Quando pensiamo al volontariato immaginiamo spesso viaggi lunghi, progetti in presenza, gruppi di persone che lavorano fianco a fianco. L’app di volontariato Be My Eyes mostra che esiste anche un altro modo di aiutare, più silenzioso e digitale, che passa dal vostro smartphone e da una semplice videochiamata.
Be My Eyes è una piattaforma gratuita nata in Danimarca nel 2015. Collega persone cieche o ipovedenti con volontari vedenti in tutto il mondo, attraverso brevi videochiamate che offrono supporto visivo nella vita quotidiana. Il principio è semplice, chi non può vedere bene chiede aiuto, chi vede presta per qualche minuto i propri occhi e descrive ciò che appare sullo schermo.
Come funziona Be My Eyes nella vita reale
Dalla prospettiva dell’utente cieco o ipovedente, usare Be My Eyes è molto immediato. Quando serve assistenza visiva si apre l’app, si inoltra una richiesta e il sistema invia una notifica a diversi volontari che parlano la stessa lingua. Il primo volontario disponibile risponde e parte una videochiamata. Attraverso la fotocamera del telefono il volontario descrive ciò che vede, risponde a domande e aiuta a completare il compito.
Le situazioni più comuni includono:
- leggere etichette, scadenze, ingredienti o documenti;
- controllare il colore dei vestiti o abbinare capi diversi;
- orientarsi in spazi poco familiari, come corridoi, pulsantiere, ingressi;
- identificare prodotti simili sugli scaffali di un negozio.
La durata delle chiamate è generalmente breve e mirata a un’unica necessità. I volontari non sono operatori di emergenza o specialisti, ma persone comuni che offrono un supporto amichevole per aumentare l’autonomia di chi ha una disabilità visiva.
Be My AI: quando entra in gioco l’intelligenza artificiale
Negli ultimi anni Be My Eyes ha introdotto una novità interessante: Be My AI. Si tratta di un assistente visivo basato su intelligenza artificiale che utilizza le capacità di riconoscimento delle immagini di modelli avanzati come GPT-4. Gli utenti possono scattare una foto e ricevere una descrizione dettagliata, poi continuare la conversazione con domande di approfondimento.
Be My AI può aiutare per esempio a comprendere il contenuto di una lunga lettera, a leggere un menu complesso, a esplorare la disposizione di una stanza o a configurare un nuovo dispositivo elettronico. L’AI non sostituisce i volontari umani: è una risorsa in più, utile per alcuni compiti, mentre in altri casi è sempre possibile avviare una chiamata con una persona reale.
Perché questa app è interessante per chi viaggia lentamente
Per chi segue la filosofia di viaggiare con lentezza, l’app di volontariato Be My Eyes offre due spunti importanti.
Il primo riguarda lo stile di vita dei volontari. Potete essere in viaggio, in ostello, in un coworking o in una casa in affitto temporanea e allo stesso tempo rimanere disponibili per una chiamata ogni tanto. Non servono spostamenti dedicati, basta una connessione stabile e un ambiente abbastanza tranquillo per parlare.
Il secondo aspetto riguarda l’accessibilità del viaggio. Per una persona cieca o ipovedente, muoversi in una città nuova può essere complesso: indicazioni poco chiare, cartelli solo visivi, menù senza versione accessibile. Con Be My Eyes e Be My AI è possibile ricevere supporto anche lontano da casa, nei trasporti, nei negozi, nei ristoranti.
In questo senso l’app contribuisce a un turismo più inclusivo e consapevole, vicino ai valori di chi ama conoscere i luoghi con rispetto e attenzione.
Come diventare volontari su Be My Eyes
Diventare volontari è semplice e non comporta alcun costo. Per iniziare vi basta uno smartphone e un po’ di tempo libero tra un impegno e l’altro. I passaggi sono pochi:
- 1. Scaricate l’app Be My Eyes dallo store del vostro telefono.
- 2. Registratevi come volontari vedenti e selezionate le lingue che conoscete.
- 3. Seguite il breve tutorial iniziale e leggete le indicazioni per i volontari nella sezione di aiuto dell’app.
- 4. Attendete la vostra prima chiamata, che potrebbe arrivare subito o dopo qualche settimana, a seconda delle lingue e della zona.
Molti volontari raccontano di aver aspettato un po’ prima del primo contatto.
Questo accade perché in alcune lingue ci sono più volontari che utenti. Non è un problema, è semplicemente il modo in cui il sistema garantisce che ci sia sempre qualcuno pronto a rispondere.
Linee guida etiche per un aiuto rispettoso
Be My Eyes coinvolge persone reali in situazioni spesso intime, per questo la piattaforma chiede ai volontari di rispettare alcune regole di buon senso. È importante rispondere alle chiamate in un luogo tranquillo, senza rumori forti e senza altre persone che ascoltano la conversazione. Non bisogna registrare le chiamate o fare screenshot, e ovviamente non condividere informazioni personali degli utenti.
Ricordate anche che Be My Eyes non è un servizio di emergenza. ⚠️
Se vi sembra che una persona sia in pericolo, la cosa più utile da fare è suggerire di contattare i numeri di emergenza locali o qualcuno di fiducia. Nella maggior parte dei casi si tratta comunque di richieste semplici, piccole azioni quotidiane che, grazie al vostro intervento, diventano più accessibili.
Una porta d’ingresso al volontariato digitale
Per molti, l’app di volontariato Be My Eyes rappresenta il primo passo nel mondo del volontariato digitale. Aiutare qualcuno in pochi minuti, senza dover cambiare vita, può far nascere il desiderio di collaborare anche con altri progetti online, per esempio in ambito traduzione, comunicazione o supporto a distanza.
Se vi piace l’idea di unire tecnologia, solidarietà e viaggi lenti, questa app è un buon punto di partenza. Potete continuare a studiare, lavorare, spostarvi tra una città e l’altra, e allo stesso tempo offrire qualcosa di prezioso: i vostri occhi, la vostra voce, la vostra attenzione. Ogni chiamata sarà solo un piccolo momento nella vostra giornata, ma potrebbe avere un grande impatto sulla vita di chi vi chiama.


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