La strada corre dritta tra i campi. Nessuna curva, solo pietrisco sotto gli scarponi e un orizzonte che non scappa. Il sole picchia, l’aria vibra. Qui il pensiero si fa semplice: un passo, poi il successivo. Ho capito che “mollare tutto” non è fuggire, è scegliere un ritmo e tenerlo quando la giornata sembra sempre uguale. Le cose importanti arrivano senza effetti speciali: chiedono costanza, chiedono respiro. Nel resto dell’articolo racconto come questa normalità, ripetuta ogni giorno, ha rimesso in ordine ciò che avevo dentro.
Leggi il racconto di Michele Bosio:

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