Quando si parla di spiriti giapponesi, è facile mettere tutto nello stesso cassetto: fantasmi, mostri, divinità, animali parlanti, oggetti animati, presenze dei boschi e creature comiche o inquietanti. Il folklore del Giappone, però, usa parole diverse per raccontare mondi diversi. Alcune presenze appartengono alla religione, altre alla paura popolare, altre ancora sembrano nate per spiegare rumori, incidenti, paesaggi e piccole stranezze della vita quotidiana.
In italiano viene spontaneo parlare genericamente di “spiriti”, ma per il Giappone tradizionale è più preciso partire da tre termini: kami, yūrei e yōkai. I kami sono potenze sacre legate allo shintoismo, presenti nella natura, negli antenati, in luoghi particolari o in oggetti venerati. Gli yūrei sono fantasmi, spesso collegati ai morti che non hanno trovato pace. Gli yōkai, invece, sono creature molto più elastiche: mostri, apparizioni, animali trasformisti, oggetti viventi, spiriti burloni o presenze che abitano il confine tra paura e umorismo.

Luoghi sacri, kami e paesaggio spirituale
Una delle cose più interessanti del mondo spirituale giapponese è il suo rapporto con i luoghi.
Un albero antico, una montagna, una cascata, un santuario nascosto tra i cedri o una pietra venerata possono essere percepiti come spazi abitati da una presenza sacra. In questo senso i kami non sono semplicemente “dei” nel modo in cui spesso li immaginiamo in Occidente. Possono essere forze naturali, antenati illustri, elementi del paesaggio, energie benefiche o temibili che meritano rispetto.
Lanterne illuminate in un santuario giapponese al tramonto. Foto crediti: elder®
Accanto a questa dimensione sacra esiste un immaginario popolare più instabile, popolato da spiriti e creature che spiegano il lato strano del mondo. Un rumore nel buio, una strada solitaria, un oggetto dimenticato, una corrente pericolosa in un fiume, una nevicata improvvisa: tutto può diventare racconto. Gli spiriti giapponesi non sempre fanno paura: a volte trasmettono prudenza, rispetto per le cose vecchie, attenzione verso la natura e memoria dei morti.
Yūrei: i fantasmi inquieti
Gli yūrei sono probabilmente le figure più vicine ai fantasmi occidentali. Nelle storie tradizionali appaiono spesso come presenze legate a un dolore irrisolto, a una morte violenta, a un torto subito o a un legame troppo forte con il mondo dei vivi. L’iconografia giapponese li ha resi riconoscibili: capelli lunghi e sciolti, veste bianca, mani cadenti, volto pallido.
Questa iconografia, fissata anche dal teatro e dalle stampe, ha influenzato molto cinema horror giapponese moderno.
Il rapporto con i defunti, però, non è fatto solo di paura. Durante l’Obon, una delle ricorrenze estive più importanti in Giappone, molte famiglie ricordano gli antenati, visitano le tombe, preparano offerte e partecipano a danze collettive. Secondo la tradizione, gli spiriti degli antenati tornano temporaneamente vicino ai familiari.
Un momento in cui memoria, rito, famiglia e comunità si incontrano.
Statue di Jizō a Nikkō, in Giappone. Nella tradizione buddhista giapponese, Jizō è una figura di protezione legata ai bambini, ai viaggiatori e alle anime che attraversano passaggi difficili. Foto: AXP Photography via Pexels.
Yōkai: mostri, burloni e presenze dell’assurdo
Gli yōkai sono forse la parte più sorprendente del folklore giapponese. Alcuni sono pericolosi, altri ridicoli, altri ancora sembrano nati da un gioco visivo. Il kappa, legato all’acqua, viene spesso descritto come una creatura di fiumi e stagni: può essere minaccioso, ma anche buffo e trattabile.
Statua di kappa a Tokyo. Il kappa è uno degli yōkai più conosciuti del Giappone, legato all’acqua, ai fiumi e ai racconti popolari usati anche per insegnare prudenza vicino agli specchi d’acqua. Foto: Dane Cardiel
La kitsune, la volpe, è famosa per la capacità di trasformarsi e ingannare gli esseri umani.
Maschera kitsune ispirata alla volpe del folklore giapponese. Le kitsune sono creature trasformiste legate agli yōkai, ma le volpi bianche dei santuari Inari hanno anche un significato sacro come messaggeri della divinità. Crediti illustrazione: ヒロミ オガワ
Il tanuki, cane procione del folklore, è un altro trasformista, spesso associato a scherzi, travestimenti e appetiti molto terreni.
Statue di tanuki in Giappone. Il tanuki è il cane procione del folklore giapponese, spesso raffigurato come animale trasformista, scherzoso e legato alla fortuna popolare. Foto: Viridiana Rivera via Pexels.
Ci sono poi gli oni, demoni robusti e terribili, i tengu, esseri collegati alle montagne e alle arti marziali, e la yuki-onna, la donna delle nevi, bellissima e mortale, che porta con sé il gelo dell’inverno.
Statua rossa di oni in Giappone. Gli oni sono demoni del folklore giapponese, spesso raffigurati con corna, volto feroce e grande forza fisica. Foto: James L via Pexels.
Queste figure cambiano molto da regione a regione e da epoca a epoca. Il folklore giapponese non è un catalogo fisso: è un insieme mobile di racconti, immagini, paure, scherzi e insegnamenti.
Statua di tengu sul Monte Takao, a Tokyo. I tengu sono figure del folklore giapponese associate alle montagne, agli alberi, al vento e alle arti marziali. Foto: Markus Winkler via Pexels.
