Ogni giorno, migliaia di aerei solcano i cieli a un’altitudine di crociera compresa tra i 10.000 e i 12.000 metri (circa 33.000–42.000 piedi). Ma nel vasto regno animale, esistono creature in grado di raggiungere (e in alcuni casi superare) queste impressionanti altezze.
Il caso più emblematico?
Quello del grifone di Rüppell, un avvoltoio africano che detiene il record mondiale per il volo più alto mai registrato da un uccello.
Nel 1973, un episodio quasi incredibile ha fatto la storia dell’aviazione: un aereo che sorvolava la Costa d’Avorio si è scontrato con uno di questi uccelli a un’altitudine di 11.300 metri (37.100 piedi). Il volatile non è sopravvissuto, ma l’incidente ha fornito la prova definitiva delle straordinarie capacità del grifone di Rüppell. Originario delle regioni saheliane dell’Africa, questo avvoltoio ha un sistema respiratorio altamente efficiente, capace di funzionare anche con livelli di ossigeno estremamente bassi.
Altri uccelli vantano prestazioni degne di nota.
La gru eurasiatica, ad esempio, è stata osservata in volo fino a 10.000 metri (circa 33.000 piedi), durante le sue lunghe migrazioni.
Anche se meno estremo, il condor andino (il più grande uccello volante del mondo) raggiunge i 5.000 metri (circa 16.000 piedi), sfruttando le correnti ascensionali delle Ande.
E gli insetti?
Anche loro, a modo loro, competono per il cielo.
Alcune specie di mosche e zanzare sono state ritrovate a 6.000 metri, e nel 1961 una termite è stata catturata da una trappola a bordo di un aereo, a quasi 6.100 metri di quota. Il minuscolo insetto, ovviamente, non stava volando da solo, ma si era “imbucato” nel viaggio.
C’è spazio anche per imprese umane fuori dall’ordinario.
Nel 2007, una parapendista tedesca è stata risucchiata da una corrente ascensionale durante un temporale in Australia, raggiungendo quota 9.700 metri (32.000 piedi). Per oltre un’ora ha resistito a grandine, fulmini, temperature glaciali e mancanza di ossigeno, sopravvivendo miracolosamente. Non tutti, però, ce la fecero: un altro parapendista, coinvolto nella stessa tempesta, morì per ipotermia.
Ancora più estrema l’esperienza di un pilota dei Marines statunitensi che, nel 1959, fu costretto a lanciarsi con il paracadute da un jet in avaria. Durante la discesa, attraversò una tempesta a 14.300 metri di quota (47.000 piedi), sopravvivendo a -50°C e una caduta libera da brivido.
In conclusione: sì, alcuni uccelli possono davvero volare più in alto degli aerei di linea. Ma sono eccezioni della natura, frutto di milioni di anni di adattamenti evolutivi. Un promemoria, forse, che i cieli non appartengono solo alle nostre macchine volanti.




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