Il 1° novembre 1998 Karl Bushby lasciò Punta Arenas, nell’estremo sud del Cile, con poche centinaia di dollari e una regola che avrebbe complicato tutto: per tornare a casa, a Hull, non avrebbe usato alcun mezzo di trasporto per avanzare lungo il percorso. Il 2 novembre 2026 ha finalmente raggiunto la porta di casa. In mezzo ci sono circa 50.000 chilometri, quattro continenti, una giungla senza strade, lo Stretto di Bering, anni di attese per i visti e due grandi traversate a nuoto.
Controllo redazionale: 5 novembre 2026. Karl Bushby ha completato la Goliath Expedition il 2 novembre 2026. Distanze e numero dei Paesi attraversati variano leggermente tra le ricostruzioni; per il totale utilizziamo la stima di circa 50.000 km riportata dall’Associated Press e compatibile con il sito della spedizione.
Karl Bushby aveva 29 anni quando partì. Era un ex paracadutista britannico e aveva disegnato sulla carta una linea che sembrava quasi assurda: partire dall’estremità meridionale del Sud America, risalire le Americhe fino all’Alaska, attraversare lo Stretto di Bering, entrare in Russia e continuare verso ovest attraverso l’Asia e l’Europa fino alla propria città, Kingston upon Hull, nel nord-est dell’Inghilterra.
L’ha chiamata Goliath Expedition.
Il progetto è durato molto più del previsto. Bushby ha camminato, aspettato, ripreso, cambiato rotta e, quando davanti a lui non esisteva più una soluzione terrestre compatibile con le sue regole, ha nuotato.
La Goliath Expedition in breve
- Partenza: Punta Arenas, Cile — 1° novembre 1998
- Arrivo: Hull, Inghilterra — 2 novembre 2026
- Distanza: circa 50.000 km secondo Associated Press
- Continenti: Sud America, Nord America, Asia ed Europa
- Regola principale: nessun mezzo di trasporto per guadagnare distanza lungo la rotta
- Grandi traversate: Darién Gap, Stretto di Bering, Mar Caspio e Manica
In questo articolo: l’idea · le Americhe · lo Stretto di Bering · gli anni in Russia · il Mar Caspio · il ritorno in Europa · l’arrivo a Hull
Una linea tracciata sulla carta
L’idea arrivò negli anni Novanta.
Secondo il racconto di Bushby, suo padre Keith gli scrisse in un biglietto di compleanno di una discussione fra militari sulla possibilità teorica di camminare da Londra a New York passando dallo Stretto di Bering.
Bushby prese una carta del mondo e continuò quella linea.
Dall’Inghilterra attraversò idealmente Europa e Asia, raggiunse la Siberia, superò il Bering, scese attraverso il Nord America e proseguì fino alla punta meridionale del Sud America.
Decise di percorrerla nella direzione opposta.
Il 1° novembre 1998 uscì da Punta Arenas e cominciò a camminare verso nord.
Le regole erano due:
- nessun mezzo di trasporto poteva essere usato per avanzare lungo la rotta;
- non sarebbe tornato a casa prima di arrivarci con le proprie forze.
Precisazione importante perché durante questi 28 anni, Bushby ha naturalmente utilizzato aerei e altri mezzi per raggiungere luoghi dove attendere un visto, cercare finanziamenti o interrompere temporaneamente la spedizione. Ogni volta, però, il percorso riprendeva dal punto in cui era stato sospeso.
La sfida consisteva nel conservare una linea continua di avanzamento a propulsione umana.
Fonte principale: Karl Bushby – The Goliath Expedition.
Dalla Patagonia al Darién
I primi anni lo portarono attraverso Patagonia, Ande, deserto di Atacama e gran parte del Sud America.
Bushby viaggiava con un carrello a due ruote nel quale trasportava tenda, viveri e attrezzatura. Le sue successive versioni sarebbero diventate note con il nome di “The Beast”.
Nel 2000 raggiunse la Colombia.
Davanti a lui c’era uno dei punti più complessi dell’intera rotta: il Darién Gap, la regione di foresta, paludi e montagne fra Colombia e Panama dove ancora oggi manca un collegamento stradale continuo fra Sud e Centro America.
Nel 2001 il contesto era particolarmente pericoloso a causa del conflitto armato colombiano.
Bushby attraversò la regione preparando il passaggio con attenzione e cercando di evitare le zone interessate dai combattimenti. Una volta arrivato sul lato panamense fu arrestato per aver attraversato una zona di frontiera sottoposta a restrizioni e trascorse 18 giorni in carcere prima di poter continuare.
