Con l’arrivo della stagione fredda tornano le limitazioni all’utilizzo di stufe a legna, camini e apparecchi a pellet. In alcune regioni sono vietati gli impianti più inquinanti, mentre durante le allerte smog le restrizioni possono diventare ancora più severe. In Lombardia le sanzioni per le violazioni delle disposizioni regionali possono arrivare a 5.000 euro. Ma quali apparecchi sono interessati, dove valgono i divieti e come si fa a sapere se il proprio camino può essere acceso?
Le disposizioni per l’inverno 2026–2027 riguardano soprattutto il bacino della Pianura Padana, dove l’accumulo di polveri sottili rappresenta un problema ricorrente. Regole specifiche sono previste anche in Toscana e in altre aree soggette a criticità atmosferiche.
Prima di tutto è necessario chiarire un punto: in Italia non esiste un divieto nazionale generalizzato di utilizzare stufe e camini. Le limitazioni dipendono dalle disposizioni regionali, dalle ordinanze comunali, dalle caratteristiche dell’impianto e, in alcuni casi, dai livelli di inquinamento registrati.
Le regole distinguono inoltre l’utilizzo di un apparecchio già installato dalla possibilità di installarne uno nuovo. Confondere questi due aspetti può portare a interpretazioni sbagliate.
Informazioni essenziali ℹ️ 🔥
- Non tutti i camini sono vietati
- contano la classe ambientale, il territorio e le condizioni previste dalle norme.
- Le stelle sono importanti
- classificano le prestazioni ambientali degli apparecchi a biomassa, da quelli più inquinanti a quelli con emissioni inferiori.
- Un impianto di riscaldamento alternativo può fare la differenza
- diverse limitazioni prevedono eccezioni quando la stufa costituisce l’unica fonte di calore disponibile.
- Le allerte PM10 possono cambiare le regole
- un apparecchio utilizzabile in condizioni ordinarie potrebbe essere soggetto a divieto nei giorni più critici.
- Le multe fino a 5.000 euro
- sono previste dalla normativa della Lombardia, non rappresentano una sanzione uniforme per tutte le regioni.
Perché vengono limitati stufe e camini?
La combustione di legna, pellet e altri materiali legnosi può produrre particolato atmosferico, ossidi di azoto, monossido di carbonio e diversi composti organici. Le quantità emesse cambiano molto in base all’apparecchio, alla qualità del combustibile, alla manutenzione e alle modalità di utilizzo.
Fra gli inquinanti più importanti ci sono le particelle PM10 e PM2,5.
Queste ultime, particolarmente piccole, possono penetrare in profondità nell’apparato respiratorio. L’esposizione all’inquinamento atmosferico è associata a conseguenze per la salute, soprattutto in presenza di esposizioni prolungate. Le persone con patologie respiratorie o cardiovascolari, i bambini e gli anziani possono essere particolarmente vulnerabili.
La Pianura Padana presenta condizioni geografiche e meteorologiche che, in determinati periodi, favoriscono il ristagno degli inquinanti. Per questo motivo Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno adottato da anni misure coordinate per migliorare la qualità dell’aria. La legna è una risorsa rinnovabile se ottenuta e gestita in modo sostenibile, ma la sua combustione produce comunque emissioni locali.
Quali stufe e camini sono vietati?
La classificazione a stelle
Il riferimento nazionale è il Decreto ministeriale 7 novembre 2017, n. 186, che introduce una classificazione ambientale per i generatori di calore alimentati da biomasse combustibili solide. La classificazione considera parametri emissivi e prestazionali. Le categorie vanno da una a cinque stelle: in generale, un maggior numero di stelle indica prestazioni ambientali migliori secondo i criteri della certificazione (un apparecchio a cinque stelle non è però privo di emissioni). Inoltre, la sua classificazione non garantisce il rispetto delle regole quando viene utilizzato con combustibile inadatto o senza un’adeguata manutenzione.
| Classe ambientale | Indicazione generale | Che cosa verificare |
|---|---|---|
| 1–2 stelle | Apparecchi soggetti a numerose limitazioni territoriali. | Se l’utilizzo è consentito e se esistono deroghe. |
| 3 stelle | Possono essere utilizzati in alcuni territori, ma risultano vietati in altri. | Regole ordinarie della regione e del comune. |
| 4 stelle | Prestazioni migliori, ma possibili restrizioni durante le allerte. | Livello di allerta PM10 e condizioni comunali. |
| 5 stelle | Classe ambientale più elevata prevista dal sistema. | Eventuali ordinanze locali, altri requisiti e regole di esercizio. |
⚠️Questa tabella serve a comprendere la classificazione. Non sostituisce le disposizioni applicabili al proprio indirizzo e al proprio impianto.
