Sarebbero forse la mia band progressive preferita in assoluto se avessero avuto cantanti più vicini ai miei gusti. Le voci dei Genesis non sono mai state ciò che mi ha fatto amare il gruppo, eppure i Genesis restano stabilmente fra le mie rock prog band preferite.
Il motivo è tutto il resto: le architetture di Tony Banks, la chitarra inconfondibile di Steve Hackett, il lavoro ritmico di Phil Collins, il basso e le dodici corde di Mike Rutherford, il gusto teatrale dell’epoca Peter Gabriel e, soprattutto, quella capacità rarissima di trasformare una composizione rock in un piccolo universo narrativo.
Se dovessi scegliere il mio punto di riferimento, sarebbe Selling England by the Pound: per me è il punto in cui complessità, melodia, atmosfera, romanticismo e potenza rock raggiungono l’equilibrio migliore.

Genesis dal vivo all’Auditorium Theatre nel 1974. Foto: tony morelli – Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0.
Chiamare i Genesis semplicemente “i padri del progressive rock” sarebbe però troppo facile.
Il progressive britannico nasce da un ecosistema molto più vasto, nel quale entrano almeno King Crimson, Yes, Emerson Lake & Palmer, Van der Graaf Generator e molte altre formazioni. Ma i Genesis sono senza dubbio una delle band che hanno codificato e portato ai massimi livelli il linguaggio del rock progressivo: suite, cambi di tempo, organi e Mellotron, suggestioni classiche, testi surreali, teatralità e composizioni che rifiutano quasi sistematicamente la normale forma della canzone pop.
Come leggere questa classifica (non è dal migliore al peggiore)
Una precisazione indispensabile: questa non è una classifica dei Genesis dal miglior album al peggiore. Sto ordinando i dischi secondo un criterio molto più specifico: quanto sono vicini al linguaggio del Genesis progressive classico (che personalmente preferisco).
Ho quindi considerato soprattutto complessità, sviluppo delle composizioni, presenza di suite o brani di lunga durata, cambi armonici, ritmici e dinamici, atmosfera narrativa, fantastica e teatrale, e infine distanza dalla classica struttura “verso-strofa-ritornello” pensata per il singolo radiofonico.
“Più pop” non significa automaticamente “brutto”. Nel corso degli anni, i Genesis hanno progressivamente privilegiato immediatezza, produzione, groove, ritornelli e forme più compatte rispetto alle grandi costruzioni progressive degli anni Settanta. Che ciò possa piacere o meno è una questione di gusti.
Album dei Genesis dal più progressive al più pop: la classifica
| Pos. | Album | Anno | Indice prog personale | Carattere dominante |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Selling England by the Pound | 1973 | 10/10 | Prog sinfonico, lirico e perfettamente equilibrato |
| 2 | Foxtrot | 1972 | 9,9/10 | Visionario, epico, oscuro |
| 3 | Nursery Cryme | 1971 | 9,7/10 | Teatrale, fiabesco, ruvido |
| 4 | The Lamb Lies Down on Broadway | 1974 | 9,5/10 | Concept, sperimentale, surreale |
| 5 | Trespass | 1970 | 9,2/10 | Pastorale, malinconico, proto-sinfonico |
| 6 | A Trick of the Tail | 1976 | 9,1/10 | Prog maturo e melodico |
| 7 | Wind & Wuthering | 1976 | 8,8/10 | Romantico, autunnale, tastieristico |
| 8 | …And Then There Were Three… | 1978 | 7/10 | Transizione fra prog e canzone |
| 9 | Duke | 1980 | 6,7/10 | Perfetta cerniera prog/pop |
| 10 | Calling All Stations | 1997 | 5,5/10 | Rock atmosferico e oscuro |
| 11 | Abacab | 1981 | 5/10 | Art rock, pop, new wave |
| 12 | Genesis | 1983 | 4,4/10 | Pop rock con residui art/prog |
| 13 | We Can’t Dance | 1991 | 4/10 | Pop rock adulto con alcune lunghe eccezioni |
| 14 | Invisible Touch | 1986 | 3,2/10 | Il Genesis più pop e radiofonico |
Fuori asse: From Genesis to Revelation (1969) viene trattato separatamente perché precede la vera nascita del linguaggio progressive della band. Non rappresenta quindi l’“arrivo al pop” dei Genesis: è, semmai, il loro punto di partenza pre-prog.
1. Selling England by the Pound – 1973
I miei Genesis ideali. Non necessariamente il loro disco più estremo, ma probabilmente quello in cui tutti gli elementi della band convivono nel modo più naturale. Dancing with the Moonlit Knight, Firth of Fifth e The Cinema Show hanno praticamente tutto ciò che cerco nel progressive: temi che evolvono, melodie memorabili, sezioni strumentali che respirano, tastiere gigantesche senza diventare puro esibizionismo e una Steve Hackett in stato di grazia.
