Claudio Pelizzeni ed il panorama della Chapada Diamantina
Nel cuore di Bahia, la Chapada Diamantina è un altopiano di quarziti e arenarie tagliato da canyon, grotte e fiumi limpidi. L’orizzonte è disegnato da tavolati e da vallate dove l’acqua scava piscine naturali color ambra. Qui nasce parte importante delle acque che alimentano lo Stato: una “torre d’acqua” in mezzo al sertão. Il Parco Nazionale protegge un mosaico di campos rupestres, foreste e savana, con tempi lenti e cieli larghi.
Il nome racconta la sua storia: nel XIX secolo i garimpeiros cercavano diamanti nei letti dei fiumi. Di quel periodo restano villaggi come Igatu, con muri di pietra e case che sembrano scavate nella collina, e l’elegante Lençóis, oggi base perfetta per esplorare la zona. L’acqua è protagonista: d’inverno (nostra estate) i salti sono più timidi; dopo le piogge tornano fragorosi. Il fiume Paraguaçu nasce qui e scorre verso l’Atlantico portando con sé i colori della Chapada.
Gli scenari simbolo? Il belvedere del Morro do Pai Inácio al tramonto, quando i tavolati si accendono e l’aria si fa rosata. La Cachoeira da Fumaça, un salto di circa 340 metri che nelle giornate secche svapora prima di toccare terra – da qui il nome “fumo”. Le acque azzurrissime del Poço Azul e del Poço Encantado: nelle ore centrali di certi mesi un raggio obliquo illumina il blu profondo creando un “faro” naturale. Le grotte di Lapa Doce custodiscono sale immense; nei dintorni di Lençóis ci sono scivoli di pietra come il Ribeirão do Meio e pozze scure e fotogeniche come il Poço do Diabo.
Le porte d’accesso principali sono Lençóis, Vale do Capão, Andaraí e Mucugê. Da Salvador si arriva in bus notturno o con voli (quando operativi) sull’aeroporto di Lençóis. Meglio visitare tra giugno e settembre per camminare con temperature più miti; se cercate cascate in piena, puntate ai mesi successivi alle piogge. Il trekking nel Vale do Pati richiede più giorni e orientamento: una guida locale non è burocrazia, è buon senso, oltre a un modo per sostenere le comunità che tengono vivi i sentieri.
Piccole dritte “umane”: qui il meteo cambia in fretta, la luce pure; portate repellente, protezione solare e rispetto per l’acqua, che è risorsa e non scenografia. Cash utile nei villaggi, seguite la segnaletica e non improvvisate nelle grotte. La ricompensa è semplice: silenzi veri, cieli di stelle e la sensazione di camminare dentro una geografia che respira.
Foto tratta dall’intervista a Claudio Pelizzeni:

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