Casa Turrita di Santhià, la Torre di Teodolinda

Casa Turrita di Santhià, la Torre di Teodolinda

Casa Turrita di Santhià, la Torre di Teodolinda

La Casa Turrita di Santhià, conosciuta da molti come Torre di Teodolinda, è uno dei luoghi più curiosi del centro storico. Si trova all’interno di un cortile lungo Corso Nuova Italia, in una posizione che può sfuggire a chi attraversa la città senza sapere dove guardare. Dalla strada si nota l’indicazione turistica, poi basta entrare nello spazio interno per trovarsi davanti a una torre cilindrica in mattoni, inserita tra case più recenti, balconi, intonaci e cortili abitati.

Il primo elemento interessante è proprio questo: la torre non si presenta come un monumento isolato, ordinato e separato dalla vita quotidiana. È dentro il tessuto urbano, circondata da edifici abitati e da dettagli comuni. Questo la rende molto santhiatese, perché racconta una storia fatta di trasformazioni continue, adattamenti e memoria locale.

In breve
La Casa Turrita è una torre storica del centro di Santhià, chiamata tradizionalmente Torre di Teodolinda. Secondo le informazioni turistiche locali, la costruzione attuale deriva dal rifacimento di una torre di avvistamento di origine longobarda, ma l’edificio visibile oggi è databile non prima del XIV secolo.

Perché si chiama Torre di Teodolinda

Il nome “Torre di Teodolinda” richiama la regina longobarda Teodolinda, una figura molto presente nella memoria di diversi luoghi dell’Italia settentrionale. A Santhià, però, bisogna distinguere tra tradizione e storia materiale dell’edificio. La tradizione collega la torre a un’origine longobarda, ma la struttura che vedete oggi non risale direttamente all’epoca della regina.

La scheda di Santhià Turismo spiega infatti che la costruzione attuale non ha più una relazione diretta con Teodolinda. I materiali impiegati e i caratteri strutturali indicano una datazione più tarda, non precedente al XIV secolo. Questo non rende il luogo meno interessante. Al contrario, lo rende più leggibile: la Casa Turrita mostra come un nome antico possa rimanere nella memoria popolare anche quando l’edificio è stato ricostruito, modificato o reinterpretato nel corso dei secoli.

Una torre dentro il centro storico

Osservando la torre, colpisce la forma cilindrica e il largo uso del laterizio. I mattoni rossi emergono dove l’intonaco è caduto o dove le superfici sono state lasciate più scoperte. Si notano aperture strette, piccole finestre e tracce di interventi successivi. La parte inferiore appare più massiccia, mentre la parte alta mantiene l’immagine di una struttura difensiva o di controllo.

Nel Medioevo e nei secoli successivi, torri di questo tipo avevano spesso funzioni pratiche. Potevano servire per controllare il territorio, proteggere un edificio signorile o segnalare la presenza di una famiglia importante. Nel caso della Casa Turrita, il contesto urbano attuale rende difficile immaginare l’aspetto originario dell’area, ma la sua posizione nel cuore di Santhià conferma l’importanza storica di questo punto della città.

Santhià, i Savoia e la peste del 1630

Un altro passaggio importante riguarda il Seicento. Secondo Santhià Turismo, la struttura e l’edificio vicino ospitarono la Corte ducale dei Savoia durante l’epidemia di peste scoppiata a Torino nel 1630. In quel periodo Santhià non fu raggiunta dal contagio e la città ospitò anche la sede della Zecca e del Senato Sabaudo.

Questo episodio aiuta a capire perché la Casa Turrita sia più di una semplice torre. Il luogo è legato a una fase delicata della storia piemontese, quando la peste cambiò spostamenti, poteri e luoghi di governo. Santhià, grazie alla sua posizione e alla sua relativa sicurezza, diventò temporaneamente un punto di riferimento politico e amministrativo.

Un dettaglio da osservare
La torre è inserita in un cortile abitato. Questo dettaglio aiuta a leggere Santhià come una città stratificata: monumenti, case, cortili, memoria medievale e vita quotidiana convivono nello stesso spazio.

Un piccolo luogo per capire Santhià

La Casa Turrita di Santhià va visitata con attenzione, senza aspettarsi un grande castello o un monumento monumentale nel senso classico. Il suo valore sta nella sua presenza discreta. È una traccia sopravvissuta dentro un centro storico che nei secoli ha cambiato volto molte volte.

Santhià è stata un punto di passaggio importante tra Vercellese, Biellese e Canavese. È attraversata dalla memoria della Via Francigena, conserva la collegiata di Sant’Agata, la cripta romanica di Santo Stefano e altri luoghi legati alla storia religiosa e civile del borgo. In questo contesto, la Casa Turrita aggiunge un tassello diverso: parla di difesa, potere locale, tradizioni longobarde, presenza sabauda e trasformazioni urbane.

Chi fotografa la torre nota subito il contrasto tra il mattone antico e gli edifici moderni che la circondano. Questo contrasto non disturba la visita, anzi la rende più concreta. Vi ricorda che la storia non sopravvive soltanto nei musei o nei grandi complessi restaurati. A volte resta in un cortile, in una parete di mattoni, in un nome tramandato da generazioni e in una targa che invita a fermarsi qualche minuto.

Visitare la Torre di Teodolinda significa quindi guardare Santhià da vicino, entrando in uno spazio piccolo ma ricco di memoria. È una tappa semplice, adatta a chi ama i centri storici minori, le architetture medievali nascoste e i luoghi che raccontano molto senza occupare troppo spazio.

📍 Pagine web per approfondire

https://www.santhiaturismo.it/cosavedere/casa-turrita/
https://www.borghidelleviedacqua.it/comune/santhia/
https://fondoambiente.it/luoghi/torre-di-teodolinda
https://www.mondimedievali.it/castelli/santhia-resti-del-castello-2/
https://www.google.com/maps/place/45.36683,8.175971


Leggete l’articolo completo 🍊👇🏻

Visitate la sezione Via Francigena 📌
Scoprite altri contenuti su Racconti della Via Francigena

Ancora nessun commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*