono di carattere generale e basate su fonti istituzionali. Non sostituiscono una consulenza legale o tecnica personalizzata: se state progettando un cambiamento di vita, è sempre consigliabile confrontarvi con una persona esperta, ad esempio un legale, un tecnico edilizio e altri servizi del territorio.
Cosa significa vivere off-grid con i figli in Italia
In Italia non esiste una legge unica che regoli la “vita off-grid”. Le famiglie che scelgono di vivere in casali isolati, tiny house, camper o comunità rurali devono però confrontarsi con insiemi di norme diverse:
- le regole su istruzione e obbligo scolastico
- le norme su salute, pediatra e vaccinazioni
- la disciplina edilizia e urbanistica su agibilità e sicurezza degli edifici
- le regole anagrafiche e l’eventuale intervento dei servizi sociali.
In linea generale, la legge italiana tutela la libertà di residenza e di educazione, ma chiede che i minori abbiano accesso a istruzione, salute, sicurezza abitativa e relazioni sociali essenziali. Lo stile di vita può essere molto alternativo, ma non può tradursi in una forma di abbandono o grave trascuratezza.
Istruzione parentale: cosa prevede la legge
Per chi desidera vivere lontano dalle scuole tradizionali, l’istituto chiave è l’istruzione parentale. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ricorda che i genitori possono scegliere di istruire direttamente i figli, in casa o in altri contesti non scolastici, in alternativa alla frequenza di una scuola statale o paritaria.
Sul portale ufficiale del MIM è disponibile una scheda dedicata all’istruzione parentale, con indicazioni aggiornate su comunicazioni e adempimenti: mim.gov.it/istruzione-parentale.
In sintesi, secondo il MIM e le circolari diffuse alle scuole:
- i genitori che scelgono l’istruzione parentale devono comunicare ogni anno la loro decisione al dirigente scolastico della scuola statale più vicina o comunque competente per territorio, dichiarando di avere la capacità tecnica ed economica per occuparsene
- la scuola ha il compito di verificare, per quanto possibile, la fondatezza di questa dichiarazione e di informare il Comune di residenza
- gli alunni in istruzione parentale devono sostenere un esame di idoneità annuale, di solito entro fine giugno, per verificare l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e l’eventuale passaggio alla classe successiva, come ricordato dalle pagine ministeriali sugli esami integrativi e di idoneità (mim.gov.it/esami-integrativi-ed-esami-di-idoneità).
Numerosi istituti comprensivi hanno pubblicato informative sintetiche per le famiglie, che ribadiscono l’obbligo di comunicazione annuale e di esame di idoneità per chi si avvale dell’istruzione parentale. Alcune di queste circolari sono consultabili online, per esempio sul sito dell’Istituto comprensivo “VII Circolo Montessori” di Foggia o di altre scuole statali che offrono modelli e scadenze orientative.
Per chi sogna una vita più nomade o nel bosco, questo significa che l’istruzione parentale è possibile, ma richiede una progettazione seria e un contatto costante con almeno una scuola di riferimento, per evitare che i figli risultino “fantasmi” per il sistema educativo.
Salute, pediatra e vaccinazioni obbligatorie
Un altro punto critico riguarda la tutela della salute dei minori. Anche se si vive in zone isolate, i bambini hanno diritto ad essere seguiti da un pediatra di libera scelta, ad avere visite periodiche e ad accedere, se necessario, a servizi specialistici.
Un capitolo specifico è quello delle vaccinazioni. La Legge n. 119 del 31 luglio 2017 ha introdotto e regolato l’obbligo di 10 vaccinazioni per i minori da 0 a 16 anni, in particolare per l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’obbligo. Diverse Regioni e Aziende sanitarie sintetizzano i contenuti della norma: ad esempio la Regione Piemonte pubblica ogni anno le indicazioni operative per l’anno scolastico successivo (regione.piemonte.it),
mentre l’Azienda USL di Bologna o altre Ausl spiegano quali vaccini sono obbligatori e quali sanzioni sono previste in caso di inadempienza.
Anche per chi pratica l’istruzione parentale o vive fuori dai centri abitati, le norme sull’obbligo vaccinale continuano a valere: l’assenza dalla scuola non elimina automaticamente gli obblighi di legge. In caso di scelte diverse, entrano in gioco procedure di richiamo, sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, possibili segnalazioni ai servizi sociali.
