Perché Torino si chiama Torino?

Panorama di Torino con la Mole Antonelliana e le Alpi sullo sfondo
Torino, la Mole Antonelliana e l’arco alpino che circonda la città. foto crediti: Fernanda W. Corso

Il nome di Torino richiama subito il toro, presente nello stemma cittadino e in molti angoli del capoluogo piemontese. Il percorso storico conduce però molto più indietro, fino a una popolazione vissuta ai piedi delle Alpi prima dell’arrivo dei Romani. Per capire perché Torino si chiama Torino bisogna partire dai Taurini e distinguere ciò che sappiamo dalle interpretazioni nate nei secoli.

Perché Torino si chiama Torino?

La risposta più breve è questa: Torino ha ereditato il proprio nome dai Taurini, un antico popolo stanziato nell’area pedemontana del Piemonte occidentale.

I Taurini sono generalmente descritti come una popolazione celto-ligure, anche se le conoscenze sulle loro origini e sulla loro organizzazione rimangono incomplete. Entrarono con chiarezza nelle fonti antiche nel 218 a.C., durante la discesa di Annibale in Italia. Si opposero all’esercito cartaginese e furono sconfitti.

Non conosciamo con certezza la posizione del loro principale insediamento, né possiamo sovrapporlo automaticamente alla città romana costruita in seguito. Il loro nome, tuttavia, rimase legato al territorio.

Panorama di Torino con la Mole Antonelliana e le Alpi sullo sfondo
Torino, la Mole Antonelliana e l’arco alpino che circonda la città. foto crediti: Fernanda W. Corso

Da Augusta Taurinorum alla Torino di oggi

Negli ultimi decenni del I secolo a.C., sotto Augusto, i Romani fondarono una colonia destinata a controllare un’area strategica vicina alla Val di Susa e ai valichi alpini. La città prese il nome di Iulia Augusta Taurinorum, spesso abbreviato in Augusta Taurinorum.

Il significato può essere reso come “la città augusta dei Taurini”. Il riferimento ad Augusto celebrava il potere imperiale; Taurinorum, genitivo plurale in latino, indicava il popolo associato a quel territorio.

La data esatta della fondazione è ancora discussa. Gli studiosi hanno ipotizzato una prima fase legata a Giulio Cesare e una successiva riorganizzazione sotto Augusto. Per l’origine del nome, il passaggio fondamentale resta comunque lo stesso:

Augusta Taurinorum → Taurinum → Torino

Con la fine dell’età romana, la denominazione solenne Augusta Taurinorum lasciò spazio alla forma più semplice Taurinum. Il nome continuò poi a trasformarsi nell’uso parlato fino ad arrivare all’italiano Torino.

La città moderna conserva anche l’impronta concreta di quella colonia. Il reticolo di molte strade del centro storico segue ancora l’impianto romano, mentre la Porta Palatina rappresenta una delle testimonianze più visibili dell’antica Augusta Taurinorum.

Il nome dei Taurini deriva davvero dal toro?

Qui la spiegazione diventa meno immediata. L’assonanza tra Taurini, il latino taurus e l’italiano toro ha favorito per secoli un collegamento diretto con l’animale. Secondo questa interpretazione, il toro potrebbe essere stato un animale totemico o un emblema della popolazione antica.

La ricostruzione linguistica considerata più convincente dagli studiosi segue un’altra pista. Il nome Taurini potrebbe derivare da una radice prelatina legata all’idea di monte o montagna. Nelle fonti latine il termine taurinus poteva essere avvicinato a montanus, “montanaro”. I Taurini sarebbero dunque stati, in senso geografico, gli abitanti dei monti o le genti delle alture.

Questa lettura è coerente con il territorio in cui vivevano, ai piedi dell’arco alpino occidentale. Spiega inoltre nomi antichi simili presenti in altre zone montuose, come quello dei Taurisci.

La derivazione dal toro rimane possibile nell’immaginario storico della città, ma manca una documentazione antica capace di dimostrarla. Il nome del popolo viene prima del simbolo civico che conosciamo oggi.

Come ha fatto il toro a diventare il simbolo di Torino?

Nel Medioevo l’associazione tra il nome della città e l’animale era ormai immediata. Il toro divenne così uno stemma parlante: un’immagine scelta perché richiamava direttamente il suono del nome Torino.

Un toro compare già sul primo libro degli atti comunali del 1325. Lo si ritrova nel Codice della Catena, che raccoglie gli statuti cittadini del 1360, e nel 1376 il Comune stabilì che i tessuti sottoposti al controllo di qualità fossero contrassegnati con un marchio raffigurante l’animale.

Nel tempo colori e forme cambiarono. Oggi lo stemma ufficiale mostra un toro rampante d’oro su fondo azzurro. Lo stesso animale ritorna sulle fontane chiamate toret, nelle decorazioni urbane, sui tombini e nel celebre toro in bronzo sotto i portici di piazza San Carlo, calpestato per tradizione come gesto portafortuna.

La leggenda del toro rosso e del drago

Accanto alla storia si è sviluppato un racconto popolare molto più avventuroso. Secondo la leggenda, un drago terrorizzava un antico villaggio vicino al Po. Gli abitanti scelsero un possente toro rosso, gli fecero bere una mistura di acqua e vino per renderlo più combattivo e lo mandarono ad affrontare il mostro.

Il toro riuscì a uccidere il drago, ma morì poco dopo per le ferite riportate. La popolazione avrebbe adottato il suo nome e la sua immagine per ricordarne il sacrificio.

Il racconto non ha valore di fonte storica e ne esistono diverse versioni, alcune con un basilisco al posto del drago. Fa parte del patrimonio leggendario torinese e mostra quanto il toro sia diventato importante nella rappresentazione della città.

Torino significa quindi “città del toro”?

La formula è suggestiva, ma semplifica una storia più complessa. Torino si chiama così perché il suo nome discende da quello dei Taurini, trasmesso dalla denominazione romana Augusta Taurinorum e poi dalla forma Taurinum.

L’origine del nome dei Taurini resta oggetto di studio. L’ipotesi meglio sostenuta sul piano linguistico rimanda alle montagne e potrebbe descrivere questo popolo come una comunità delle terre alpine. Il toro si affermò in seguito come immagine collegata al nome, diventando uno dei simboli cittadini più riconoscibili.

Quando si incontra un toro dorato su una facciata, si beve da un toret o si passa sotto i portici di piazza San Carlo, si osserva quindi il risultato di una lunga sovrapposizione di lingua, storia e tradizione. In poche lettere, il nome Torino conserva la memoria dei suoi abitanti più antichi e del paesaggio alpino che circonda ancora la città.

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