Se vi dicessero che, dopo la morte, il vostro corpo potrebbe essere conservato a temperature bassissime e forse riaperto alla vita tra decenni o secoli, voi accettereste?
La domanda sembra uscita da un film di fantascienza, e in parte ci arriva proprio da lì. Però la crioconservazione umana, chiamata anche criopreservazione o biostasi, esiste davvero come servizio privato. Alcune aziende propongono di intervenire dopo la morte legale, raffreddare il corpo o il cervello, proteggerlo con sostanze crio-protettive e conservarlo in azoto liquido, nella speranza che la medicina futura riesca un giorno a riparare i danni della morte, dell’invecchiamento e della procedura stessa.
Detta così, può suonare come una delle più grandi promesse mai fatte all’essere umano. Oppure come una delle illusioni più costose mai vendute.
Forse vi è capitato di leggere sui social o su qualche articolo online messaggi che promuovono la possibilità di congelare il proprio corpo con l’idea di poterlo “riattivare” in un futuro in cui la tecnologia sarà abbastanza avanzata da farlo. Si tratta di una truffa? Di una bufala? Di uno scherzo? Oppure di una realtà scientifica? Non è uno scherzo, né necessariamente una truffa. Esiste infatti un’azienda che offre realmente questo tipo di servizio. Tuttavia, c’è un punto fondamentale da chiarire: oggi nessuna organizzazione scientifica autorevole può affermare che una persona crioconservata potrà essere riportata in vita. La tecnologia attuale non è in grado di dimostrare che questo sia possibile.
Chi sceglie la crioconservazione non acquista una “resurrezione”, ma piuttosto una possibilità estremamente incerta, basata su progressi futuri che potrebbero anche non realizzarsi mai.
Tomorrow.bio e la domanda scomoda: una truffa?
Negli ultimi anni si è parlato molto di Tomorrow.bio, una società legata al mondo della biostasi e della crioconservazione umana. Non sembra corretto liquidarla automaticamente come “scam”, almeno se con questa parola intendiamo una società fantasma che prende soldi e sparisce. L’azienda esiste, pubblica prezzi, condizioni, contratti, informazioni legali e dichiara una struttura di conservazione collegata alla European Biostasis Foundation in Svizzera.
Il punto delicato è un altro: il servizio è reale, ma il risultato finale non è dimostrato. I costi dichiarati sono molto alti: per i membri si parla di circa 200.000 euro per la conservazione del corpo intero e 75.000 euro per la conservazione del cervello. A parte ci sono le quote di membership, che possono essere mensili, annuali o una tantum. Tomorrow.bio stessa, nelle sue condizioni, scrive che la biostasi offre solo una possibilità di futura rianimazione e che nessuno può garantire se e quando una tecnologia del genere sarà disponibile.
Questa distinzione è fondamentale. Vendere un servizio logistico, legale e tecnico di conservazione è una cosa. Far credere alle persone che la rinascita futura sia una prospettiva concreta, quasi medica, sarebbe molto più problematico.
Qui entra in gioco il confine tra speranza, marketing e illusione.
Che cosa dice la scienza oggi?
La crioconservazione non è tutta fantasia. In medicina e biologia si conservano da tempo cellule, spermatozoi, ovociti, embrioni e alcuni tessuti. Anche la ricerca sulla conservazione degli organi è un campo serio e importante. Ma da cellule o tessuti a “un essere umano intero”, con cervello, memoria, identità, danni cellulari, morte clinica e lunghi tempi di conservazione, esiste un abisso.
La Society for Cryobiology, una società scientifica dedicata alla criobiologia, ha preso una posizione piuttosto chiara: oggi non esiste la conoscenza necessaria per riportare in vita mammiferi interi, vivi o morti, dopo crioconservazione. La conservazione di un corpo o di un cervello dopo la morte, nella speranza che una generazione futura possa riportarlo in vita, viene descritta come un atto di speranza o speculazione, non come scienza già disponibile.
Questo non significa che ogni persona interessata alla crioconservazione sia ingenua. Alcuni la vedono come una scommessa estrema: se dopo la morte il destino normale è la decomposizione, allora anche una probabilità minuscola può sembrare meglio di zero. Il ragionamento è comprensibile, ma va tenuto separato da una promessa medica vera e propria.
Approccio scettico, ma non chiuso: la domanda non è “funziona o non funziona?” come se parlassimo di un farmaco già testato. La domanda più onesta è: quante cose dovrebbero diventare possibili, in futuro, perché questa scommessa abbia senso?
Perché ne abbiamo bisogno?
La crioconservazione umana tocca un nervo scoperto: la paura di sparire. Non parliamo solo della paura del dolore o della malattia. Parliamo della paura che tutto ciò che siamo, ricordi, voce, abitudini, affetti, si interrompa per sempre.
Da amici, potremmo dircelo così: l’idea di “mettersi in pausa” è potente perché assomiglia a un patto con il futuro. Non chiede una fede religiosa tradizionale, non promette paradisi, non parla di anima. Usa il linguaggio della medicina, dei contratti, delle assicurazioni, dei laboratori. Per alcune persone è rassicurante proprio per questo. Sembra più controllabile, più concreto, più moderno.
Ma può diventare anche psicologicamente pericolosa, soprattutto quando incontra persone fragili, malate, sole o terrorizzate dalla morte. La speranza può aiutare a vivere meglio. Una speranza venduta male può impedire di vivere il presente, salutare chi amiamo, fare pace con i limiti del corpo, accettare che non tutto è negoziabile.
