Da Tromello a Garlasco, tappa breve sulla Via Francigena per rimettere insieme i passi

Sentiero della Via Francigena tra Garlasco e Pavia accanto a un canale irriguo, con campi, alberi e luce del mattino nella pianura pavese.
Sentiero lungo un canale sulla Via Francigena tra Garlasco e Pavia.

Parto presto anche da Tromello. Come al solito, tra le 6.30 e le 7.00 sono fuori dall’appartamento, con lo zaino sulle spalle e i piedi già poco convinti. Prima di lasciare la casa del pellegrino compio il piccolo rituale del mattino: scrivo qualcosa sul diario dell’ostello, o guestbook, poi lascio la donazione. Si entra in un luogo, si dorme, si riparte, e una frase scritta a mano diventa il modo più umano per dire: sono passato di qui, grazie.

La tappa di oggi sarà breve. La maggior parte dei pellegrini, da Tromello, prosegue direttamente fino a Pavia. Io invece ho deciso di fermarmi a Garlasco. Dopo i dolori dei giorni precedenti, le vesciche, i calli e quell’infiammazione insistente alla gamba destra, ho bisogno di una giornata più gentile.

A volte rallentare è l’unico modo per continuare.

Verso Garlasco

Il percorso non procede in linea retta verso la destinazione. Disegna piuttosto una specie di grande zigzag nei campi, tra strade agricole, canali e tratti che sembrano allungarsi senza motivo. Si cammina accanto a canali artificiali come il Cavo Cresta, uno di quei corsi d’acqua regolati che fanno parte della struttura profonda della Lomellina. Senza questi canali, le risaie e l’intero paesaggio agricolo avrebbero un volto molto diverso.

Cammino lentamente, con passo prudente. I piedi non sono guariti, ma almeno la distanza ridotta mi permette di non forzare troppo. I campi si aprono ai lati, l’erba è ancora bagnata in alcuni punti, e ogni tanto il cammino sembra perdere la logica diretta della meta per seguire la grammatica dei fossi, delle proprietà agricole, degli attraversamenti possibili. È una Via Francigena poco monumentale, fatta di terra, acqua, strade bianche, rumori di campagna e piccoli segni da seguire con attenzione, come nelle tappe dei giorni scorsi.

Sentiero della Via Francigena tra Garlasco e Pavia accanto a un canale irriguo, con campi, alberi e luce del mattino nella pianura pavese.
Sentiero lungo un canale sulla Via Francigena tra Garlasco e Pavia.

Garlasco

Dopo un paio di cambi di direzione il percorso scende di nuovo verso sud e si ricongiunge alla strada provinciale all’ingresso di Garlasco. Si arriva nei pressi di una grande rotonda, con supermercati e servizi utili. Per un pellegrino è una buona notizia. Significa poter comprare qualcosa con calma, senza dover improvvisare troppo.

Alle 10 sono già in città. Prima di raggiungere l’ostello mi fermo in un bar vicino, Lezie, per il solito rito del mattino: cappuccino e brioche. Ormai è diventato quasi un segnalibro delle mie giornate. Entro, mi siedo, appoggio lo zaino, guardo l’ambiente. Faccio anche i complimenti per l’arredamento: il pavimento, il soffitto con le travi in legno, un pianoforte, piccoli dettagli scelti con gusto. Dopo tanti chilometri tra campi e ostelli spartani, un locale curato si nota subito.

La casa del Pellegrino di Garlasco

Raggiungo poi la Casa del Pellegrino di Garlasco. L’accesso funziona con un codice inviato via WhatsApp. È una modalità ormai frequente in alcune accoglienze: meno romantica della chiave consegnata da un volontario in carne e ossa, ma pratica. Entro, poso lo zaino e mi libero per qualche ora del peso che nelle ultime giornate sembra essersi infilato non solo sulle spalle, ma anche nei pensieri.

La Casa del Pellegrino si trova nel cuore della città, nel Centro Culturale di via Santissima Trinità, a pochi passi dalla biblioteca. È un appartamento comunale inaugurato nel 2022, con bagno, zona living, due camere da letto, balcone, forno a microonde e lavatrice. Per chi cammina, una lavatrice può sembrare quasi un lusso. In certi giorni lo è davvero.

Collage della Casa / Ostello del Pellegrino di Garlasco lungo la Via Francigena, con camere, cucina, ingresso e cartello dell’ostello per pellegrini.
Casa del Pellegrino di Garlasco, accoglienza per pellegrini lungo la Via Francigena.

Il santuario di Garlasco

Una volta sistemato, decido di andare al Santuario della Madonna della Bozzola. Non è proprio dietro l’angolo rispetto al centro, ma ho tempo e voglia di vedere qualcosa che dia più sostanza alla sosta. Garlasco, per molti italiani, richiama subito una vicenda di cronaca nera che ha occupato a lungo giornali e televisioni. Camminandoci dentro, però, si scopre un paese con una sua vita ordinaria, una posizione importante lungo la Via Francigena e un santuario che da secoli attira fedeli dalla Lomellina e oltre.

Santuario della Madonna della Bozzola a Garlasco, facciata monumentale con portico, statue e piazza davanti all’ingresso, vicino alla Via Francigena in Lomellina.

