Negli aeroporti si aspetta un volo, si mangia, si dorme qualche ora durante uno scalo. Ma alcune persone ci hanno trascorso mesi, anni e persino decenni. A volte per mancanza di documenti, altre per difficoltà personali o perché non avevano una casa. È davvero possibile vivere dentro un terminal? E cosa prevede la legge italiana?
Controllo redazionale: 5 novembre 2026. Le condizioni di accesso ai terminal dipendono dalle regole dei singoli aeroporti. Le vicende personali riportate sono ricostruite attraverso fonti pubblicate alle date indicate.
Nel novembre 2026 la storia di un giovane svedese ha attirato l’attenzione dei giornali italiani. Si fa chiamare Daniel, ha 25 anni e per settimane ha trovato riparo nell’aeroporto di Napoli-Capodichino, dormendo sulle poltroncine del terminal degli arrivi e ricevendo cibo e aiuto dal personale.
Il ragazzo era senza documenti e non riusciva a ricostruire con chiarezza i propri spostamenti. La sua vicenda ha ricordato a molti il film The Terminal, con Tom Hanks.
Ma vivere in aeroporto è successo davvero, e in alcuni casi per periodi incredibilmente lunghi.
Dal Charles de Gaulle di Parigi a Malpensa, passando per Istanbul e Kuala Lumpur, esistono storie di persone che hanno fatto dei terminal un rifugio quotidiano. Le ragioni sono molto diverse: problemi di cittadinanza, perdita della casa, difficoltà economiche e situazioni personali complesse.
Si può vivere in aeroporto? ▾
Un aeroporto non è un’abitazione e l’accesso agli spazi aeroportuali non dà automaticamente il diritto di stabilirvisi.
Dormire qualche ora in attesa di un volo può essere consentito, mentre una permanenza stabile può comportare controlli, richieste di allontanamento e, in determinate circostanze, sanzioni.
In Italia, l’articolo 9 del decreto-legge 14/2017 prevede sanzioni da 100 a 300 euro per specifiche condotte che impediscono l’accessibilità o la fruizione delle infrastrutture aeroportuali, violando i divieti applicabili. La semplice permanenza prolungata non determina automaticamente questa sanzione.
Dormire una notte in aeroporto è legale?
Capita frequentemente di trascorrere una notte in aeroporto perché un volo parte molto presto, una coincidenza richiede molte ore oppure un collegamento viene cancellato.
In questi casi la possibilità di restare nel terminal dipende innanzitutto dagli orari di apertura e dalle regole dello scalo.
Alcuni aeroporti rimangono aperti ventiquattro ore su ventiquattro. Altri chiudono determinate aree durante la notte oppure permettono l’accesso soltanto ai passeggeri muniti di un titolo di viaggio valido.
Occorre distinguere anche due zone fondamentali:
- Area pubblica
- comprende generalmente gli ingressi, le sale arrivi e le parti del terminal accessibili prima dei controlli di sicurezza. Possono comunque esistere orari, limitazioni e regole specifiche.
- Area riservata ai passeggeri
- si trova oltre i controlli di sicurezza ed è soggetta a requisiti di accesso più rigorosi. Non è uno spazio nel quale chiunque possa entrare e trattenersi liberamente.
Un esempio viene dalla Finlandia: il gestore aeroportuale Finavia vieta espressamente di dormire nelle aree passeggeri senza un biglietto valido, pur consentendo ai viaggiatori in transito di riposare nelle zone dei gate quando necessario.
In Italia ogni aeroporto dispone di un Regolamento di Scalo, predisposto dal gestore e adottato con ordinanza ENAC. Le disposizioni locali e quelle di sicurezza determinano le condizioni di utilizzo degli spazi. Chi deve affrontare una lunga attesa notturna dovrebbe quindi controllare il sito dell’aeroporto e verificare se la zona in cui intende riposare rimanga accessibile.
Cosa rischia chi si stabilisce in un terminal?
La permanenza continuativa può creare problemi differenti da una normale attesa tra due voli.
