Questo box appare perché in questa pagina compaiono riferimenti a un’area interessata da conflitti o tensioni gravi. La situazione può cambiare rapidamente, anche per trasporti, ingressi, controlli e servizi. Prima di organizzare un viaggio, verificate le fonti ufficiali (ViaggiareSicuri della Farnesina, ministeri competenti, ambasciate e consolati), valutate copertura assicurativa e possibili variazioni su voli e spostamenti. Se il viaggio non è indispensabile, considerate di rimandare finché il quadro non è più stabile.
Questa guida è stata rivista controllando normativa, programmi di accoglienza e fonti istituzionali. È importante distinguere l’ospitalità privata di una persona già presente regolarmente in Italia dalle procedure che consentono di entrare nel Paese, chiedere protezione o essere trasferiti da una zona di guerra. Le modalità operative possono cambiare: prima di assumere impegni è opportuno verificare le indicazioni della Prefettura, della Questura e dell’organizzazione che segue l’accoglienza.
Molte persone cercano informazioni su come ospitare profughi e rifugiati in Italia, soprattutto in relazione alla guerra in Ucraina e alla situazione nella Striscia di Gaza. La disponibilità di una stanza o di un appartamento può essere utile, ma deve essere inserita in un percorso chiaro e sostenibile.
In Italia esistono organizzazioni e progetti che mettono in contatto persone disponibili ad accogliere con rifugiati e persone migranti già presenti sul territorio, accompagnando entrambe le parti prima e durante la convivenza.
La situazione cambia quando la persona che si vorrebbe aiutare si trova ancora all’estero o in una zona di guerra. In questo caso, offrire una casa non costituisce automaticamente un canale di ingresso in Italia e non sostituisce visti, evacuazioni umanitarie, ricongiungimenti familiari, corridoi umanitari o altre procedure previste dalla legge.

Ospitare una persona e farla entrare in Italia sono due questioni diverse
Prima di cercare moduli o associazioni conviene capire quale situazione si sta affrontando.
- La persona è già in Italia: può essere possibile offrirle ospitalità privata, rispettando gli eventuali adempimenti previsti e verificando la sua situazione con gli operatori o le autorità competenti.
- La persona si trova ancora all’estero: la disponibilità di una casa non permette, da sola, di ottenere un visto o un trasferimento in Italia.
- La persona vuole chiedere protezione: il riconoscimento della protezione internazionale o di altre forme di tutela dipende dalle procedure previste dalla legge e dalla valutazione delle autorità competenti.
- Si tratta di un minore senza genitori o altri adulti legalmente responsabili: l’accoglienza deve passare attraverso i servizi e gli strumenti di tutela previsti per i minori stranieri non accompagnati.
È preferibile non pubblicare numeri di telefono, indirizzi privati o disponibilità dettagliate sui social e nei commenti pubblici nel tentativo di trovare direttamente una persona da accogliere. Un’organizzazione che effettua colloqui, verifica le condizioni dell’alloggio e accompagna la convivenza offre maggiori garanzie sia alla persona ospitata sia a chi ospita.
La dichiarazione di ospitalità per cittadini extra UE
Chi dà alloggio o ospita in Italia un cittadino di un Paese non appartenente all’Unione europea o un apolide deve tenere presente l’articolo 7 del Decreto legislativo 286/1998.
La norma prevede una comunicazione scritta all’autorità locale di pubblica sicurezza entro 48 ore dall’inizio dell’ospitalità. Devono essere indicati, tra gli altri dati, le generalità delle persone coinvolte, gli estremi del documento della persona ospitata e l’indirizzo dell’immobile.
Le modalità concrete di presentazione possono variare sul territorio. Il portale governativo Integrazione Migranti dedica una scheda specifica agli adempimenti di chi offre alloggio. Prima di consegnare o inviare la dichiarazione conviene comunque controllare le istruzioni della Questura, del Commissariato o del Comune competente per l’immobile.
La dichiarazione di ospitalità è un adempimento amministrativo. Non attribuisce alla persona ospitata un diritto di ingresso o di soggiorno e non sostituisce un permesso, un visto o una procedura di protezione.
