Tillie Martinussen Groenlandia: in questi giorni sta circolando online un lungo testo, spesso presentato come “discorso” o “intervista” di Tillie Martinussen (politica groenlandese, già membro dell’Inatsisartut). Il contenuto è diventato virale perché parla di valori, welfare, terra e autodeterminazione, in risposta all’idea che la Groenlandia possa essere “comprata”.
Nota editoriale sulla verificabilità
Pubblichiamo per intero il testo così come gira sul web, ma non possiamo verificarlo parola per parola come trascrizione ufficiale. Quello che si può verificare è che esiste una video-intervista in cui Tillie Martinussen pronuncia almeno alcune delle frasi e delle idee centrali (per esempio: “non si può comprare la Groenlandia”, il riferimento alla terra non possedibile, e l’immagine del “resistere come al cattivo tempo”). Per trasparenza, qui trovate un link a una versione con trascrizione e clip: video e transcript condivisi su LinkedIn. Se questo link non fosse accessibile nel tempo, cercate il titolo “wait him out like bad weather” insieme al nome di Martinussen.
Tillie Martinussen Groenlandia: il testo che circola online
(versione non verificata parola per parola)
Credo che Trump non conosca affatto il popolo groenlandese. Qui non diamo molto valore al denaro, alle labbra “alla Kardashian”, o a cose del genere. In Groenlandia, tra l’altro, non si può nemmeno possedere la terra: vi può essere assegnato un lotto su cui costruire la vostra casa, e possedete la casa che sta sul terreno, ma non il terreno in sé.
Questo perché i groenlandesi non credono che la terra appartenga a una singola persona: appartiene a tutti. E lo stesso vale per il mare e per la ricchezza che contiene.
Ecco perché è un enorme errore pensare che i groenlandesi possano essere comprati con il denaro. Non si può. E anche se ci dicessero “100.000 dollari a persona”, non rinunceremmo mai alla sanità gratuita, non rinunceremmo mai all’istruzione gratuita, non rinunceremmo mai a sentirci parte dell’Europa e non rinunceremmo mai alla nostra sovranità, che prima o poi è comunque il nostro obiettivo.
Non vogliamo essere ricchi come gli americani. Basta guardare quanto sono avidi: arrivano persino a sparare ai loro amici o a invadere i loro amici per pura avidità. Sappiamo che sotto il nostro suolo potrebbero esserci minerali e petrolio, e che valgono molto più di qualsiasi somma di denaro. Ma anche se non ci fosse nulla, non ci lasceremmo comunque comprare.
Qui tutti conoscono la storia degli Inuit in Alaska e di tutte le popolazioni native, dei popoli indigeni, dei nativi americani. Le loro terre sono state sottratte e non sono stati trattati bene negli Stati Uniti. E sappiamo che Trump si circonda in gran parte di persone legate al suprematismo bianco.
Noi non siamo bianchi, come potete vedere. E quindi sappiamo che probabilmente i nostri diritti verrebbero ridotti o tolti.
Sappiamo anche che, insieme alla Danimarca, così come siamo stiamo bene. Come ho già detto, abbiamo sanità gratuita e istruzione gratuita: qualunque cosa vogliate studiare, potete farlo senza pagare nulla e, di fatto, il governo vi dà anche una borsa di studio, soldi mentre studiate. Non scambieremmo mai tutto questo: lo stato sociale, il welfare. Non lo scambieremmo con nulla che venga dall’America.
(…) Qualunque cosa sia accaduta in passato tra Danimarca e Groenlandia, la risolveremo tra di noi. Per come stanno le cose ora, va bene. E se un giorno vorremo l’indipendenza, devono essere i groenlandesi a decidere, non una superpotenza che esercita pressione da lontano.
Sappiamo benissimo che se diventassimo indipendenti domani, lui ci invaderebbe immediatamente, perché non avrebbe problemi né con la NATO né con l’Europa. Per questo penso che stia facendo una scommessa profondamente offensiva sull’idea che i groenlandesi siano persone stupide e poco istruite, che non seguono le notizie del mondo. Ma non è vero. È esattamente il contrario.
Noi saremo qui per centinaia di anni dopo Donald Trump. Anche se ci invadesse, credo che semplicemente lo “aspetteremmo” come si fa con il cattivo tempo. Qui tutti sanno che è il meteo a decidere: se arriva una tempesta, ci rintaniamo per un giorno o due. Potremmo rintanarci per un anno, per due anni, o persino per dieci o vent’anni, e poi torneremmo alla Danimarca non appena Trump e persone come lui se ne fossero andati.