In Italia l’articolo 9 del decreto-legge 14/2017, convertito nella legge 48/2017, prevede una sanzione amministrativa da 100 a 300 euro per chi impedisce l’accessibilità o la fruizione di determinate infrastrutture pubbliche, comprese quelle aeroportuali, violando i divieti di stazionamento o occupazione degli spazi. Alla sanzione può accompagnarsi un ordine scritto di allontanamento, la cui efficacia cessa dopo 48 ore. La violazione dell’ordine comporta un’ulteriore sanzione e, nei casi previsti dalla legge, la reiterazione delle condotte può portare a provvedimenti più restrittivi.
La semplice presenza prolungata in aeroporto, però, non determina automaticamente l’applicazione di questa norma. Devono ricorrere le condizioni indicate dalla legge. Entrano inoltre in gioco le regole di accesso dello scalo, gli eventuali provvedimenti delle autorità e le circostanze concrete. Quando una persona rimane nel terminal perché non dispone di un alloggio o si trova in difficoltà, possono intervenire anche servizi sociali, associazioni di assistenza e autorità consolari.
Il caso italiano di Malpensa
All’aeroporto di Milano Malpensa, la presenza di persone senza dimora è un fenomeno conosciuto da anni.
Nel luglio 2024 la Prefettura di Varese ha sottoscritto un protocollo per coordinare gli interventi rivolti a chi utilizza gli spazi aeroportuali come riparo. Il documento coinvolge istituzioni locali, gestore aeroportuale, ENAC, strutture sanitarie e organizzazioni del terzo settore, tra cui Croce Rossa e Caritas. L’obiettivo è individuare persone in difficoltà, favorirne la presa in carico e cercare soluzioni abitative e assistenziali, garantendo contemporaneamente il normale funzionamento dell’aeroporto.
Tra le persone che hanno vissuto a Malpensa per molti anni c’è stata Cesira Ton, conosciuta come Emilietta.
Cesira Ton, oltre vent’anni a Malpensa
Originaria del Veneto, Cesira Ton aveva trascorso parte della propria vita alle Mauritius, dove viveva con la famiglia. Dopo una serie di vicende personali e familiari, si ritrovò in Italia e cominciò a frequentare l’aeroporto di Malpensa. Dal 1999 il Terminal 1 divenne il luogo in cui trascorreva le giornate e le notti, circondata da borse, coperte e oggetti personali.
Il personale dello scalo la conosceva da anni.
Emilietta raccontava di sentirsi a proprio agio nell’ambiente aeroportuale, pur vivendo una condizione molto diversa da quella dei passeggeri che lo attraversavano. Nel 2022, a causa del peggioramento delle condizioni fisiche, accettò di trasferirsi in una residenza assistenziale a Dormelletto, nel Novarese. Morì il 17 agosto 2025, all’età di 86 anni. Aveva trascorso oltre vent’anni della propria vita nell’aeroporto lombardo.
Approfondimento: Corriere della Sera, 24 agosto 2025.
Mehran Karimi Nasseri: diciotto anni nell’aeroporto di Parigi
La vicenda più famosa rimane quella di Mehran Karimi Nasseri, rifugiato iraniano conosciuto anche come Sir Alfred Mehran.
Nel 1988 arrivò all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi durante un complicato percorso che avrebbe dovuto portarlo nel Regno Unito. Problemi relativi ai documenti e al proprio status giuridico resero impossibile proseguire normalmente il viaggio. Da quell’anno fino al 2006 visse nel Terminal 1. Dormiva su una panchina rossa, leggeva giornali, scriveva e utilizzava i servizi disponibili nello scalo. Col tempo divenne una presenza familiare per dipendenti e passeggeri. La sua situazione legale cambiò nel corso degli anni. Le autorità francesi gli offrirono la possibilità di regolarizzare la propria permanenza, ma Nasseri non accettò le soluzioni proposte. La sua lunga permanenza fu quindi legata inizialmente a problemi documentali e successivamente anche a scelte personali.
Nel 2006 lasciò l’aeroporto per ragioni di salute. Trascorse gli anni successivi tra ospedali e strutture di accoglienza, prima di tornare al Charles de Gaulle nel 2022.