Da Panama risalì poi l’America Centrale, attraversò il Messico e raggiunse gli Stati Uniti.
Per migliaia di chilometri la spedizione cambiò aspetto: meno giungla e più asfalto, lunghissime strade, caldo estremo nel sud-ovest americano e poi il freddo crescente verso Canada e Alaska.
Nel 2004 raggiunse Fairbanks.
Da quel momento il problema non era più soltanto camminare verso nord. La terra stava per finire.
Fonti: Goliath Expedition · Associated Press, ricostruzione della spedizione.
Quattordici giorni sul ghiaccio dello Stretto di Bering
Lo Stretto di Bering separa Alaska e Siberia.
Nel marzo 2006 Bushby affrontò la traversata insieme all’esploratore Dimitri Kieffer. Non esisteva una superficie ghiacciata stabile da seguire come una strada: il ghiaccio marino si spezzava, si muoveva con correnti e vento e poteva trascinare i due camminatori nella direzione opposta.
La traversata durò 14 giorni.
Il tratto geografico più stretto misura circa 90 km, ma il movimento del ghiaccio costrinse i due a seguire una traiettoria molto più lunga. Secondo la ricostruzione della Goliath Expedition, il loro percorso effettivo sul ghiaccio arrivò a circa 240 km.
Durante i tentativi di avvicinamento allo stretto furono anche recuperati in elicottero da una lastra di ghiaccio che li stava portando verso il mare aperto. La continuità della spedizione venne mantenuta ripartendo successivamente dal punto necessario.
Il 31 marzo 2006 riuscirono infine a raggiungere la costa russa vicino a Uelen, in Chukotka.
L’arrivo creò immediatamente un altro problema. I due erano entrati in Russia fuori da un normale posto di frontiera e vennero fermati dalle autorità. La prosecuzione della spedizione rimase incerta per settimane. La geografia era stata superata. La burocrazia avrebbe richiesto molto più tempo.
Fonti: Goliath Expedition – Bering Strait · Associated Press.

Il tratto più lento fu la Russia
Attraversare la Russia richiese quasi un decennio di avanzamenti, attese e ritorni.
Nell’Estremo Oriente russo le condizioni del terreno imponevano una finestra stagionale molto stretta. Fiumi, paludi e tundra diventavano percorribili soprattutto durante i mesi più freddi, quando il suolo e i corsi d’acqua gelavano.
A questo si aggiungevano i visti.
Bushby poteva camminare per periodi limitati, uscire dal Paese e attendere il permesso successivo. La crisi finanziaria del 2007-2008 fece inoltre perdere alla spedizione alcuni degli sponsor necessari per finanziare una logistica estremamente costosa.
Nel 2012 arrivò un altro blocco: la Russia gli negò un nuovo visto.
Bushby reagì nel modo che ormai conosceva meglio. Cominciò a camminare.
Partì da Los Angeles e percorse circa 5.600 km attraverso gli Stati Uniti fino a Washington, trasformando il viaggio in una lunga protesta diretta verso l’ambasciata russa.
Nel 2014 ottenne nuovamente il visto e poté riprendere la linea principale della spedizione.
Negli anni successivi proseguì attraverso Russia e Mongolia. Nel 2017 raggiunse Ulaanbaatar e partecipò per un tratto a un progetto che prevedeva una carovana di cammelli bactriani attraverso la steppa. L’esperimento terminò prima del previsto e Bushby continuò a piedi verso la Cina.
Anche qui le difficoltà furono soprattutto amministrative. Nel Xinjiang il suo passaggio venne seguito e limitato dalle autorità; secondo il sito della spedizione, l’intervento dell’ambasciata britannica contribuì a permettergli di continuare a piedi fino al confine con il Kazakistan.
Il viaggio è durato 28 anni, ma Bushby non ha camminato per 28 anni senza fermarsi
Una parte enorme della durata della Goliath Expedition deriva dalle attese: visti, permessi, stagioni impraticabili, mancanza di finanziamenti, pandemia e cambiamenti geopolitici. Il progetto imponeva di riprendere la marcia dal punto in cui la linea era stata interrotta. È questa continuità, più della quantità di giorni consecutivi trascorsi a piedi, a definire l’impresa.
Quando tutte le strade si chiudono: attraversare il Mar Caspio
Alla fine degli anni Dieci Bushby si trovava in Asia centrale e sembrava ormai avviato verso l’Europa.
Poi la geopolitica cambiò ancora il percorso.