- È sofisticato senza sembrare un esercizio accademico.
- È romantico senza diventare zuccheroso.
- È complesso, ma conserva sempre una forte identità melodica.
Se dovessi far ascoltare un solo disco dei Genesis a qualcuno che vuole capire il loro progressive, sceglierei questo.
2. Foxtrot – 1972
Se Selling England rappresenta l’equilibrio, Foxtrot rappresenta l’avventura.
L’apertura di Watcher of the Skies sembra spalancare una porta su un altro mondo, mentre Supper’s Ready è una delle opere manifesto del progressive britannico: una composizione monumentale che passa attraverso atmosfere, personaggi, ritmi e registri completamente differenti senza ridursi alla semplice somma delle sue parti. È più oscuro, meno levigato e forse ancora più “prog puro” di Selling England.
Se la classifica fosse basata soltanto sull’ambizione strutturale, potrebbe tranquillamente stare al primo posto.
3. Nursery Cryme – 1971
Qui nasce davvero una parte fondamentale dell’identità classica dei Genesis.
The Musical Box, The Return of the Giant Hogweed e The Fountain of Salmacis possiedono quella miscela di fiaba vittoriana, inquietudine, humor nero e improvvise esplosioni rock che nessun’altra band avrebbe potuto replicare nello stesso modo. La produzione è meno elegante rispetto a Selling England, ma la personalità è enorme.
È anche uno dei dischi in cui si percepisce meglio quanto Hackett e Collins abbiano cambiato la potenza strumentale del gruppo.
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Peter Gabriel nei panni di “Britannia” durante una performance con i Genesis. Foto: Jean-Luc – Wikimedia Commons,licenza CC BY-SA 2.0.
4. The Lamb Lies Down on Broadway – 1974
Il disco più difficile da collocare e forse il più difficile da assorbire.
The Lamb abbandona in parte l’Inghilterra pastorale dei dischi precedenti per diventare urbano, claustrofobico, sessuale, simbolico e surreale. È un concept album enorme, volutamente disorientante, nel quale il racconto di Rael diventa quasi un labirinto psicologico. Lo considero appena sotto i primi tre perché mi manca un po’ di quella luminosità melodica di Selling England, non certo perché sia meno ambizioso. Al contrario: probabilmente è il progetto più radicale realizzato dai Genesis con Gabriel.
5. Trespass – 1970
Ancora acerbo, ancora privo della formazione classica completa, ma già profondamente Genesis.
Qui domina il lato pastorale, acustico, romantico e vagamente medievale della band. Brani come Stagnation e soprattutto The Knife indicano chiaramente la direzione che verrà sviluppata nei tre album successivi.
Non ha ancora la raffinatezza strumentale del periodo Hackett-Collins, ma possiede un fascino particolare: sembra di ascoltare il progressive dei Genesis mentre sta ancora prendendo forma.
Phil Collins cantante non significa subito Genesis pop
Uno degli equivoci più frequenti quando si racconta la storia dei Genesis è dividere tutto in modo semplicistico:
- Peter Gabriel = progressive.
- Phil Collins = pop.
Storicamente e musicalmente non funziona.
6. A Trick of the Tail – 1976
Peter Gabriel non c’è più, Phil Collins diventa il cantante principale eppure A Trick of the Tail è ancora un album progressive fino al midollo.
Dance on a Volcano, Entangled, Mad Man Moon, Ripples e Los Endos dimostrano che l’identità musicale della band non dipendeva esclusivamente dal suo frontman. Anzi, dal punto di vista della produzione è persino più limpido di diversi album dell’era Gabriel. Per chi ama Selling England ma pensa di non poter apprezzare i Genesis senza Peter Gabriel, questo è il disco che può cambiare idea.
7. Wind & Wuthering – 1976
Più crepuscolare di A Trick of the Tail, meno immediato e forse ancora più romantico.
È uno dei Genesis che preferisco quando cerco il loro lato malinconico, sinfonico e autunnale. Tony Banks assume un peso enorme e la chitarra di Hackett continua a essere essenziale nella tavolozza sonora. Non ha l’aggressività di Foxtrot, ma possiede una ricchezza armonica che lo rende uno degli ultimi veri monumenti del Genesis progressivo classico.
8. …And Then There Were Three… – 1978
Il titolo dice già molto: dopo Gabriel e poi Hackett, rimangono Banks, Rutherford e Collins.