Come sapere quante stelle ha la propria stufa?
La classe ambientale è riportata nella documentazione del fabbricante, generalmente nella dichiarazione delle prestazioni ambientali o nell’attestato di certificazione. Per gli impianti acquistati prima dell’introduzione della classificazione, può essere necessario contattare il produttore fornendo marca, modello e altri dati identificativi.
Non è corretto attribuire automaticamente una classe a un apparecchio soltanto in base all’età o all’aspetto.
Stufe e camini
Divieti regione per regione nel 2026–2027
Le principali disposizioni sono riassunte nei pannelli seguenti. Seleziona una regione per leggere i limiti, le condizioni e i collegamenti alle fonti istituzionali.
Le informazioni si riferiscono alle disposizioni verificate il 26 ottobre 2026. Le ordinanze comunali e le misure emergenziali possono modificare temporaneamente i divieti applicabili.
Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Toscana
Lombardia — divieti regionali e sanzioni fino a 5.000 euro
In Lombardia, dal 1° gennaio 2020, è vietato su tutto il territorio regionale l’utilizzo dei generatori a biomassa legnosa con classe ambientale inferiore a tre stelle: sono quindi interessati gli apparecchi a zero, una e due stelle.
Per le nuove installazioni è previsto il requisito di almeno quattro stelle.
Esistono esclusioni e deroghe stabilite dalle disposizioni regionali. Fra i casi disciplinati figurano determinati utilizzi saltuari e ricreativi, apparecchi storici e altre situazioni previste dalla normativa.
Durante i periodi di accumulo degli inquinanti possono essere attivate misure temporanee più restrittive, che coinvolgono ulteriori classi ambientali in base al livello di allerta.
Le sanzioni: la Regione richiama l’articolo 27, comma 4, della legge regionale 24/2006, che prevede una sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro per l’inosservanza delle disposizioni pertinenti.
Dal 15 ottobre 2026 sono inoltre applicabili nuovi requisiti per specifici impianti termici civili a biomassa con potenza al focolare superiore a 35 kW. Per le caldaie fino a 35 kW, la Regione indica un’ulteriore scadenza al 15 ottobre 2027.
Queste disposizioni relative agli impianti di potenza diversa non devono essere confuse con un nuovo divieto generalizzato, dal 15 ottobre 2026, per tutte le stufe domestiche.
Fonte: Regione Lombardia – Informazioni sull’utilizzo dei generatori a biomassa legnosa.
Emilia-Romagna — vietati fino a 3 stelle in numerosi comuni di pianura
Per la stagione dal 1° ottobre 2026 al 31 marzo 2027, nei comuni appartenenti alle zone Pianura Est, Pianura Ovest e Agglomerato di Bologna, è vietato utilizzare caminetti e stufe a legna o pellet fino a tre stelle comprese quando nell’immobile è disponibile un sistema alternativo di riscaldamento.
Le disposizioni riguardano quindi gli apparecchi meno efficienti nei territori individuati dal Piano Aria Integrato Regionale, conosciuto come PAIR 2030.
In caso di attivazione delle misure emergenziali per la qualità dell’aria, le restrizioni comprendono anche i generatori a quattro stelle, sempre secondo le condizioni stabilite dalla normativa.
Per l’installazione di nuovi generatori a biomassa esistono requisiti più severi, applicabili anche nelle zone appenniniche. In particolare sono richieste prestazioni almeno equivalenti alla classe cinque stelle per determinati parametri emissivi.
Un’altra novità del 2026: nelle zone di pianura interessate, la decorrenza ordinaria dell’accensione degli impianti termici civili è stata spostata al 1° novembre 2026, con le eccezioni previste dalle norme. Questa misura riguarda anche gli impianti civili a biomassa ed è distinta dai limiti basati sulle stelle.
Per verificare quali regole valgano nel proprio comune bisogna considerare entrambe le disposizioni, oltre alle eventuali misure emergenziali.
Fonti: Arpae – Impianti a biomassa; Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna, disposizioni del settembre 2026.
Piemonte — limitazioni agli impianti meno efficienti e semaforo antismog
In Piemonte è vietata l’installazione di nuovi generatori a biomassa con classe ambientale inferiore a quattro stelle.
Per l’utilizzo degli impianti esistenti, nei territori interessati dalle limitazioni è previsto il divieto per gli apparecchi inferiori a tre stelle. Le disposizioni tengono conto delle zone individuate dalla pianificazione regionale, con particolarità per i comuni montani.