(Attribuzione che accompagna spesso il testo online: “Tillie Martinussen, member of the Greenlandic Parliament”. Nota: in varie fonti è descritta come ex membro dell’Inatsisartut, non necessariamente in carica oggi.)
Terra, casa e allotment: ecco perché quel passaggio è plausibile
Uno dei punti più concreti del discorso riguarda la terra: l’idea che in Groenlandia non si “compra” il suolo come proprietà privata. Su questo c’è un elemento verificabile e utile per il contesto culturale: diversi comuni spiegano che la terra è gestita come bene comune e che, per costruire o usare un’area, serve un area allotment (diritto d’uso), mentre le aree non vengono comprate o vendute come lotti privati.
Un esempio chiaro è la pagina informativa del comune di Kommune Qeqertalik: Area allotment (Kommune Qeqertalik).
Questo non significa che “non esiste proprietà” in senso assoluto: significa che il sistema lega la disponibilità del terreno a regole pubbliche, pianificazione e autorizzazioni. È un dettaglio che aiuta a capire perché, in Groenlandia, la retorica del “comprare l’isola” ha un impatto simbolico fortissimo.
A Nuuk migliaia di persone sfilano con le bandiere groenlandesi contro le pressioni USA.
Autonomia, autodeterminazione e rapporto con l’Europa
Nel testo virale compare l’idea che la sovranità e l’eventuale indipendenza debbano essere decise dai groenlandesi. Qui il contesto istituzionale è solido: l’Act on Greenland Self-Government (2009) riconosce il popolo della Groenlandia come “popolo” ai sensi del diritto internazionale e afferma che la decisione sull’indipendenza spetta al popolo groenlandese.
Documento ufficiale (traduzione inglese): Act on Greenland Self-Government (stm.dk).
Quando il testo parla di “essere parte dell’Europa”, conviene usare una formulazione precisa: la Groenlandia non è nell’Unione Europea, ma è collegata all’UE come Overseas Country and Territory (OCT) nel quadro del Regno di Danimarca.
Pagina UE: Overseas Countries and Territories (European Commission).
Chi è Tillie Martinussen, in breve
Per non lasciare zone grigie, vale la pena aggiungere due righe di contesto. Tillie Martinussen è una politica groenlandese nata nel 1980, co-fondatrice e leader del piccolo Cooperation Party (Partito della Cooperazione – Samarbejdspartiet); è stata membro del parlamento groenlandese, l’Inatsisartut, dal 2018 al 2021 ed è nota per la sua ferma opposizione all’indipendenza della Groenlandia a favore di una stretta collaborazione con la Danimarca. Una scheda di contesto accessibile è quella del lessico nazionale danese, che cita anche l’elezione di Martinussen all’Inatsisartut nel 2018: Lex.dk: Suleqatigiisitsiut (Samarbejdspartiet). Inoltre, nei documenti parlamentari groenlandesi compaiono file ufficiali dove è indicata come “Medlem af Inatsisartut” (membro dell’Inatsisartut) in atti del 2018: Documento Ina.gl (2018) con intestazione “Tillie Martinussen”.
Perché questo testo parla anche di cultura, non solo di politica
Al di là della polemica del momento, il testo virale ha un valore culturale perché mette al centro tre temi che tornano spesso quando si parla di Groenlandia: il rapporto collettivo con il territorio, l’importanza di servizi pubblici che in altre parti del mondo non sono garantiti allo stesso modo, e l’idea che le grandi scelte debbano restare in mano a chi vive sull’isola. Sono parole che, vere o parzialmente rielaborate, funzionano anche come “specchio”: mostrano quanto facilmente, dall’esterno, si riduca la Groenlandia a una mappa di risorse, senza ascoltare le persone.
Questo contenuto nasce da un testo che sta circolando online e da una video-intervista che conferma almeno alcuni passaggi, ma non consente una verifica parola per parola dell’intero blocco. Per questo, se tra voi c’è chi ha accesso a una trascrizione affidabile, a una fonte primaria, o può aggiungere precisazioni documentate (ad esempio link, riferimenti, timecode del video), vi invitiamo a farvi avanti. Potete segnalarci correzioni e integrazioni nei commenti oppure scrivere alla redazione: ogni contributo verificabile sarà valutato e, se utile, integrato nel testo con i dovuti crediti.
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