Qui si sente chiaramente che qualcosa sta cambiando. Le composizioni diventano generalmente più compatte e la forma-canzone acquista maggiore importanza, anche se l’album conserva ancora tastiere stratificate, armonie complesse e una forte atmosfera prog.
Follow You Follow Me anticipa la straordinaria capacità dei Genesis di scrivere singoli accessibili, ma considerare l’intero disco semplicemente “pop” sarebbe prematuro.
9. Duke – 1980
Duke è la vera cerniera.
Da una parte rimangono grandi architetture strumentali e temi musicali collegati; dall’altra emergono con forza brani più immediati come Turn It On Again e Misunderstanding. È probabilmente il punto migliore per osservare la metamorfosi mentre avviene: non siamo più nel mondo di Nursery Cryme, ma non siamo ancora nei Genesis pienamente anni Ottanta.
Quando diventano davvero pop i Genesis?
Per me la risposta non è “quando Peter Gabriel se ne va”. La trasformazione decisiva avviene più tardi.
La prima frattura importante arriva dopo l’uscita di Steve Hackett; Duke è il ponte; Abacab è il momento in cui la band sceglie consapevolmente di liberarsi di buona parte del proprio vecchio vocabolario.

Phil Collins con i Genesis a Strasburgo nel 1981. Foto: Philippe Roos – Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0.
10. Calling All Stations – 1997
È l’album anomalo della fase finale.
Phil Collins non fa più parte della formazione e alla voce arriva Ray Wilson. Musicalmente non lo definirei propriamente pop commerciale: è spesso scuro, atmosferico, lento e introverso. Lo colloco qui perché recupera una certa voglia di costruire atmosfere più ampie rispetto al Genesis pop più puro, ma senza ritrovare realmente il linguaggio sinfonico e strumentale degli anni Settanta. È più un ramo laterale della storia dei Genesis che il naturale successore del loro periodo classico.
11. Abacab – 1981
Qui la rottura diventa evidente.
Produzione più secca, maggiore spazio al ritmo, sonorità contemporanee e una volontà esplicita di non ripetere continuamente le vecchie formule. Rimangono idee sofisticate e momenti art rock, ma il Genesis delle lunghe cattedrali sinfoniche non è più il modello dominante. Non considero necessariamente questo cambiamento un difetto artistico; semplicemente, per i miei gusti, è il momento in cui comincia a diminuire la componente che rendeva i Genesis davvero speciali.
12. Genesis – 1983
Un album ormai decisamente orientato verso il pop rock degli anni Ottanta, anche se sarebbe sbagliato descriverlo come completamente semplice. Mama conserva un’atmosfera inquietante e sperimentale, mentre Home by the Sea e Second Home by the Sea dimostrano che il vecchio istinto per le composizioni più articolate non è scomparso.
Il centro di gravità, però, si è spostato: la canzone viene prima della suite.
13. We Can’t Dance – 1991
Album enorme, molto prodotto, pienamente inserito nel pop rock adulto dei primi anni Novanta. Per chi cerca il Genesis di Foxtrot è inevitabilmente lontano. Tuttavia sarebbe ingiusto fermarsi ai singoli: Driving the Last Spike e soprattutto Fading Lights mostrano ancora un gruppo capace di pensare in dimensioni più ampie. Il DNA progressive sopravvive, ma ormai appare come un’eccezione dentro un disco prevalentemente mainstream.
14. Invisible Touch – 1986
Ed eccoci al Genesis più lontano dai miei gusti.
Invisible Touch rappresenta il massimo compimento della metamorfosi pop della band: produzione lucidissima, ritornelli immediati, enorme attenzione alla forza del singolo e un suono perfettamente compatibile con la seconda metà degli anni Ottanta. Questo non significa che il progressive sia completamente morto. Domino, Tonight, Tonight, Tonight e l’instrumental The Brazilian conservano ambizione e complessità superiori alla normale scrittura pop.
Ma se il metro di giudizio è la vicinanza a Selling England by the Pound, siamo ormai all’estremo opposto della discografia.
Fuori classifica: From Genesis to Revelation – 1969
Metterlo semplicemente all’ultimo posto sarebbe fuorviante. From Genesis to Revelation non rappresenta infatti i Genesis che hanno “abbandonato il prog per il pop”: rappresenta i Genesis prima che diventassero davvero una band progressive. È un disco acerbo, con elementi pop e baroque pop, interessante soprattutto come documento storico. Il linguaggio che renderà il gruppo celebre si manifesterà pienamente soltanto in seguito.
Perché il periodo 1971-1977 resta il cuore dei Genesis progressive
Se dovessi racchiudere il mio Genesis ideale in un arco temporale, sceglierei senza esitazioni quello che va da Nursery Cryme a Wind & Wuthering.