Il sistema di allerta per la qualità dell’aria può inoltre determinare restrizioni più severe nelle zone interessate.
Le misure devono essere lette insieme alle eccezioni previste per specifiche condizioni, fra cui il caso in cui il generatore a biomassa costituisca l’unica fonte di riscaldamento disponibile.
La Regione richiama anche gli obblighi di installazione a regola d’arte, registrazione degli impianti e impiego di pellet certificato A1 dove prescritto.
Fonte: Regione Piemonte – Misure per ridurre le emissioni da abbruciamenti e riscaldamento.
Veneto — regole regionali e ordinanze comunali durante le allerte PM10
Il Veneto applica disposizioni per limitare l’utilizzo dei generatori a biomassa più inquinanti, con differenze fra le aree di pianura e quelle montane.
Il quadro regionale prevede limitazioni per gli apparecchi inferiori a tre stelle, mentre durante le allerte arancioni o rosse le restrizioni possono essere estese a classi superiori.
Le disposizioni vengono applicate attraverso ordinanze comunali, che possono stabilire condizioni specifiche per la stagione e per i diversi livelli di allerta.
Un esempio è Venezia: per la stagione 2026–2027 il Comune ha pubblicato l’ordinanza n. 769/2026, relativa alla conduzione degli impianti termici e ad altre forme di combustione, insieme a schede esplicative per i diversi livelli di allerta PM10.
La normativa comunale distingue le diverse categorie di edifici, gli impianti interessati e le possibili deroghe. Non tutte le limitazioni sugli orari di accensione si applicano indistintamente alle abitazioni.
Per sapere se una stufa è utilizzabile occorre quindi consultare l’ordinanza vigente del proprio comune e il bollettino ARPAV.
Fonti: Regione Veneto – Biomassa e qualità dell’aria; Comune di Venezia – Limitazioni per il riscaldamento 2026–2027.
Toscana — nuove restrizioni nella Piana Lucchese dal 1° novembre 2026
In Toscana alcune limitazioni sono concentrate nelle aree che presentano criticità per le polveri sottili.
Dal 1° novembre 2026, nell’area di superamento denominata Piana Lucchese, sotto i 200 metri sul livello del mare e in presenza di sistemi di riscaldamento alternativi, è vietato utilizzare caminetti aperti e generatori di calore a biomassa con classe ambientale inferiore a quattro stelle.
I comuni interessati comprendono Altopascio, Buggiano, Capannori, Chiesina Uzzanese, Lucca, Massa e Cozzile, Montecarlo, Montecatini Terme, Monsummano Terme, Pescia, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese, Porcari e Uzzano.
La Regione prevede inoltre requisiti specifici per l’installazione di nuovi impianti, con limitazioni più severe nelle aree critiche per il PM10.
Non sarebbe corretto presentare queste disposizioni come un divieto identico per tutta la Toscana.
Fonti: Regione Toscana – Qualità dell’aria nel periodo critico; Regione Toscana – Aria di Toscana.
❕ Per le altre regioni italiane
L’assenza di una regione da questa panoramica non significa che non esistano regole. Possono essere in vigore disposizioni regionali, limiti sugli impianti termici, ordinanze comunali o misure temporanee. Prima di utilizzare un apparecchio è sempre opportuno verificare le norme applicabili nel proprio territorio.
Quando scattano i divieti durante le allerte smog?
Molte misure emergenziali vengono attivate quando le condizioni atmosferiche e le concentrazioni di particolato raggiungono i livelli individuati dai sistemi regionali di controllo.
Le modalità di attivazione possono cambiare da una regione all’altra: non esiste un unico semaforo antismog valido per tutta Italia.
Durante le allerte più severe, alcuni territori impongono limitazioni anche per apparecchi di classe ambientale superiore a quella normalmente ammessa.
Per questo un controllo effettuato all’inizio della stagione potrebbe non essere sufficiente per tutti i mesi invernali.
È opportuno consultare periodicamente:
- il bollettino regionale sulla qualità dell’aria;
- le ordinanze pubblicate dal proprio Comune;
- le eventuali comunicazioni di ARPA o dell’amministrazione comunale;
- le disposizioni sulle deroghe per l’abitazione e l’impianto interessato.

E se la stufa è l’unico sistema di riscaldamento?