Casa, sicurezza e certificato di agibilità
Vivere in un casale isolato, in una tiny house o in un edificio non convenzionale è un sogno diffuso. Dal punto di vista giuridico, però, una costruzione usata come abitazione stabile dovrebbe essere dotata dei requisiti di sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico previsti dalla normativa edilizia.
Il D.P.R. 380/2001 (Testo unico dell’edilizia) disciplina il tema dell’agibilità: il certificato o la segnalazione certificata di agibilità attestano che un edificio è conforme ai requisiti richiesti e al progetto approvato. Siti tecnici come Ingenio o Infobuild offrono schede divulgative su cosa attesta l’agibilità e su quali immobili è richiesta, richiamando gli articoli 24 e 25 del D.P.R. 380/2001 (ingenio-web.it, infobuild.it).
In pratica, molti edifici rurali italiani sono stati usati per anni in modo informale, senza un percorso completo di sanatoria o di certificazione. Finché non succede nulla, queste situazioni possono rimanere “invisibili”. Quando però entrano in gioco minori, incidenti domestici, intossicazioni o altri eventi, la mancanza di agibilità, di servizi igienici adeguati o di impianti sicuri può diventare un elemento pesante nella valutazione dei servizi sociali e dei tribunali.
Per chi desidera trasferirsi con i figli in un casale o in una casa nel bosco, è importante verificare con un tecnico di fiducia e con il Comune la situazione urbanistica ed edilizia dell’immobile, capire se e come sia possibile ottenere l’agibilità, valutare alternative temporanee o soluzioni progressive.
Quando intervengono i servizi sociali
Un timore frequente, alimentato anche da notizie mediatiche, è che i servizi sociali “puniscano” chi sceglie stili di vita diversi. In realtà, almeno sul piano teorico, i servizi dovrebbero intervenire non contro uno stile di vita in sé, ma quando ritengono che un minore sia in stato di abbandono o di grave pregiudizio.
Elementi che possono attivare una valutazione approfondita sono, ad esempio:
- bambini completamente sconosciuti a scuola, pediatra, Comune e servizi sanitari
- assenza totale di vaccinazioni e controlli medici di base
- abitazioni pericolanti, prive di condizioni minime di sicurezza e igiene
- episodi ripetuti di incidenti domestici, intossicazioni, mancata gestione di emergenze
- isolamento sociale tale da impedire qualunque contatto con coetanei o adulti di riferimento esterni alla famiglia.
Nella pratica, le interpretazioni possono variare da territorio a territorio. Proprio per questo, chi sogna una vita più isolata o rurale con i figli ha tutto l’interesse a creare da subito un dialogo trasparente con Comune, scuola, pediatra e, se necessario, servizi sociali, spiegando il proprio progetto e mostrando come intenda garantire ai bambini istruzione, salute e relazioni.
Scegliere la vita nel bosco “con la testa”
La vicenda della famiglia del bosco ha diviso l’opinione pubblica e mostrato quanto sia fragile il confine tra ammirazione per chi prova a costruire un’alternativa e preoccupazione per i diritti dei bambini.
Come comunità di Viaggiare con lentezza, possiamo trarre alcune indicazioni generali:
- uno stile di vita off-grid con i figli è possibile, ma richiede una grande preparazione sul piano legale, sanitario e tecnico
- più la scelta è radicale (isolamento, edifici non convenzionali, rifiuto delle istituzioni), più diventa importante costruire ponti con almeno alcuni servizi del territorio
- i sogni di autosufficienza e natura devono dialogare con i bisogni concreti dei bambini: istruzione, salute, sicurezza, socialità.
Lontano dai toni da talk show, il caso abruzzese può essere l’occasione per riflettere su come rendere più facile in Italia vivere in modo ecologico, semplice e rurale senza mettere a rischio i diritti dei più piccoli. Qui la responsabilità è condivisa: da un lato le famiglie che scelgono la strada alternativa, dall’altro le istituzioni, chiamate a valutare i singoli casi senza pregiudizi, costruendo dialogo invece di scontro.
Immagine tratta da:
Bambini tolti alla ‘famiglia del bosco’: quando uno stile alternativo diventa un caso nazionale
Clicca su NEXT qui in basso per vedere le foto successive e leggere ulteriori informazioni! 👇

Leave a Reply