Il Santuario della Madonna della Bozzola è legato, secondo la tradizione, a un’apparizione mariana avvenuta nel Quattrocento. La protagonista sarebbe stata una giovane ragazza di Garlasco, Maria, che aveva perso l’uso della parola dopo un trauma terribile: l’uccisione della sua famiglia da parte di soldati che si fronteggiavano nel territorio. Mentre si trovava tra querce e cespugli di biancospino, in località chiamata “Busslà”, avrebbe visto la Madonna e avrebbe riacquistato la voce per portarne il messaggio alla gente del paese.

Attorno a quell’immagine e a quella memoria nacque il santuario, poi ampliato nei secoli fino ad assumere l’aspetto attuale. Il Comune di Garlasco ricorda quattro grandi fasi costruttive, con il primo oratorio tra il XV secolo e il tardo Quattrocento, ampliamenti successivi nel Seicento e nel Settecento, modifiche ottocentesche e la facciata attuale completata nel 1897. All’interno si conserva l’icona mariana legata alla tradizione dell’apparizione e, tra le opere notevoli, un gruppo di statue lignee settecentesche dei “Caragnon”, figure piangenti del Compianto.

Appena entro nel santuario, un organista comincia a suonare. Sembra fatto apposta, come in un film. Non c’è nessuna scena grandiosa, nessun segnale mistico da interpretare per forza. Solo io che entro zoppicando, l’aria raccolta del santuario e l’organo che riempie lo spazio.

Dopo giorni di campi, dolore ai piedi e case del pellegrino, quel suono dà alla visita una solennità inattesa.

Ritorno in ostello

Ritorno verso l’alloggio, sempre zoppicante. Lì incontro Silvana, dipendente comunale e bibliotecaria, che gestisce anche la Casa del Pellegrino. Mi racconta che le piace molto occuparsi dell’accoglienza e che l’anno precedente Garlasco ha ospitato oltre cinquecento pellegrini. Secondo lei la Via Francigena dovrebbe essere più conosciuta, soprattutto dagli italiani, perché spesso sembrano esserci più pellegrini stranieri che italiani.

Questa osservazione torna spesso lungo il cammino. La Via Francigena è uno dei grandi itinerari culturali europei, attraversa luoghi di enorme valore storico e paesaggistico, eppure in Italia non ha ancora la popolarità che ci si aspetterebbe. Forse perché è più frammentata, forse perché richiede una logistica meno immediata, forse perché non ha ancora un’immagine unica e fortissima come il Cammino di Santiago. Camminandola, però, si capisce quanto sia ricca, e anche quanto lavoro ci sia dietro ogni accoglienza, ogni cartello, ogni letto aperto a chi passa.

Mi fermo a riposare in alloggio, sperando che vesciche, calli e infiammazione alla gamba decidano finalmente di concedermi tregua. Prenoto anche l’ostello per Pavia, dalle suore. Il giorno dopo mi aspettano molti chilometri, circa venticinque, e non so ancora come reagirà il corpo. Se non riuscirò a camminare, prenderò il treno o un autobus. Ormai ho smesso di considerarlo un fallimento. A volte il viaggio continua anche così, con un mezzo pubblico e un po’ di buon senso.

Più tardi raggiunge l’ostello una pellegrina dalla Svizzera, Renata. Arriva verso le 16, proveniente da Mortara. Dice di avermi visto a Ivrea. Io, per la verità, non ricordo di averla vista. Ha circa sessant’anni, ma un’energia notevole. Parla inglese e anche un ottimo italiano. Come spesso succede tra pellegrini, dopo pochi minuti si parla già di dolori, vesciche, tratte percorse e rimedi più o meno miracolosi.

Renata vuole farmi provare un olio essenziale alla lavanda per il dolore alla gamba. Me lo regala. “Speruma bin”, si dice dalle mie parti. Speriamo bene. Mi dice anche che mi aiuterà con le vesciche. Ancora una volta: speruma bin.

Mi fa sorridere questa piccola farmacia itinerante del cammino. C’è chi offre cerotti, chi aghi, chi consigli sulle scarpe, chi creme, chi oli essenziali. Ognuno porta con sé la propria esperienza, i propri rimedi, le proprie convinzioni. Alcune cose funzionano, altre forse no, ma il gesto conta. Sul cammino una persona che prova ad alleviarti il dolore diventa subito una presenza amica.

Salotto della Casa del Pellegrino di Garlasco lungo la Via Francigena, con tavolo, divano, letto singolo e parete decorata con la scritta Hello Garlasco.
Salotto della Casa del Pellegrino di Garlasco lungo la Via Francigena

La giornata a Garlasco finisce così, con una tappa breve ma piena. I campi del mattino, il bar curato, la Casa del Pellegrino, il santuario con l’organo, le parole di Silvana, l’arrivo di Renata, l’olio alla lavanda e la speranza molto concreta di riuscire a camminare ancora il giorno dopo. La meta successiva sarà Pavia, ma per una volta non voglio pensarci troppo. Questa tappa l’ho scelta proprio per non correre, e alla fine mi ha dato quello che cercavo: tempo, riposo e qualche incontro da ricordare.

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