Filitosa si trova nel territorio di Sollacaro, nella valle del Taravo, nella parte meridionale della Corsica. È uno dei siti archeologici più importanti dell’isola e conserva tracce di una frequentazione umana durata migliaia di anni, dal Neolitico fino all’epoca romana.
L’immagine mostra una statua-menhir in granito, una delle opere che hanno reso Filitosa conosciuta nel Mediterraneo. Il volto è rappresentato con pochi elementi molto evidenti: occhi scavati, naso sporgente e profilo arrotondato della testa. Altre statue del sito presentano spade, pugnali, corazze, cinture e dettagli anatomici scolpiti direttamente nella pietra.
Sito preistorico di Filitosa su Google Maps 📍
Che cosa sono le statue-menhir
Una statua-menhir è un grande monolite lavorato per assumere caratteristiche umane. A Filitosa alcune pietre erette nel IV millennio a.C. furono successivamente scolpite o rielaborate, soprattutto durante l’Età del Bronzo. Le figure più elaborate vengono datate indicativamente intorno al 1200 a.C.
I personaggi raffigurati hanno spesso un aspetto guerriero. Su diverse statue si riconoscono armi, elmi e protezioni del corpo. Gli archeologi hanno proposto varie interpretazioni: capi, antenati, guerrieri, figure protettrici oppure personaggi legati a culti e rituali. La loro funzione precisa resta discussa, quindi è meglio evitare spiegazioni troppo sicure.
L’archeologo Roger Grosjean interpretò alcune statue come rappresentazioni degli Shardana, uno dei gruppi citati nelle fonti egizie tra i cosiddetti Popoli del Mare. Questa teoria ha avuto grande diffusione, ma oggi viene considerata una delle possibili letture storiche e non una conclusione definitiva.
L’allineamento di cinque statue-menhir che vedete durante la visita non corrisponde alla loro disposizione preistorica originaria. Le statue furono trovate distese, con il volto rivolto verso il terreno, e vennero riunite nell’attuale posizione per proteggerle e renderle più facili da osservare. Oggi si trovano nella valle, vicino a un ulivo secolare.
La scoperta di Filitosa
Il sito fu individuato nel 1946 da Charles-Antoine Cesari, proprietario del terreno. La vegetazione nascondeva pietre lavorate e resti di costruzioni che la tradizione locale interpretava in modi diversi. Cesari intuì l’importanza del ritrovamento e segnalò l’area agli studiosi.
Nel 1954 arrivò Roger Grosjean, archeologo e ricercatore del CNRS. Le campagne di scavo portarono alla luce statue-menhir, strutture abitative, ceramiche, utensili e monumenti costruiti durante differenti fasi della preistoria corsa. Gli scavi continuarono per oltre vent’anni e permisero di ricostruire una sequenza di occupazione molto lunga.
Filitosa venne successivamente classificata come Monumento storico. Oggi il sito comprende il percorso archeologico all’aperto e un museo dedicato al megalitismo corso, dove sono esposti reperti e materiali utili per comprendere meglio le diverse fasi di frequentazione.
Le torri e il villaggio dell’Età del Bronzo
Durante la visita incontrerete anche i resti di costruzioni attribuite alla cultura torreana. Le cosiddette torre sono edifici circolari o semicircolari realizzati con grandi blocchi di granito. La loro funzione viene collegata ad attività comunitarie, difensive, rituali o di controllo delle risorse, ma anche in questo caso gli studiosi mantengono una certa prudenza.
Il percorso ufficiale attraversa il monumento orientale, i resti delle abitazioni, il monumento centrale e il complesso occidentale. Alcune statue-menhir furono riutilizzate come materiali da costruzione nelle strutture più tarde. Questo riuso mostra che, nel corso dei secoli, il significato attribuito alle grandi figure di pietra era cambiato.
Filitosa e la civiltà nuragica della SardegnaTra la Corsica meridionale e la Sardegna esistevano contatti già durante l’Età del Bronzo. Le due isole distano appena tredici chilometri nel punto più vicino e le somiglianze nelle ceramiche, nei contesti funerari e nelle costruzioni indicano la circolazione di conoscenze, tecniche e probabilmente persone.
Le torre della cultura torreana, presenti anche a Filitosa, richiamano soprattutto i più antichi nuraghi a corridoio della Sardegna. Secondo alcuni studi, i modelli architettonici sardi influenzarono la costruzione delle prime torri della Corsica meridionale all’inizio del Bronzo medio. Nei secoli successivi le due culture svilupparono caratteristiche differenti.
Il confronto con la Sardegna riguarda principalmente le architetture. Le statue-menhir di Filitosa non sono considerate opere nuragiche. Gli archeologi descrivono oggi un quadro di scambi e influenze tra comunità vicine; la vecchia ipotesi di una vera invasione proveniente dalla Sardegna non è considerata dimostrata.
Per approfondire: i nuraghi della Sardegna e le torre della Corsica.
Come organizzare la visita
Il percorso si sviluppa all’aperto per circa un chilometro e mezzo. Per completare la visita servono in media tra un’ora e un’ora e mezza, ma chi vuole osservare con calma le statue, i monumenti e il museo può prevedere più tempo.
Il terreno presenta pietre, tratti irregolari e leggere salite. Sono consigliate scarpe comode, acqua e protezione dal sole. In piena estate conviene arrivare al mattino oppure nel tardo pomeriggio, quando le temperature sono più gestibili e la luce rende più leggibili le incisioni sul granito.
Il sito segue un’apertura stagionale. Prima di partire controllate sempre il calendario e gli orari sul portale ufficiale, perché possono cambiare da un anno all’altro. Durante alcuni mesi vengono proposte visite guidate, utili per distinguere le diverse fasi archeologiche e comprendere meglio i dettagli delle statue.
Quando andare
La primavera e l’inizio dell’autunno sono i periodi più comodi. Il clima è generalmente più mite e il percorso all’aperto risulta piacevole. In estate la visita resta possibile, ma è meglio evitare le ore centrali. Dopo piogge intense alcuni tratti possono essere scivolosi.
Filitosa può essere inserita in un itinerario tra Propriano, il golfo di Valinco e la valle del Taravo. La visita permette di conoscere una parte della Corsica lontana dalle località balneari e offre una buona introduzione alla preistoria dell’isola.
Per approfondire




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