Una rotta attraverso l’Iran divenne sempre più complicata. Nel 2020 arrivò la pandemia e le frontiere della regione si chiusero. Successivamente la guerra in Ucraina rese impraticabile anche l’idea di tornare verso nord attraverso la Russia.
Bushby si ritrovò sul lato orientale del Mar Caspio.
Nel 2024 scelse una soluzione difficile da immaginare all’inizio della spedizione: attraversarlo a nuoto.
Partì dal Kazakistan insieme alla camminatrice ed esploratrice Angela Maxwell, accompagnato da nuotatori e da una squadra marittima di supporto.
La traversata coprì circa 288 km fra Kazakistan e Azerbaigian.
Durò 31 giorni, con oltre 132 ore trascorse in acqua. Le imbarcazioni di supporto garantivano sicurezza e riposo; l’avanzamento della linea della spedizione rimaneva affidato al nuoto.
Nell’ottobre 2024 il gruppo raggiunse la costa azera.
Dopo più di venticinque anni di viaggio, l’Europa era finalmente dalla parte giusta del mare.
Fonti: Goliath Expedition – Caspian Sea · BBC, traversata del Mar Caspio.
Dall’Azerbaigian alla Manica
Il 10 novembre 2024 Bushby ripartì a piedi da Baku.
Attraversò Azerbaigian e Georgia e continuò attraverso la Turchia. Il 25 aprile 2025 raggiunse Istanbul dopo più di 2.000 km.
Pochi giorni più tardi ottenne un permesso eccezionale per attraversare a piedi il 15 July Martyrs Bridge sul Bosforo, normalmente chiuso ai pedoni.
Era finalmente sul lato europeo di Istanbul.
Da lì il viaggio proseguì verso l’Europa occidentale fino alla costa francese.
Mancava però un ultimo ostacolo: la Manica.
Bushby aveva chiesto di poter attraversare a piedi un tunnel di servizio del Channel Tunnel, ma nel giugno 2026 Eurotunnel respinse la richiesta per ragioni operative e di sicurezza.
Rimaneva il mare.
Ottenne dalle autorità il permesso per una traversata dalla Francia alla Gran Bretagna e nell’ottobre 2026 entrò in acqua.
Non si trattava di una traversata sportiva della Manica secondo le regole tradizionali del nuoto in acque libere. Era una traversata organizzata in più giornate per mantenere la continuità della Goliath Expedition.
Bushby trascorse complessivamente circa 20 ore in acqua nell’arco di tre giorni.
Il 5 ottobre 2026 raggiunse Shakespeare Beach, poco a sud di Dover.
Per la prima volta da quando aveva iniziato il viaggio nel 1998, era nuovamente sul suolo britannico.
Gli restavano circa 400 km.
Il 2 novembre 2026 Karl Bushby è tornato a casa
L’ultimo tratto attraversava l’Inghilterra da Dover verso nord.
Il 2 novembre Bushby entrò a Hull spingendo ancora il proprio carrello. Centinaia di persone lo aspettavano nel centro della città; il Comune aveva organizzato un’accoglienza pubblica in Queen Victoria Square.
Poi ripartì.
La Goliath Expedition non terminava al municipio e neppure al confine della città. La linea disegnata quasi trent’anni prima doveva arrivare fino alla casa della madre.
Nel pomeriggio Bushby raggiunse finalmente Angela Bushby.
Era partito a 29 anni. Ne aveva 57.
Secondo Associated Press aveva percorso circa 31.000 miglia, poco meno di 50.000 km. Il sito della spedizione parla più genericamente di oltre 50.000 km e stima circa 75 milioni di passi.
Le cifre possono essere ricostruite in modi leggermente diversi ma la sostanza resta la stessa: per gran parte della propria vita adulta Bushby ha continuato a tornare sulla stessa linea e a farla avanzare.

Fonti: Associated Press, 2 novembre 2026 · Hull City Council.
È davvero un “giro del mondo a piedi”?
È l’espressione usata comunemente per raccontare la Goliath Expedition, ma Bushby non ha seguito una linea attorno all’Equatore e la spedizione non assomiglia a un itinerario circolare tradizionale. L’obiettivo era costruire una lunghissima linea continua attraverso il pianeta, collegando l’estremo sud del Sud America all’Inghilterra attraverso Americhe, Stretto di Bering ed Eurasia e senza utilizzare mezzi per avanzare.