Dove offrire ospitalità con l’accompagnamento di un progetto
Per chi dispone di una camera e vuole accogliere una persona già inserita in un percorso in Italia, esistono progetti che prevedono colloqui, abbinamento e accompagnamento. La loro presenza e disponibilità dipendono dal territorio.
Refugees Welcome Italia
Refugees Welcome Italia ETS promuove l’accoglienza in famiglia di persone rifugiate. Chi ha una camera disponibile può registrare la propria casa indicando, tra le altre informazioni, da quando può ospitare, per quanto tempo e quali spese può sostenere.
L’organizzazione dichiara di accompagnare le persone coinvolte prima e durante la convivenza, assegnando un referente a cui rivolgersi. La possibilità concreta di avviare un’accoglienza dipende dalla presenza del progetto sul territorio e dall’abbinamento.
Progetto Vesta
Vesta è un progetto della Cooperativa sociale CIDAS che lavora sull’accoglienza in famiglia e sulle forme di vicinanza solidale rivolte a giovani rifugiati e minori stranieri non accompagnati.
Nella Città Metropolitana di Bologna è possibile candidarsi per conoscere i percorsi disponibili. Per altre città Vesta invita a contattare il progetto per verificare quali forme di vicinanza solidale siano attive nel territorio.
Rifugio Diffuso a Torino
Per chi vive nell’area della Città Metropolitana di Torino, il progetto Rifugio Diffuso permette a singoli, coppie e famiglie di accogliere un giovane rifugiato durante il percorso verso l’autonomia abitativa e lavorativa.
Il progetto fa parte del Sistema di Accoglienza e Integrazione ed è promosso dall’Ufficio Stranieri della Città di Torino in collaborazione con la Pastorale Migranti. La pagina del progetto indica un’accoglienza ordinaria di sei mesi, prorogabile, l’accompagnamento degli operatori e un contributo economico mensile per le spese di ospitalità.
Questi sono alcuni esempi verificati e non rappresentano un elenco completo delle possibilità disponibili in Italia. Comuni, enti del Terzo settore e progetti SAI possono promuovere iniziative locali con condizioni differenti.
Ospitare persone provenienti dall’Ucraina nel 2026
Per le persone fuggite dall’Ucraina esiste un quadro specifico di protezione temporanea europea. Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato il 30 luglio 2026 la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1912, che estende la protezione temporanea prevista per le persone sfollate dall’Ucraina fino al 4 marzo 2028.
La protezione temporanea riguarda la posizione della persona sfollata. Non significa che esista un abbinamento automatico tra chi offre una stanza e una persona che deve ancora arrivare dall’Ucraina.
Chi vuole mettere a disposizione la propria casa può verificare i progetti di accoglienza attivi nel proprio territorio, rivolgersi a organizzazioni strutturate come quelle indicate sopra oppure chiedere informazioni alla Prefettura competente.
Durante l’emergenza Ucraina era stato previsto un contributo di sostentamento di 300 euro mensili, con un’integrazione di 150 euro per ciascun minore, destinato alle persone titolari di protezione temporanea che avevano trovato una sistemazione autonoma. La Protezione Civile ha chiarito che la misura è terminata: non poteva più essere riconosciuta per permessi di protezione temporanea rilasciati dopo il 31 gennaio 2025 e l’ultima scadenza per richiederne le rate residue è stata il 20 aprile 2025.
Quindi non esiste oggi un rimborso statale automatico di 300 euro per chi ospita una persona ucraina. Eventuali contributi alla famiglia ospitante possono essere previsti da singoli progetti, come accade per alcune forme di accoglienza organizzata, e devono essere verificati direttamente con il gestore.
Posso ospitare una persona palestinese proveniente da Gaza?
Una persona palestinese che si trova regolarmente in Italia può essere ospitata privatamente, rispettando gli adempimenti applicabili e la sua situazione amministrativa.
La questione è diversa per chi si trova ancora nella Striscia di Gaza. Al controllo effettuato il 19 agosto 2026 non abbiamo individuato nelle fonti istituzionali un programma nazionale aperto al pubblico attraverso il quale un cittadino italiano possa indicare una determinata persona a Gaza, farla evacuare e ospitarla autonomamente in casa propria.
