Un Buddha rotondo siede incastonato nel legno sulle ninfee su cui è stato scolpito, accanto a lui in un legno simile un Confucio tiene un boccale in mano e guarda sorridente davanti a sé, sul ciglio di un fiume in cui pesci nuotano tra onde che somigliano a conchiglie. Nel mondo poco distante, farfalle e libellule svolazzano tra le piante e i fiori dell’homestay di Mù Cang Chải in cui mi trovo. Sono nel nord del Vietnam.
La domanda che mi faccio da giorni, in questo 2026, è se è possibile un turismo sostenibile nel Sud-est asiatico.
In questo villaggio c’è qualcosa che assomiglia a un ritmo di vita sereno e pacifico. I proprietari e le proprietarie dei piccoli spacci spesso siedono sul ciglio della strada in attesa. Arrivano pochi clienti. Poca gente, pochi guadagni. La povertà è in primo piano. Tuttavia c’è sui volti un adattamento quieto e sicuro al ritmo della cittadina, non vedo espressioni grigie, non noto frustrazione. Le prime impressioni di un forestiero.
I vicini chiacchierano dalle sponde opposte della strada, nelle officine si smontano e riparano pezzi dei motorini, alcuni locali espongono i coloratissimi vestiti della popolazione Hmong che in gran parte abita le montagne circostanti.
Il viaggio che mi ha portato qui, tuttavia, non ha avuto le tonalità di queste poche ore. È il 13 di maggio, e quassù nel nord del Vietnam le piogge cominciano a essere regolari. L’acqua scende dal cielo ogni sera e quasi ininterrottamente per tutta la notte, per interrompere definitivamente la sua caduta, incredibilmente, quasi sempre intorno alle sette di mattina. Esce il sole e gradualmente le temperature si riassestano sui trenta gradi, con picchi più alti nella parte centrale della giornata.
Sono atterrato a Bangkok, in Thailandia, il 26 aprile.

Il mio primo viaggio in Asia ha varie ragioni che lo hanno fatto nascere, ma una è la spinta principale, incontrare visioni della vita differenti da quelle conosciute in Occidente, imbattermi in stili di vita in cui lavoro, socialità, coltivazione dei propri interessi, godimento del tempo libero abbiano un vero equilibrio, rasserenante e fecondo, condiviso dalla maggioranza delle persone, e ancora radicato in tradizioni e costumi. Una ricerca a cui dare una risposta.
La prima cosa che colpisce però chi arriva in quest’area del pianeta da novello visitatore è come le città e i luoghi più descritti, fotografati e spesso decantati da guide cartacee e digitali non combacino con le loro narrazioni. Sono invece piuttosto contraffatti, agghindati e organizzati per i desideri più impulsivi e di rapida digestione dei turisti. Quelle che sono considerate ricchezze culturali e naturalistiche sono inanellate in percorsi che una volta messi i piedi per terra e fatti i primi passi si viene insistentemente spinti a percorrere tutti allo stesso modo, finendo in un flusso di quartieri, attrazioni, biglietti di ingresso e consumazioni che si contornano, si fissano sullo schermo dello smartphone, ci si lascia alle spalle rimanendo con uno strano e indefinibile senso di vuoto. Anche se inevitabilmente interiori moti ribelli si accendono, quelle tipicità, quella bellezza, quei templi e pagode, palazzi e musei, aree naturali, spiagge, fiumi e cascate della Thailandia come del Laos o del Vietnam sembra impossibile poterle godere in modo diverso, perché così sono oramai apparecchiati, così vengono presentati e venduti.

