Un castello che si riconosce subito: mattoni, torri e proporzioni nette
Nella foto vedete una fortezza compatta, con una lunga cortina in mattoni e due torri cilindriche che spiccano contro il cielo. È il Castello di Ivrea, spesso ricordato come il castello “dalle rosse torri”, perché il colore dei mattoni gli dà un carattere immediato e diverso da molte altre architetture piemontesi in pietra. Anche da una vista semplice come questa, si legge bene l’idea originaria: un edificio pensato per difendere e controllare, con una forma essenziale e senza fronzoli.
Il castello sorge nella parte alta della città, vicino ai luoghi del potere medievale. Questa posizione non è casuale: Ivrea era un punto strategico tra pianura e Valle d’Aosta, lungo vie di passaggio che nei secoli hanno significato commercio, eserciti, pedaggi e controllo del territorio. Il castello, qui, non è “fuori” dalla città: è una parte del suo scheletro.
Guardate la forma: pianta quadrata, torri cilindriche agli angoli, mura regolari. È architettura militare che punta alla solidità e alla leggibilità, prima ancora che alla bellezza.
Quando nasce e chi lo volle
La costruzione del Castello di Ivrea iniziò nel 1358 per volontà di Amedeo VI di Savoia, detto “il Conte Verde”. L’intento era difensivo: il Canavese era un territorio conteso, e avere una fortezza efficiente significava consolidare potere e presenza. Le fonti storiche riportano che il cantiere fu imponente e durò a lungo, con fasi che si prolungarono fino alla fine del Trecento.
Questa data è importante perché colloca il castello nel pieno Medioevo “tardo”, quando le tecniche difensive evolvono e le fortificazioni diventano anche strumenti di rappresentanza. Nonostante la funzione militare, un castello così vicino al centro del potere cittadino diventa inevitabilmente anche un simbolo.
Le torri “rosse” e l’episodio del 1676
Il castello è famoso per le torri cilindriche agli angoli. Nella vostra foto se ne vedono due con grande chiarezza, e si intuisce la massa della struttura centrale. Un dettaglio storico concreto aiuta a leggere la differenza tra le torri: nel 1676 una delle torri principali fu colpita da un fulmine e subì danni gravissimi. In molte ricostruzioni si ricorda anche il fatto che l’evento coinvolse depositi interni, rendendo il danno ancora più distruttivo. Oggi questa vicenda fa parte della memoria del castello, e spiega perché alcune parti appaiano diverse per altezza o copertura.
Per chi visita con lentezza, questi “incidenti” sono preziosi: ricordano che i monumenti non sono blocchi immobili. Sono organismi che attraversano guerre, fulmini, restauri e cambi di uso, e ogni strato lascia un segno visibile.
Domanda utile davanti alle mura: cosa resta di “militare” in un castello oggi? La risposta spesso è nelle altezze, negli spessori, nelle aperture piccole e nella posizione dominante, più che nelle armi o nei fossati.
Da fortezza a carcere: un cambiamento che si sente ancora
Una delle trasformazioni più nette della storia del Castello di Ivrea riguarda la sua funzione moderna. Tra 1750 e 1970 l’edificio venne utilizzato come carcere. Questo ha avuto conseguenze pratiche: interni adattati, spazi riconfigurati, elementi decorativi perduti. È un passaggio che spesso lascia sentimenti ambivalenti. Da un lato si perde parte della ricchezza originaria; dall’altro, si aggiunge una storia sociale che parla di giustizia, controllo e vita quotidiana in epoche molto diverse dal Medioevo.
Quando un castello diventa carcere, cambia la percezione degli ambienti: le stanze non sono più sale di rappresentanza, ma luoghi di separazione. Per questo, anche se oggi si cercano nuovi modi di apertura e valorizzazione, l’edificio conserva una memoria “dura” che vale la pena conoscere.
Ivrea attorno al castello: una città fatta di strati
Visitare il castello ha senso anche perché Ivrea è una città di stratificazioni fortissime. C’è la città medievale con le sue piazze e i suoi edifici religiosi. C’è la città moderna e industriale, legata al Novecento e al progetto Olivetti, riconosciuto dall’UNESCO come “Ivrea, città industriale del XX secolo”. E poi c’è il paesaggio del Canavese, con la Dora Baltea e le colline che cambiano luce in ogni stagione. Il castello sta in mezzo a tutto questo come un punto di orientamento: vi dice dove siete anche quando la città attorno cambia volto.
Se vi piace l’idea di un itinerario lento, potete usare il castello come “inizio” e non come “fine”. Prima lo guardate da fuori, cercando i punti migliori per leggere torri e mura. Poi scendete a piedi nel tessuto urbano. Infine, se avete tempo, collegate la visita ai luoghi del Novecento: il contrasto non stona, anzi chiarisce quanto Ivrea sia una città che non si lascia ridurre a un’epoca sola.
Consigli pratici per una visita senza fretta
Prima di tutto, conviene verificare aperture e modalità di accesso perché il castello ha avuto periodi di lavori e riaperture con iniziative specifiche. Una volta sul posto, il consiglio più semplice è scegliere due tempi: un tempo “da lontano” e un tempo “da vicino”. Da lontano, cercate una prospettiva che faccia capire la geometria. Da vicino, osservate i dettagli dei mattoni, le feritoie, le cornici e i segni di interventi successivi. Anche pochi minuti di attenzione cambiano la visita, perché vi fanno passare dalla foto al monumento reale.
📍 Google Maps (Castello di Ivrea, coordinate)
Pagine web per approfondire
- Comune di Ivrea: Castello (storia e descrizione)
- Turismo Torino e Provincia: Castello di Ivrea
- FAI, I Luoghi del Cuore: Castello di Ivrea (indirizzo e contesto)
Foto crediti: VCL.
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