La domanda sembra semplice: qual è la frase più antica mai scritta della storia dell’umanità?
Ci si aspetta poesia, magari un pensiero filosofico profondo, o chissà, un’invocazione agli dèi.
E invece no.
La scrittura comincia con l’amministrazione e… i pidocchi.
Due bisogni umani eterni: tenere i conti e grattarsi la testa.
Prima ancora delle parole: la tavoletta di Kushim 🧾
La prima frase che possiamo leggere oggi non è una poesia d’amore né un canto epico. È un’antica ricevuta scritta circa 5.300 anni fa, nella Mesopotamia del sud, da un funzionario sumerico chiamato Kushim.
Su una tavoletta di argilla essiccata al sole si legge (più o meno):
“29.086 unità di orzo consegnate in 37 mesi. Firmato: Kushim.”
Ebbene sì. Un contabile.
Un tipo che si occupava di cereali, transazioni, malto… e molto probabilmente di birra.
Ora: quella cifra “29.086” fa venire il mal di testa. Ma non va letta come ventinovemila e ottantasei nel nostro senso moderno.
I sumeri usavano un sistema numerico sessaggesimale (basato sul 60), senza virgole, e senza zeri.
Quella cifra va intesa come un’indicazione amministrativa – una grande quantità, probabilmente collegata a scorte agricole da registrare.
E chi era Kushim?
Semplice: il primo nome proprio di cui abbiamo traccia. Non un re, non un poeta, non un guerriero.
Un impiegato. Forse un funzionario del tempio. Ma con firma, e pure con stock di orzo a volontà.
Quando bevo birra, a volte penso a lui.
E a tutta la birra che si poteva fare con quell’orzo…
Qual è la frase più antica mai scritta? A sinistra: interpretazione moderna dei segni cuneiformi della tavoletta sumerica che riporta la frase “29.086 unità di orzo, 37 mesi, Kushim”. A destra: fotografia reale della tavoletta d’argilla risalente a circa 5.300 anni fa, considerata uno dei più antichi documenti scritti della storia. Immagine tratta da REDDIT
E poi vennero i pidocchi: il pettine di Lachish 🐜
Ora, se invece cerchiamo la prima frase completa scritta in un alfabeto – e non in cuneiforme sumerico – dobbiamo spostarci di un migliaio di anni, in un’altra parte del mondo.
Nel 2022, un’équipe di archeologi ha rinvenuto un piccolo pettine d’avorio a Lachish, nell’attuale Israele.
Inciso sul pettine, con lettere appena visibili, c’era questo messaggio:
“Che questa zanna sradichi i pidocchi dei capelli e della barba.”
Una frase teneramente… realistica.
Il pettine è datato intorno al 1700 a.C., e la lingua usata è proto-cananea – l’antenato degli alfabeti fenicio, greco, latino… e anche del nostro.
Quindi sì: quella contro i pidocchi è la prima frase “fonetica” scritta mai rinvenuta.
Nessuna preghiera, nessun patto fra re.
Solo la disperazione silenziosa di qualcuno che, migliaia di anni fa, voleva davvero liberarsi di insetti tra i capelli.
Scrivere per necessità… umane 📜
Questi due esempi ci raccontano molto.
Prima della letteratura, prima della filosofia, prima delle storie… c’era la contabilità. E il prurito.
Non è romantico, ma è profondamente umano.
Chi scriveva non lo faceva per lasciare un ricordo poetico, ma per gestire la vita reale: approvvigionamenti, pidocchi, scorte, lavoro.
E questo rende tutto ancora più bello, forse. Perché quei segni, impressi su argilla o incisi su avorio, ci parlano ancora oggi.
Non solo delle prime forme di scrittura, ma anche di ciò che muove da sempre la specie umana: l’ingegno, la sopravvivenza, e un po’ di autoironia.
Un brindisi a Kushim. E a chi si grattava la barba 🍺
Oggi ricordiamo due protagonisti dimenticati della storia:
Kushim, il primo essere umano con un nome scritto, e l’autore ignoto del pettine, che ci ha lasciato una piccola frase contro i pidocchi.
Due testimonianze lontanissime, ma sorprendentemente familiari.
E allora, la prossima volta che alzi un boccale…
… pensa a Kushim. E grattati la testa se ti prude: potresti essere parte di una lunga tradizione scritta.


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