Questo è uno degli aspetti più importanti, specialmente nelle abitazioni rurali e montane. Diverse regioni prevedono esclusioni o deroghe quando il generatore a biomassa è l’unico mezzo disponibile per riscaldare l’abitazione. Le condizioni non sono però identiche ovunque e la semplice presenza di una stufa utilizzata abitualmente non dimostra, da sola, che si rientri in una deroga. Bisogna leggere attentamente come la disposizione applicabile definisce il riscaldamento alternativo e quali circostanze consentono l’utilizzo di apparecchi altrimenti soggetti a limitazione.
Chi vive in una casa dotata esclusivamente di un vecchio camino dovrebbe verificare queste informazioni presso il Comune o gli uffici competenti, soprattutto prima di sostenere spese per la sostituzione.

Quanto si rischia di multa?
Il riferimento ai 5.000 euro deriva dalle sanzioni previste in Lombardia per la violazione delle disposizioni regionali riguardanti i generatori a biomassa (la Regione richiama una fascia compresa fra 500 e 5.000 euro).
La cifra massima non significa che ogni accensione irregolare comporti automaticamente una sanzione di 5.000 euro.
Gli importi e le procedure di accertamento dipendono dalla disciplina applicabile e dalle circostanze della violazione.
Nelle altre regioni possono essere previste differenti sanzioni amministrative.
I controlli possono riguardare la documentazione dell’impianto, le condizioni di esercizio e il rispetto delle disposizioni vigenti.
Come usare una stufa in modo più sicuro e meno inquinante
Oltre agli obblighi normativi, alcuni comportamenti possono limitare le emissioni e migliorare il funzionamento degli apparecchi.

Le buone pratiche principali
🪵 Utilizzare legna asciutta e combustibili adatti
La legna umida brucia peggio, favorisce la formazione di fumo e può aumentare i depositi nell’impianto e nella canna fumaria.
È importante utilizzare soltanto combustibili adatti e consentiti per il proprio generatore.
Non bisogna bruciare legno trattato, verniciato, plastiche, rifiuti o materiali non destinati alla combustione domestica.
🛠️ Curare manutenzione e canna fumaria
Controlli e pulizia periodica aiutano a mantenere l’impianto in condizioni di funzionamento adeguate.
La frequenza degli interventi dipende dall’apparecchio, dall’utilizzo e dalle prescrizioni tecniche e normative.
Per le attività che richiedono competenze specifiche bisogna rivolgersi a personale qualificato.
Una canna fumaria ostruita o deteriorata può creare situazioni pericolose, comprese fuoriuscite di fumo, incendi e problemi legati al monossido di carbonio.
🔥 Seguire le istruzioni per una combustione corretta
La combustione dipende dalla quantità di combustibile, dall’apporto d’aria e dalle caratteristiche dell’apparecchio.
È importante seguire le istruzioni del costruttore per accensione, regolazione e caricamento.
Una combustione soffocata, con fumo persistente, può aumentare le emissioni inquinanti.
📄 Conservare la documentazione dell’impianto
È utile conservare la documentazione che identifica marca, modello, classe ambientale e caratteristiche dell’apparecchio.
Devono inoltre essere rispettati gli obblighi applicabili relativi a manutenzione, registrazione e combustibile utilizzato.
Per gli impianti a pellet, diverse regioni prevedono l’utilizzo di pellet certificato conforme alla classe A1 e richiedono di conservarne la documentazione.
Conviene sostituire un vecchio camino o una stufa?
Prima di acquistare un nuovo impianto è opportuno considerare il fabbisogno energetico dell’abitazione, le condizioni dell’edificio e le alternative disponibili. Un apparecchio moderno può avere emissioni inferiori rispetto a un generatore tradizionale, ma il risultato dipende anche dall’installazione, dal combustibile e dall’uso corretto. In alcuni casi può essere utile intervenire prima sull’isolamento dell’edificio, per ridurre la quantità di energia necessaria a riscaldarlo.
Le soluzioni da valutare possono comprendere apparecchi a biomassa più efficienti, pompe di calore e altri sistemi compatibili con le caratteristiche dell’immobile.
La scelta dovrebbe essere effettuata con l’assistenza di professionisti competenti, verificando le disposizioni locali e i requisiti tecnici.
Esistono incentivi per cambiare impianto?
Gli strumenti di incentivazione possono aiutare a sostenere interventi di efficientamento energetico e sostituzione di generatori esistenti. Esistono meccanismi nazionali e iniziative regionali o locali, ma requisiti, risorse disponibili, scadenze e modalità di richiesta possono cambiare. Prima di procedere conviene verificare gli incentivi disponibili, l’eventuale obbligo di rottamazione del vecchio impianto e la documentazione richiesta.