Nel Bering Bushby ha camminato sul ghiaccio e superato tratti d’acqua quando necessario. Nel Caspio e nella Manica ha nuotato. Gli spostamenti compiuti durante le lunghe sospensioni non potevano far avanzare la posizione della spedizione. È quindi più preciso parlare di traversata del mondo a propulsione umana lungo una linea continua, pur mantenendo “giro del mondo a piedi” come formula ormai associata alla storia.
Per confrontare questa impresa con altri progetti simili, su VCL abbiamo raccolto anche le storie di altri viaggiatori che hanno affrontato il mondo a piedi, mentre il viaggio di Nicolò “Pieroad” Guarrera mostra un approccio molto diverso alla stessa idea di attraversare continenti lentamente.
“The Beast”, la casa su due ruote
Per gran parte del viaggio Bushby ha spinto un carrello davanti a sé.
Una delle versioni più longeve, costruita in Nicaragua nel 2001, è diventata The Beast 2. Serviva a trasportare acqua, cibo, tenda, abbigliamento e attrezzatura senza concentrare tutto il peso sulle spalle.
Lo stesso carrello era ancora con lui durante l’ultima parte del viaggio in Inghilterra.

Un viaggio lento anche quando non si cammina
La parte più interessante della Goliath Expedition forse non sono i record, ma le attese. Una frontiera può fermare un viaggio per anni. Una strada che sulla carta sembra continua può terminare in una giungla,un mare di novanta chilometri può richiedere anni di preparazione, un visto può contare più della forma fisica. La storia di Bushby mostra con particolare chiarezza quanto la geografia reale sia diversa da una linea disegnata su una mappa, ma anche quanto un viaggio di questa durata dipenda dagli altri.
Nel discorso pronunciato a Hull, Bushby ha insistito proprio su questo punto: durante la spedizione è stato ospitato, nutrito, curato e aiutato da persone incontrate nei Paesi attraversati, dalle comunità locali fino alle istituzioni che hanno permesso alcuni dei passaggi più complicati.
Camminare da soli per decine di migliaia di chilometri non significa essere autosufficienti.
Significa attraversare una quantità enorme di relazioni.
Non un itinerario da replicare 🙅🏻❗
La Goliath Expedition attraversa regioni, frontiere e aree di sicurezza che sono cambiate radicalmente dal 1998. Alcuni passaggi furono affrontati in condizioni eccezionali e con permessi specifici; altri attraversavano zone di guerra o ambienti estremi. La vecchia mappa della spedizione non è una traccia escursionistica e non deve essere utilizzata per pianificare un viaggio. Per qualsiasi itinerario internazionale a piedi occorre verificare separatamente frontiere, visti, sicurezza, condizioni ambientali e accessibilità dei singoli tratti.
Per chi è incuriosito dalle distanze estreme, VCL ha affrontato anche il caso del presunto “cammino più lungo del mondo” da Città del Capo a Magadan: una linea teorica che dimostra quanto sia facile tracciare un percorso su una mappa e quanto sia difficile trasformarlo in un cammino reale.
Bushby quella differenza l’ha misurata per 28 anni.
E adesso?
Dopo aver vissuto con una destinazione precisa per quasi tre decenni, Bushby ha ammesso di non sapere ancora bene come sarà la vita dopo la spedizione.
Ha in programma una serie di incontri pubblici nel Regno Unito e un seguito del libro Giant Steps, nel quale aveva raccontato i primi anni dell’impresa.
C’è anche un documentario in lavorazione.
Il regista Werner Herzog ha seguito le fasi finali del viaggio e sta lavorando a un lungometraggio sulla Goliath Expedition intitolato Walk of Life.
Il 2 novembre, però, la linea che contava era finalmente terminata.
Ventotto anni prima era cominciata a Punta Arenas.
Finiva davanti a una normale casa di Hull.
Approfondisci il viaggio
Fonti e approfondimenti
- Karl Bushby — sito della Goliath Expedition
- Associated Press — conclusione della spedizione, 2 novembre 2026
- Associated Press — ricostruzione dei 28 anni di viaggio
- BBC — storia e percorso della Goliath Expedition
- BBC — attraversamento del Mar Caspio
- BBC — attraversamento della Manica
- Hull City Council — accoglienza ufficiale a Hull
- Wikimedia Commons — immagini di Karl Bushby e del ritorno a Hull
Controllo redazionale: 5 novembre 2026. Le condizioni di frontiera, i requisiti d’ingresso e la sicurezza delle aree attraversate da Bushby sono cambiate più volte dal 1998 e possono cambiare ancora. La Goliath Expedition è raccontata qui come impresa storica conclusa, non come itinerario consigliato.

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