Gli oggetti che prendono vita
Tra gli spiriti giapponesi più affascinanti ci sono i tsukumogami, oggetti antichi o abbandonati che prendono vita. Nelle raffigurazioni tradizionali si vedono ombrelli, strumenti musicali, lanterne, sandali, ventagli e utensili domestici trasformati in creature con occhi, bocche, gambe e braccia. Il tema appare in rotoli illustrati come la “Parata notturna dei cento demoni”, dove oggetti e mostri attraversano la notte prima di fuggire alla luce dell’alba.
Dettaglio della “Parata notturna dei cento demoni”, rotolo giapponese con yōkai, demoni e oggetti animati. Opera di Tachibana Gadō, 1892, pubblico dominio, Metropolitan Museum of Art.
Queste immagini hanno un lato comico, ma portano anche un messaggio concreto: le cose usate per anni non sono del tutto mute. Un oggetto vecchio conserva tracce di lavoro, mani, abitudini e memoria. Trasformarlo in creatura significa dare forma visibile a un rapporto affettivo con il mondo materiale, ma anche alla paura che ciò che viene trascurato possa tornare a reclamare attenzione.
Shirime, lo yōkai dell’occhio assurdo
Tra le creature più bizzarre compare lo shirime, reso popolare anche da illustrazioni e racconti moderni sugli yōkai. Il nome viene spesso tradotto come “occhio del sedere”. La storia racconta di una figura apparentemente umana che ferma un viandante di notte, si spoglia e mostra un grande occhio luminoso collocato in una parte del corpo decisamente inattesa. Il suo scopo non sembra essere uccidere o divorare, ma spaventare, confondere e umiliare chi lo incontra.
Lo shirime fa capire bene una cosa: il folklore giapponese non separa sempre il terrore dal ridicolo. Alcuni yōkai funzionano proprio perché sono disturbanti e comici allo stesso tempo. La paura nasce dal buio, dall’imprevisto, dal corpo che si deforma, ma anche dalla rottura improvvisa delle regole sociali. In un contesto tradizionale fatto di gesti codificati, abiti, saluti e gerarchie, una creatura che si presenta in modo così osceno diventa una piccola esplosione di caos.
Altri yōkai curiosi del folklore giapponese
Lo shirime, con il suo occhio collocato nella parte posteriore del corpo, è una delle figure più assurde del folklore giapponese, ma il mondo degli yōkai è pieno di creature altrettanto strane. Molte nascono da paure quotidiane, scherzi visivi, oggetti trascurati e situazioni domestiche trasformate in racconto.
Tra gli esempi più curiosi c’è il mokumokuren, una presenza fatta di molti occhi che appaiono nei buchi delle vecchie porte scorrevoli di carta. La sua immagine sembra dare forma alla sensazione inquietante di sentirsi osservati dentro una casa antica. L’akaname, invece, è legato ai bagni sporchi: il suo nome viene spesso reso come “leccatore di sporcizia”, e la sua funzione narrativa è molto concreta, ricordare che ciò che viene trascurato può diventare sgradevole e disturbante.
Altri yōkai giocano con il corpo e l’identità. Il noppera-bō appare come una persona normale, ma quando si avvicina rivela un volto completamente liscio, senza occhi, naso o bocca. La futakuchi-onna, la donna con due bocche, porta invece una seconda bocca nascosta dietro la testa, spesso collegata a storie di fame, segreti familiari e punizioni simboliche.
Ci sono poi gli oggetti animati, come il kasa-obake, l’ombrello con un occhio solo, una lingua lunga e una gamba. Appartiene al mondo dei tsukumogami, dove utensili vecchi o dimenticati prendono vita e diventano presenze notturne. Queste creature mostrano quanto il folklore giapponese sappia trasformare una porta, un bagno, una strada o un oggetto comune in una piccola scena dell’inquietudine.
Perché queste storie parlano ancora a chi viaggia
Visitare il Giappone con attenzione lenta significa anche accorgersi di questo immaginario. Nei santuari, nei templi, nei musei, nelle feste estive, nelle stampe ukiyo-e, nei quartieri antichi e perfino nei manga contemporanei, gli spiriti giapponesi continuano a comparire. A volte sono sacri, a volte inquietanti, a volte teneri o grotteschi. Spesso ricordano che un luogo non è fatto soltanto di architettura e paesaggio, ma anche di racconti.
Gli yōkai e gli yūrei danno voce a paure molto umane: perdersi di notte, non rispettare i morti, dimenticare gli oggetti, entrare in un fiume pericoloso, camminare da soli in una strada sconosciuta. I kami, invece, insegnano a guardare certi spazi con più cautela e gratitudine. Insieme, queste presenze mostrano un Giappone dove il visibile e l’invisibile si sfiorano spesso, anche nei dettagli più comuni.
Forse è proprio questa la parte più bella: nel folklore giapponese uno spirito può abitare una montagna sacra, ma anche un vecchio ombrello. Può apparire come una donna tragica, una volpe astuta, un demone feroce o una creatura assurda che vive solo per far sobbalzare un passante. Dentro queste storie c’è un modo di guardare il mondo in cui nulla è davvero banale, nemmeno una strada buia, un utensile dimenticato o una risata improvvisa nel cuore della notte.
Pagine web per approfondire
- https://d-museum.kokugakuin.ac.jp/eos/
- https://www.britannica.com/topic/kami
- https://www.metmuseum.org/art/collection/search/816210
- https://www.ashmolean.org/event/japanese-ghosts-and-demons-ukiyo-e-prints-from-the-ashmolean
- https://www.japan.travel/en/sg/story/how-much-do-you-know-about-summer-traditions-japan/
- https://en.wikipedia.org/wiki/Shirime









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