La prima opzione è decidere di essere il visitatore dei luoghi anonimi, quelli che somigliano ai vicoli di Venezia, le traverse e i passaggi appena lontani dalla piazza San Marco, dal ponte di Rialto, dal ghetto ebraico, dal Lido, che in quattro e quattr’otto ti lasciano in un sorprendente silenzio, in uno sbalorditivo deserto, intento a osservare architetture e canali, con pochi sconosciuti che hanno avuto bisogni simili ai tuoi.
Non lascia indifferenti il fatto che il Sud-est asiatico si mostri in balìa di un turismo di massa, che i governi stessi, di Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam promuovono con efficienza per garantirsi le entrate necessarie allo sviluppo a cui tendono.
Questo è il cibo pronto che un principiante di questo oriente del sud si trova in tavola se non si dà il tempo di riorganizzarsi, di conoscere più a fondo, di costruirsi una dieta diversa, provare, imparare, scegliere anche a queste latitudini di un mondo globalizzato.
Non è facile, ma si può riuscire. E la sfida non è così banale come sembra.
Turismo sostenibile nel Sud-est asiatico: cercare un altro ritmo
Cambi gli orari di visita dei luoghi celebri? A Bangkok ad esempio non sfuggi alle visite in massa, perché le aperture non avvengono all’alba, ma aiuta, perché nelle prime ore del mattino sarai parte di un gruppo di visitatori più ridotti e di persone che hanno scelto un approccio simile, non una visita lampo, non corse nell’afa rovente con ventilatore portatile in mano.
Potresti decidere di non visitare bellezze naturali mozzafiato come le cascate di Kuang Si vicino alla città patrimonio UNESCO di Luang Prabang, in Laos, perché sai che ti troverai nel mezzo di un set fotografico in cui in ogni angolo, sui sentieri come dentro le fontane d’acqua limpida, davanti ai recinti dietro cui sonnecchiano orsi protetti a rischio estinzione come sotto le cascate, in decine saranno in posa per immortalare il momento per dimenticarsi di quello che hanno intorno pochi secondi dopo, senza fermarsi, senza darsi la possibilità di entrare in sintonia con più tempo a disposizione con la straordinaria natura che domina il luogo.

Oppure puoi sforzarti di trovare la dimensione necessaria dentro di te: andare, stare al gioco, ammirare lo spettacolo straordinario che hai intorno e immergertici a modo tuo, come una donna che osservavo dalla sponda, seduta su delle pietre nel bacino della cascata, con un e-book reader in mano, intenta a leggere mentre intorno qualcuno si fotografava sotto il getto d’acqua, qualcuno con abito elegante e cappello di fronte alle rocce, alcuni gettavano una bottiglia di plastica vuota a un cagnolino per filmarlo mentre correva a riprenderla nell’acqua.
Non intendo giudicare frettolosamente chi vive le escursioni in natura in un modo diverso dal proprio, ma sottolineare una mancanza di ascolto e comprensione dei luoghi che riducono anche, e molto a mio parere, la possibilità di viverli davvero. E questi pensieri e sensazioni li leggevi nelle espressioni di tanti passeggiatori di quella giornata che scesi dall’autobus con me carichi di emozioni e aspettative, dopo poco più di una mezz’ora incontravi già di ritorno sui loro passi, verso l’uscita, come svuotati, delusi e infastiditi.
Le celebri località del Sud-est asiatico credo che facciano emergere in modo chiaro la necessità di una cultura del viaggio e del turismo differenti, dei viaggiatori come delle istituzioni e organizzatori. Valorizzazione e sfruttamento delle potenzialità di un territorio, forse, si possono armonizzare se poggiano sul rispetto dei suoi equilibri e della misura della sua vivibilità. Il pianeta Terra è vasto, incredibilmente vario e attraente, è possibile che anche il suo godimento vada distribuito secondo equità?
Le risaie di Mù Cang Chải
A Mù Cang Chải cammino presto di giorno sulla cima del monte da cui si vedono le onde degli argini delle risaie che disegnano meravigliosamente i pendii. Si rimane abbacinati dalla bellezza dei terrazzamenti, alcuni colmi d’acqua, altri arati da poco che famiglie di contadini stanno mondando dalle erbacce, livellando e seminando.

È un alternarsi di sfumature di verde, azzurro, marrone, che degradano verso il villaggio.

Ci sono capanne in bambù che punteggiano il paesaggio. Sarà dove sono riposti gli strumenti e ci si riposa all’ombra, penso. Nelle vasche anatre nuotano tranquille tra le piantine in crescita che emergono dalla superficie. So che i contadini sono lì al lavoro dall’alba. Quella fatica porta con sé opere che non possono che lasciare ammirati. Ogni tanto mi devo scansare dallo stretto sentiero perché altri contadini sfrecciano sugli scooter stracarichi di sacchi e arnesi; nel pomeriggio salendo verso una foresta di bambù ne incontro uno con una motozappa legata al portapacchi.

Questo incontrare la vita quotidiana un passo alla volta, camminando il mondo, vedendo differenze e somiglianze, è la bussola da tirar fuori dalla sacca. So che migliaia di viaggiatori, camminatori, ricercatori ed esploratori stanno vivendo e descrivendo simili situazioni e sensazioni, e sono certo che ecco, questi punti cardinali appartengono alla mappa di un turismo sostenibile.

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