Se ci risvegliassimo, saremmo ancora noi?
Qui la faccenda diventa filosofica. Immaginiamo, per un momento, che in futuro si riesca davvero a riportare in vita una persona crioconservata. Sarebbe la stessa persona? O sarebbe una copia biologica con alcuni ricordi salvati?
La filosofia dell’identità personale discute da secoli domande di questo tipo. Siamo il nostro corpo? Il nostro cervello? La continuità dei ricordi? Il modo in cui gli altri ci riconoscono? Se una persona si svegliasse tra duecento anni, senza famiglia, senza lingua viva, senza contesto, in un mondo che non conosce più, potremmo chiamarla “salvata” senza aggiungere molte cautele?
La promessa della crioconservazione umana non riguarda soltanto la sopravvivenza biologica. Riguarda anche la continuità del sé. Tornare a funzionare non basterebbe, se il prezzo fosse perdere ciò che rendeva quella vita riconoscibile.
La domanda più intima: se un giorno qualcuno con il vostro corpo e parte dei vostri ricordi aprisse gli occhi, vi sembrerebbe una vittoria sulla morte o una forma nuova di estraneità?
Le questioni etiche: soldi, consenso e disuguaglianze
C’è anche un aspetto morale molto concreto. La crioconservazione costa tantissimo. Se in futuro funzionasse, almeno all’inizio sarebbe accessibile soprattutto a persone ricche o ben assicurate. Questo apre una domanda scomoda: è giusto investire enormi risorse per conservare pochi individui, mentre milioni di persone oggi non hanno accesso a cure sanitarie di base?
Un altro tema riguarda il consenso. Una persona adulta può decidere per sé, ma cosa succede quando i familiari sono contrari? E quando qualcuno chiede la crioconservazione di un parente? Chi decide davvero sul corpo dopo la morte?
La legge, in molti Paesi, non è stata costruita pensando a scenari del genere.
C’è poi, infine, il problema del futuro. Se una persona venisse rianimata tra molto tempo, chi avrebbe responsabilità verso di lei? Avrebbe diritti? Una cittadinanza? Un patrimonio? Qualcuno dovrebbe curarla, integrarla, aiutarla psicologicamente? La crioconservazione non conserva soltanto un corpo. Conserva un debito morale che viene lasciato a persone non ancora nate.
Fede tecnologica o esperimento culturale?
La crioconservazione non va messa nello stesso cassetto delle truffe evidenti o delle pseudo-cure vendute come certezza. Esiste una base scientifica reale nella criobiologia, esistono procedure di conservazione di cellule e tessuti, esiste ricerca seria sulla preservazione biologica. La parte fragile è il salto narrativo: da “possiamo conservare materiali biologici” a “potremo riportare in vita una persona morta, intera, cosciente e ancora se stessa”. In mezzo ci sono danni cellulari, danni cerebrali, limiti tecnici, questioni legali, problemi filosofici e una quantità enorme di futuro immaginato.
Per questo la parola più adatta non è sempre “bufala”.
A volte è “scommessa”.
Una scommessa estrema, costosa, ancora non verificabile, costruita su un desiderio profondissimo: non finire.
Allora, accettereste?
Alcuni direbbero subito sì, perché vedono la morte come un problema tecnico che un giorno potrà essere risolto. Altri direbbero no, perché sentono che una vita ha senso anche grazie al suo limite. Altri ancora resterebbero in mezzo, incuriositi ma diffidenti, attratti dall’idea e allo stesso tempo disturbati dal suo costo emotivo.
Forse il valore più grande della crioconservazione umana, oggi, non è dirci come sconfiggere la morte. È costringerci a parlare meglio della vita. Che cosa vogliamo salvare davvero? Il corpo? I ricordi? La coscienza? Il rapporto con chi amiamo? La possibilità di vedere un altro secolo?
Prima di firmare un contratto da decine o centinaia di migliaia di euro, una persona dovrebbe leggere tutto con calma, parlarne con familiari, medici, giuristi indipendenti e chiedersi una cosa molto semplice: sto scegliendo con lucidità o sto pagando per rendere meno spaventosa una paura che nessuna azienda può cancellare?
La speranza non è una colpa. La curiosità nemmeno. Ma quando una promessa riguarda la morte, il corpo e il futuro di chi resta, serve una forma speciale di prudenza. Quella che sa ascoltare la scienza, riconoscere i limiti e guardare negli occhi il desiderio umano più antico: restare ancora un po’.
TL;DR:🕵🏻♀️ Tomorrow.bio e servizi simili non vanno confusi automaticamente con una truffa. Il servizio di conservazione esiste, ma la rianimazione futura non è dimostrata. La crioconservazione umana resta una scommessa tecnologica, filosofica e personale, da valutare con molta attenzione.
Pagine web per approfondire 🔍
- https://www.tomorrow.bio/cryopreservation-costs
- https://www.tomorrow.bio/terms-conditions
- https://www.tomorrow.bio/long-term-storage
- https://www.societyforcryobiology.org/assets/documents/Position_Statement_Cryonics_Nov_18.pdf
- https://plato.stanford.edu/entries/identity-personal/
- https://plato.stanford.edu/entries/death/
- https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0332005
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10639002/
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