Il problema riguarda soltanto l’inverno?
Le concentrazioni di particolato possono diventare particolarmente elevate durante la stagione fredda, quando aumentano le combustioni per il riscaldamento e le condizioni atmosferiche possono favorire il ristagno degli inquinanti.
Per questa ragione numerose misure stagionali sono concentrate tra ottobre e marzo.
Altre disposizioni, però, sono permanenti e riguardano l’installazione di nuovi apparecchi, la qualità del pellet o i requisiti degli impianti.
Per ridurre l’inquinamento atmosferico servono inoltre interventi che coinvolgono trasporti, industria, agricoltura, edifici e sistemi energetici.
Le emissioni derivanti dal riscaldamento domestico costituiscono una componente importante del problema, ma non sono l’unica sorgente.
Prima di accendere il camino: cinque controlli utili
- Individua la classe ambientale della stufa o del camino attraverso i documenti del costruttore.
- Controlla le regole regionali applicabili al comune in cui si trova l’abitazione.
- Verifica le ordinanze comunali e l’eventuale livello di allerta PM10.
- Accerta se esistono deroghe per il tuo caso, soprattutto quando la biomassa è l’unico sistema di riscaldamento.
- Controlla manutenzione, combustibile e documentazione prima di utilizzare l’impianto.
Se le informazioni rimangono poco chiare, è preferibile chiedere conferma agli uffici competenti prima dell’accensione.
Riscaldare la casa senza peggiorare la qualità dell’aria
Le limitazioni su stufe e camini possono creare difficoltà pratiche ed economiche, soprattutto per chi vive in abitazioni isolate, in montagna o in edifici poco efficienti. Per questo è importante che le politiche di miglioramento della qualità dell’aria tengano conto delle differenze territoriali e delle possibilità economiche delle famiglie.Le norme sulla qualità dell’aria hanno l’obiettivo di ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti, ma la loro efficacia dipende anche dalla disponibilità di informazioni comprensibili, incentivi accessibili e alternative tecnicamente praticabili.
Il riscaldamento domestico si collega inoltre a un tema più ampio: il modo in cui produciamo e consumiamo energia. Ne abbiamo parlato anche nell’approfondimento di Viaggiare con Lentezza sul riscaldamento globale e sulle azioni individuali e collettive per ridurre le emissioni.
Una transizione energetica efficace richiede interventi sugli edifici, impianti adatti alle condizioni locali, tutela della salute e attenzione alle persone che hanno minori possibilità di sostenere nuove spese.
Per chi utilizza stufe e camini, il primo passo concreto è conoscere le caratteristiche del proprio apparecchio e le disposizioni applicabili nel proprio comune. È il modo più semplice per evitare violazioni e contribuire a ridurre l’inquinamento domestico.
Una domanda per i lettori 💬
Utilizzate una stufa a legna, a pellet o un camino per riscaldare casa? Avete già verificato la classe ambientale dell’impianto e le limitazioni presenti nel vostro comune? Raccontateci nei commenti quali difficoltà avete incontrato e quali alternative state valutando.
Fonti e approfondimenti
Controllo redazionale: 26 ottobre 2026. Questa panoramica riguarda alcune delle principali disposizioni regionali in vigore per la stagione 2026–2027. Non sostituisce i testi normativi, le ordinanze comunali e le comunicazioni delle autorità competenti.
- Lombardia: Regione Lombardia – Utilizzo dei generatori a biomassa legnosa, divieti e sanzioni; misure temporanee per la qualità dell’aria.
- Emilia-Romagna: Arpae – Limitazioni per gli impianti a biomassa, stagione 2026–2027; provvedimento regionale del settembre 2026 sulle misure compensative.
- Piemonte: Regione Piemonte – Limitazioni al riscaldamento e alla combustione di biomasse.
- Veneto: Regione Veneto – Regole per la biomassa; Comune di Venezia – Limitazioni 2026–2027.
- Toscana: Regione Toscana – Qualità dell’aria, periodo critico; Aria di Toscana.
- Classificazione ambientale: Decreto ministeriale 7 novembre 2017, n. 186; Arpae – Verifica della classe ambientale.
- Incentivi: Gestore dei Servizi Energetici – Conto Termico, per controllare le condizioni e gli strumenti disponibili.
Prima di utilizzare un impianto: ricontrollare classe ambientale, ordinanze comunali, allerte PM10, deroghe e disposizioni aggiornate. Le misure emergenziali possono cambiare durante la stagione e non sono necessariamente identiche in tutti i comuni della stessa regione.

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