Morì nello stesso aeroporto il 12 novembre 2022.
La storia che ha ispirato The Terminal
La vita di Nasseri ha contribuito a ispirare The Terminal, il film diretto da Steven Spielberg nel 2004, con Tom Hanks.
Il protagonista della pellicola, Viktor Navorski, rimane bloccato in un aeroporto statunitense perché un cambiamento politico nel proprio Paese rende improvvisamente problematici i suoi documenti.
La storia è romanzata e contiene differenze sostanziali rispetto alla vicenda reale. In particolare, secondo quanto dichiarato nel 2022 da un portavoce dell’aeroporto di Parigi, Nasseri trascorse la sua permanenza nelle aree pubbliche dello scalo, mentre il film rappresenta il protagonista confinato in una zona internazionale di transito.
La vicenda reale fu quindi più complessa della situazione mostrata al cinema.
Altri casi: Istanbul, Nairobi e Kuala Lumpur
Le permanenze molto lunghe negli aeroporti non sono state limitate a Parigi e Malpensa.
Bayram Tepeli: 27 anni all’aeroporto Atatürk
Nel 2018 il quotidiano turco Daily Sabah raccontò la storia di Bayram Tepeli, che viveva nell’aeroporto Atatürk di Istanbul da circa 27 anni.
Arrivato a Istanbul nel 1991 dopo aver lasciato la propria città natale, Tepeli aveva trovato lavoro nel settore delle pulizie. In seguito aveva cominciato a utilizzare l’aeroporto anche come luogo in cui dormire.
Nel suo caso non si trattava di un problema di documenti o di un passeggero rimasto bloccato tra due Paesi. L’aeroporto era diventato il suo ambiente quotidiano attraverso una combinazione di lavoro e difficoltà abitative.
Sanjay Shah: tredici mesi nell’aeroporto di Nairobi
Nel 2004 Sanjay Shah rimase bloccato nell’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta, in Kenya, dopo essere stato respinto dalle autorità britanniche.
Shah disponeva di un passaporto da cittadino britannico d’oltremare, una condizione che non gli garantiva automaticamente il diritto di entrare e stabilirsi nel Regno Unito.
Nel frattempo aveva rinunciato alla cittadinanza keniana, trovandosi in una situazione giuridica particolarmente difficile.
Visse per circa tredici mesi nell’aeroporto di Nairobi, ricevendo visite e aiuto dalla famiglia e dal personale. Nel 2005 ottenne la cittadinanza britannica e poté lasciare lo scalo.
Hassan al-Kontar: sette mesi in aeroporto in Malesia
Nel 2018 il rifugiato siriano Hassan al-Kontar trascorse circa sette mesi all’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur.
In seguito alla guerra in Siria e a problemi con passaporto e permessi di soggiorno, non riusciva a trovare un Paese disposto ad accoglierlo.
Durante la permanenza nell’aeroporto documentò la propria situazione sui social, raccontando le difficoltà quotidiane, il cibo ricevuto e le lunghe ore di attesa.
Il suo caso attirò l’attenzione internazionale. Dopo un periodo di trattenimento da parte delle autorità malesi, ottenne protezione in Canada e vi arrivò il 26 novembre 2018.
Successivamente ha raccontato la propria esperienza anche alla Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, per la quale ha lavorato in Canada.
Un aeroporto è davvero una zona senza leggi?
Una delle idee più diffuse, alimentata anche dal cinema, è che la zona internazionale di un aeroporto costituisca una specie di territorio neutrale, fuori dalla giurisdizione di qualsiasi Stato.
Non è così.
Gli aeroporti si trovano nel territorio di uno Stato e sono sottoposti alle sue leggi. Le aree internazionali di transito hanno regole particolari in materia di immigrazione e controlli di frontiera, ma non diventano territori indipendenti. Nell’area Schengen, per esempio, un visto di transito aeroportuale può permettere di attraversare una zona internazionale in attesa di un collegamento, senza autorizzare automaticamente l’ingresso nel territorio Schengen. Inoltre, la normativa europea sulla sicurezza dell’aviazione, contenuta nel Regolamento (CE) 300/2008, stabilisce requisiti per il controllo degli accessi alle aree aeroportuali riservate.
