Questa scultura nella roccia è uno dei messaggi politici più potenti dell’antichità
Siamo a Naqsh-e Rostam, in Iran, poco distante da Persepoli, un luogo in cui la roccia è stata usata come pagina di pietra per raccontare potere, dinastie e religione. Il rilievo che vedete appartiene all’epoca sasanide e mostra un re a cavallo, imponente, circondato da figure più piccole che parlano di vittoria e sottomissione.
Anche senza conoscere i dettagli, lo capite subito: la composizione mette al centro il sovrano, e tutto il resto ruota attorno a lui.
Dove siamo 🔍
Naqsh-e Rostam (Marvdasht, Fars, Iran) 📍 Google Maps
Chi è il re a cavallo e perché questa scena è famosa
Il sovrano è Shapur I, uno dei grandi re dell’impero sasanide (III secolo d.C.). La scena viene spesso chiamata “trionfo” o “vittoria” perché racconta un momento rarissimo nel rapporto tra Persia e Roma: un imperatore romano catturato e un altro costretto a trattare in posizione di inferiorità. Nel rilievo, Shapur è stabile e composto, seduto sul cavallo come se la forza fosse naturale e inevitabile.
Le figure romane, invece, sono in atteggiamenti che comunicano richiesta, perdita di controllo, dipendenza.

Le figure romane: sottomissione e prigionia
Guardando con attenzione, si distinguono due personaggi chiave.
Uno è inginocchiato davanti al cavallo, con un gesto che sembra una supplica o una richiesta di pace. L’altro è in piedi, ma trattenuto dal re, come un prigioniero. L’identificazione più accettata oggi legge la scena così: l’uomo in ginocchio rappresenta Filippo l’Arabo, mentre quello in piedi, afferrato dal polso, è Valeriano, l’imperatore romano catturato dopo la battaglia di Edessa (260 d.C.).
Questa lettura rende la composizione chiarissima: davanti, la resa diplomatica; accanto, la prova materiale della vittoria militare.
Propaganda in pietra: perché scolpire proprio qui
Naqsh-e Rostam non è un luogo casuale. Sopra i rilievi sasanidi si trovano le grandi tombe rupestri achemenidi, legate ai re dell’Iran antico. Scegliere questa parete significava inserirsi in una linea di legittimità e grandezza: i Sasanidi non volevano solo governare, volevano essere percepiti come eredi di un passato imperiale profondo. Mettere la vittoria su Roma sotto quelle tombe era un modo per dire: “noi siamo il potere dell’Iran, ieri e oggi”.
Come leggerlo dal vivo
Non fermatevi solo alle figure: guardate le proporzioni. Il re è più grande, più alto, più stabile. La gerarchia è scolpita nella misura, prima ancora che nei gesti.
Dettagli che aiutano a “vedere” meglio
Un rilievo così si capisce davvero quando iniziate a notare i particolari. La corona e l’abbigliamento distinguono Shapur come sovrano, mentre le tuniche e i mantelli romani creano un contrasto culturale evidente. Anche il cavallo è parte della retorica del potere, quasi un piedistallo vivente e la scelta di mostrare i romani in posizioni differenti è una forma di racconto: uno si umilia, l’altro è controllato.
È un linguaggio visivo immediato, pensato per un pubblico che magari non sapeva leggere, ma sapeva interpretare i simboli.
Naqsh-e Rostam oltre questo rilievo
Se vi avvicinate a Naqsh-e Rostam con lentezza, vi accorgete che il luogo è un atlante di epoche.
Ci sono i segni dell’Iran achemenide, quelli sasanidi, e poco distante monumenti che aiutano a collegare storia e religione, come la Ka’ba-ye Zartosht, legata a iscrizioni e memoria ufficiale. Questa densità di strati è la vera meraviglia: in pochi passi attraversate secoli di impero. È anche il motivo per cui il sito è considerato di altissimo valore culturale e viene proposto in percorsi di tutela e candidatura internazionale.
Un consiglio “slow” per la visita
Se potete, restate qualche minuto senza fotografare.
Lasciate che l’occhio si abitui alla roccia e alle ombre. Poi fate un gioco semplice: cercate prima la figura più grande (Shapur), poi seguite le linee del cavallo, e infine ricostruite la storia spostandovi di pochi passi. Cambiando angolo, i volumi emergono meglio e i gesti diventano più leggibili. È un modo tranquillo per trasformare una scena “famosa” in un’esperienza personale.
Pagine web per approfondire
Per un inquadramento ufficiale del valore del complesso (insieme a Naqsh-e Rajab) potete consultare la pagina UNESCO dedicata alla candidatura del sito: UNESCO Tentative List: Naqsh-e Rostam and Naqsh-e Rajab. Per una presentazione accurata dei rilievi sasanidi, con contesto storico e fotografico, è utile anche l’archivio dell’Institute for the Study of Ancient Cultures (Università di Chicago): ISAC Chicago: Sasanian rock reliefs. Se volete un’ulteriore lettura divulgativa chiara sui personaggi e sulla scena, potete vedere anche: Livius.org: Relief of Shapur I.
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