È il periodo in cui convivono quasi sempre:
- la scrittura armonica di Tony Banks;
- la chitarra di Steve Hackett;
- il drumming straordinariamente musicale di Phil Collins;
- il lavoro di Mike Rutherford fra basso e chitarre;
- prima la teatralità di Peter Gabriel e poi una fase Collins ancora interamente progressiva.
Ed è importante proprio quest’ultimo punto: l’uscita di Gabriel non coincide con la fine del progressive nei Genesis. Se c’è una perdita che segna più direttamente l’abbandono graduale di certe sonorità, musicalmente pesa moltissimo anche quella di Steve Hackett.
Se ami Selling England by the Pound, quali Genesis ascoltare dopo?
Partendo dal presupposto che Selling England by the Pound sia il punto di riferimento, seguirei questo percorso:
- Foxtrot – per aumentare il lato epico e visionario;
- Nursery Cryme – per il Genesis più teatrale, fiabesco e oscuro;
- A Trick of the Tail – per scoprire quanto prog rimanga anche senza Gabriel;
- Wind & Wuthering – per il lato più romantico e malinconico;
- The Lamb Lies Down on Broadway – quando si è pronti per il loro lavoro più labirintico e concettuale;
- Trespass – per tornare alle radici pastorali del loro suono.
Il percorso ideale, per i miei gusti:
Selling England by the Pound → Foxtrot → Nursery Cryme → A Trick of the Tail → Wind & Wuthering → The Lamb Lies Down on Broadway → Trespass.
Dopo questi dischi passerei a Duke: è il test perfetto per capire fino a che punto si è disposti a seguire i Genesis nella loro trasformazione verso una scrittura più moderna e accessibile.
FAQ: Genesis progressive, Peter Gabriel e svolta pop
Qual è l’album più progressive dei Genesis?
Dipende da cosa si intende per “più progressive”. Per ambizione strutturale Foxtrot è un candidato fortissimo grazie soprattutto a Supper’s Ready. Per equilibrio complessivo fra complessità, melodia, atmosfera e qualità strumentale, personalmente scelgo Selling England by the Pound.
Qual è il miglior album dei Genesis con Peter Gabriel?
Per i miei gusti Selling England by the Pound. Subito dietro metterei Foxtrot, Nursery Cryme e The Lamb Lies Down on Broadway. Sono quattro modi differenti di intendere il Genesis progressivo classico.
I Genesis diventano pop appena Phil Collins inizia a cantare?
No. A Trick of the Tail e Wind & Wuthering, entrambi con Collins come cantante principale, sono ancora album pienamente progressive. La trasformazione diventa più evidente dopo l’uscita di Steve Hackett e prosegue attraverso …And Then There Were Three… e Duke.
Da quale album comincia veramente la svolta pop?
I primi segnali importanti compaiono in …And Then There Were Three…. Duke è il grande album di transizione. Con Abacab, invece, il cambiamento estetico diventa ormai evidente e deliberato.
Qual è l’album più pop dei Genesis?
Se parliamo di estetica complessiva, immediatezza e centralità del singolo, Invisible Touch è il candidato più naturale. Al suo interno rimangono comunque brani più articolati come Domino e The Brazilian.
Due Genesis diversi, ma una sola storia
Il rischio, parlando dei Genesis, è trasformare tutto in una guerra fra Peter Gabriel e Phil Collins. A me interessa relativamente poco.
La differenza fondamentale è piuttosto quella fra due modi di concepire la musica: da una parte il Genesis delle lunghe composizioni, della tensione sinfonica, delle atmosfere surreali e dell’interazione strumentale; dall’altra quello della sintesi, del groove, del singolo e della produzione pop moderna.
Io appartengo nettamente al primo campo.
Sarebbero forse la mia rock prog band preferita in assoluto se le loro voci fossero state più vicine ai miei gusti. Ma anche con questa riserva restano una delle mie band progressive preferite e una delle formazioni fondamentali per capire cosa sia stato il progressive rock britannico.
E se devo scegliere il punto esatto in cui tutto ciò raggiunge la perfezione, torno sempre lì:
Selling England by the Pound.
Crediti immagini e fonti
- Genesis live, 1974: Wikimedia Commons – tony morelli – CC BY-SA 2.0.
- Peter Gabriel con Genesis: Wikimedia Commons – Jean-Luc – CC BY-SA 2.0.
- Phil Collins con Genesis, 1981:Wikimedia Commons –
Philippe Roos – CC BY-SA 2.0. - Discografia e catalogo ufficiale: Genesis – Music.
La graduatoria e i giudizi critici espressi nell’articolo sono personali e non rappresentano una valutazione oggettiva della qualità artistica o del successo commerciale degli album.


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