Il fatto di trovarsi in una zona di transito non attribuisce quindi il diritto di rimanervi indefinitamente. Le situazioni che riguardano richieste di asilo, persone prive di cittadinanza o respingimenti richiedono una valutazione giuridica specifica.
Daniel, il giovane che viveva a Capodichino, ha ritrovato la famiglia
La vicenda napoletana che ha riportato il tema sulle pagine dei giornali ha avuto un importante sviluppo nei primi giorni di novembre 2026.
Il 2 novembre Daniel ha accettato il supporto dei servizi sociali del Comune di Napoli ed è stato accolto in una struttura temporanea.
Il giorno successivo il Comune ha comunicato che, grazie alla collaborazione con l’Ambasciata di Svezia, il giovane era riuscito a ristabilire i contatti con i genitori, che non avevano sue notizie dal mese di agosto.
Daniel ha espresso il desiderio di tornare in Svezia. Al controllo del 5 novembre 2026, le fonti consultate confermano il ricongiungimento telefonico con la famiglia e l’accoglienza temporanea a Napoli, ma non documentano ancora il suo effettivo rientro in patria.
La vicenda mostra anche un aspetto importante delle permanenze negli aeroporti: dietro una presenza apparentemente insolita può esserci una persona che ha bisogno di assistenza, documenti, protezione o di ritrovare i propri riferimenti familiari.
Perché alcune persone scelgono un aeroporto come riparo? ▾
Nei terminal si trovano bagni, illuminazione, personale e ambienti riparati dalle intemperie. In alcuni aeroporti esistono aree aperte anche durante la notte. Per chi non dispone di una sistemazione stabile, queste condizioni possono rendere lo scalo un rifugio temporaneo. La permanenza, però, non garantisce privacy, riposo adeguato o assistenza continuativa e può essere interrotta dalle autorità competenti.
Un luogo di passaggio che per qualcuno diventa una casa
Gli aeroporti sono progettati per accogliere persone che arrivano, partono o attendono una coincidenza. Gli spazi sono organizzati intorno a orari, controlli e movimenti continui. Le storie di Mehran Karimi Nasseri, Cesira Ton, Bayram Tepeli e Daniel mostrano situazioni personali molto differenti. Non tutte nascono da un impedimento legale e non tutte terminano nello stesso modo. Si può quindi finire per vivere in un aeroporto, ma questo non significa che il terminal sia un’abitazione riconosciuta o che sia consentito stabilirvisi liberamente.
Per molti, soprattutto, la permanenza non è una scelta di viaggio. È il risultato di circostanze dalle quali può essere molto difficile uscire senza l’aiuto di altre persone.
Fonti e approfondimenti
- ENAC – Regolamento di Scalo.
- Decreto-legge 14/2017, articolo 9 – Sanzioni e occupazione degli spazi e articolo 10 – Ordini di allontanamento e divieti di accesso.
- Ministero dell’Interno – Protocollo per le persone senza dimora a Malpensa, 29 luglio 2024.
- Finavia – Regole di permanenza negli aeroporti finlandesi.
- Unione europea – Regolamento 300/2008 sulla sicurezza dell’aviazione civile.
- ANSA – Daniel ritrova la famiglia in Svezia, 3 novembre 2026.
- Corriere della Sera – Cesira Ton e gli anni a Malpensa, agosto 2025.
- Associated Press – La morte di Mehran Karimi Nasseri, 12 novembre 2022.
- Daily Sabah – Bayram Tepeli, 27 anni all’aeroporto Atatürk.
- The Independent – Sanjay Shah e i tredici mesi a Nairobi, 2005.
- Amnesty International – Hassan al-Kontar, dicembre 2018.
- Federazione internazionale della Croce Rossa – La storia di Hassan al-Kontar.
Controllo redazionale: 5 novembre 2026. Regole aeroportuali, condizioni di ingresso e provvedimenti di sicurezza possono cambiare. Per informazioni applicabili a uno scalo specifico, consultare il gestore e le autorità competenti.

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