Il Bibliomotocarro, che molti chiamano anche bibliotecarro, è una delle storie più belle nate sulle strade della Basilicata. Ideato dal maestro Antonio La Cava, porta i libri nei piccoli paesi con un’idea semplice e fortissima: avvicinare la lettura ai bambini là dove una libreria o una biblioteca non sono sempre dietro l’angolo. In un epoca che corre sempre di più, questo piccolo mezzo azzurro sceglie la lentezza, la presenza, la relazione diretta. Ha base a Ferrandina, e poi si sposta nei paesi della Basilicata, soprattutto nei piccoli centri lucani.
Un progetto che parla anche a chi ama viaggiare con occhi attenti, senza fretta, cercando luoghi che conservano ancora un ritmo umano.
Un’Ape, i libri, i paesi piccoli
Il cuore del Bibliomotocarro sta tutto qui: prendere i libri e portarli fuori dai luoghi in cui di solito li immaginiamo. Non aspettare i lettori, ma andare verso di loro. Antonio La Cava, maestro in pensione di Ferrandina, ha trasformato un’Ape in una biblioteca viaggiante e da anni percorre strade secondarie, colline, piazze scolastiche, borghi interni. È un iniziativa che funzione perché il mezzo incuriosisce, rallenta, invita a fermarsi.
I bambini si avvicinano, toccano i libri, ascoltano, scelgono, tornano.
Quando si parla di promozione della lettura, si pensa spesso a campagne, slogan, grandi eventi. Il Bibliomotocarro lavora invece sulla vicinanza. Entra nei paesi, si fa riconoscere, crea memoria. Dopo un po’, quel mezzo non è più una sorpresa folcloristica: diventa un appuntamento atteso.
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Perché il Bibliomotocarro parla anche a chi ama il viaggio lento
Il Bibliomotocarro racconta un modo di attraversare il territorio che non punta alla velocità, al numero delle tappe o alla performance. Conta il tragitto, conta l’incontro, conta la fedeltà ai luoghi marginali. La Basilicata, da questo punto di vista, non è un semplice sfondo. È la condizione stessa del progetto: una terra di distanze, paesi piccoli, collegamenti non sempre facili, comunità che rischiano di sentirsi lontane dai centri principali.
Chi ama viaggiare con lentezza riconosce subito questo valore. Ci sono esperienze che non hanno bisogno di effetti speciali per lasciare il segno. Basta un mezzo piccolo, una piazza, un gruppo di bambini e qualcuno che continui a credere che i libri vadano portati anche dove sembrano meno “redditizi”, meno visibili, meno comodi da raggiungere.
Curiosità sul bibliomotocarro
Il progetto ha anche un forte valore civile. Antonio La Cava ha ricevuto il riconoscimento di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana per il suo impegno nella promozione della cultura.
Un progetto ancora vivo
La forza del Bibliomotocarro sta anche nella sua continuità. Negli ultimi mesi il progetto è tornato al centro di servizi, interviste e appuntamenti pubblici, segno che quella biblioteca su ruote continua a muoversi, a essere invitata, a parlare a nuovi lettori. Questo aspetto è decisivo, perché molte iniziative belle sopravvivono soltanto come simbolo. Il lavoro di Antonio, invece, è ancora reale, fatto di presenza, viaggi, relazioni, scuole e comunità.
Dentro questa continuità c’è anche una lezione più ampia. La lettura non cresce soltanto quando aumentano le statistiche o quando escono nuovi format digitali. Cresce quando qualcuno costruisce occasioni concrete, ripetute, accessibili. In questo senso il Bibliomotocarro dialoga bene anche con il lavoro del Centro per il libro e la lettura e con i dati Istat più recenti, che mostrano quanto il tema della lettura resti aperto, soprattutto se guardiamo alle differenze territoriali e alle abitudini culturali.
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Una storia che merita di essere sempre più diffusa
Molti progetti culturali cercano visibilità. Il Bibliomotocarro continua invece a cercare prima di tutto i lettori. È una differenza sostanziale. Il suo fascino nasce da qui: non dalla nostalgia, ma dalla coerenza. Non dalla retorica dei “bei tempi”, ma da un’idea ancora attuale di educazione, prossimità e fiducia.
Per chi ama la Basilicata, i borghi, i paesi interni e le forme di cultura che restano legate alla vita quotidiana, il Bibliomotocarro è molto più di una curiosità. È un piccolo manifesto ambulante. Dice che la lentezza può ancora produrre incontri veri. Dice che i margini contano. Dice che i libri, quando trovano qualcuno disposto a portarli davvero in giro, sanno ancora aprire strade.
Link utili per approfondire 🔍🐢
Leggete l’intervista Reuters, guardate il servizio Con il Bibliomotocarro la lettura non ha confini, visitate il profilo ufficiale e, per il contesto italiano, consultate Istat e il Centro per il libro e la lettura. Qui la Pagina Facebook dei fan.
In fondo, il Bibliomotocarro continua a ricordare una cosa molto concreta: i luoghi cambiano quando qualcuno decide di portarci attenzione, tempo e storie. A volte basta davvero un’Ape carica di libri per far sentire un paese meno lontano.
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