Tra Argentina e Brasile, a un passo dal Paraguay, le cascate dell’Iguazú disegnano un fronte d’acqua lungo circa 2,7 km con oltre 270 salti. Il cuore è la Garganta del Diablo, un anfiteatro a ferro di cavallo profondo e rumoroso, dove la nebulizzazione crea un microclima tutto suo. Qui lo sguardo non basta mai – si ascolta, si respira, si indovina la forma dell’acqua nella foschia.
I due parchi nazionali che le proteggono sono Patrimonio UNESCO (Iguazú, 1984; Iguaçu, 1986). Nel 2011 il complesso è entrato tra le “New7Wonders of Nature”. Il nome viene dal guaraní: y = acqua, guasu = grande. Il primo europeo a descriverle fu Álvar Núñez Cabeza de Vaca nel 1541, ma questa zona era luogo di passaggi e racconti molto prima degli appunti dei cronisti.
Lato argentino: passerelle che portano letteralmente “dentro” il sistema di salti, un trenino ecologico e sentieri che cambiano prospettiva a ogni curva. Lato brasiliano: visione d’insieme, una passerella panoramica sulla gola principale ed elicotteri consentiti solo qui. Attenzione ai coati – curiosi e abili scassinatori di snack – e alle farfalle che si posano ovunque nei giorni umidi.
Periodo migliore: primavera e autunno australi, con temperature più gentili. Dopo piogge abbondanti lo spettacolo cresce di volume; nelle notti di luna piena, se capita bene, compaiono i rarissimi arcobaleni lunari. Le porte d’accesso sono Puerto Iguazú (AR) e Foz do Iguaçu (BR); poco lontano si incontra la “tripla frontiera”, dove Iguazú e Paraná si abbracciano.
Curiosità sparse: il film The Mission (1986) ha fissato nell’immaginario le missioni gesuite della regione; tra la fauna spiccano tucani, scimmie cappuccine e, nascosto nella foresta, il giaguaro. Portare coperture per fotocamere e pazienza per la luce – tra spray e controluce, le foto migliori arrivano quando ci si ferma un minuto in più.
Foto tratta dall’intervista a Claudio Pelizzeni:

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