Gli arrivi dalla Striscia documentati negli ultimi anni dalla Farnesina sono avvenuti attraverso operazioni organizzate, tra cui evacuazioni sanitarie di pazienti con familiari e accompagnatori, ricongiungimenti familiari e corridoi universitari.
L’11 maggio 2026, per esempio, il Ministero degli Affari Esteri ha documentato l’uscita da Gaza di 72 studenti universitari palestinesi destinati a università italiane.
La disponibilità di un appartamento in Italia può eventualmente diventare utile dopo che l’ingresso è stato autorizzato e organizzato attraverso un canale appropriato. Non può sostituire le autorizzazioni necessarie all’uscita da Gaza e all’ingresso in Italia.
Posso ospitare un bambino palestinese o un minore arrivato senza famiglia?
Questa è una delle domande più frequenti ricevute anche nei commenti della prima versione dell’articolo.
Un minore straniero non accompagnato è sottoposto a specifiche forme di protezione. L’ospitalità di un bambino o adolescente senza genitori non dovrebbe essere organizzata privatamente attraverso social network, conoscenze occasionali o accordi tra singole persone.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ricorda che chi desidera diventare famiglia affidataria di un minore straniero non accompagnato deve rivolgersi ai servizi sociali del proprio Comune. L’affido può essere promosso e accompagnato anche attraverso progetti territoriali.
Il progetto nazionale AFFIDO dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, finanziato nell’ambito del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione, lavora proprio sul rafforzamento dell’accoglienza familiare dei minori stranieri non accompagnati.
Anche Progetto Vesta prevede percorsi di affido in collaborazione con i servizi territoriali e con l’accompagnamento di professionisti.
Approfondisci l’affido dei minori stranieri
Affidatario e tutore volontario sono inoltre ruoli diversi. Chi desidera approfondire la tutela volontaria può consultare le informazioni dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.
E per i cittadini israeliani?
La prima versione di questo articolo, pubblicata nell’ottobre 2023, citava anche i cittadini israeliani in relazione all’inizio della guerra tra Israele e Hamas.
Nel controllo delle fonti istituzionali effettuato per questo aggiornamento non abbiamo individuato un programma nazionale italiano aperto ai privati specificamente dedicato all’ospitalità di cittadini israeliani paragonabile al regime di protezione temporanea creato per le persone sfollate dall’Ucraina.
Se un cittadino israeliano si trova regolarmente in Italia può ricevere ospitalità privata secondo le regole applicabili ai cittadini extra UE. Un’eventuale necessità di protezione viene invece valutata attraverso le procedure previste dalla normativa italiana ed europea in base alla situazione della singola persona.
Chi ospita un rifugiato riceve un rimborso?
Non esiste un rimborso nazionale automatico riconosciuto a chiunque decida di ospitare un rifugiato nella propria abitazione.
È importante distinguere:
- contributi riconosciuti direttamente alla persona accolta;
- rimborsi delle spese previsti da specifici progetti di accoglienza;
- contributi destinati a famiglie affidatarie nell’ambito di percorsi formalizzati;
- ospitalità privata gratuita senza contributi economici.
Per esempio, Rifugio Diffuso a Torino dichiara espressamente un contributo mensile per sostenere le spese di ospitalità. Vesta prevede un contributo nell’ambito dei propri percorsi di affido. Queste condizioni appartengono ai singoli progetti e non devono essere estese automaticamente ad altre forme di accoglienza.

Prima di offrire una stanza: cosa valutare concretamente
L’accoglienza domestica può durare settimane o mesi. Una disponibilità iniziale generosa può diventare difficile da sostenere se non vengono chiariti prima gli aspetti pratici.
- Spazio e privacy: la persona dovrebbe disporre di uno spazio adeguato e di una ragionevole possibilità di avere momenti propri.
- Durata: è utile concordare fin dall’inizio quanto può durare l’ospitalità e cosa accadrà alla scadenza.
- Spese: chiarire chi sostiene cibo, trasporti, utenze e altre necessità quotidiane.
- Regole della casa: orari, chiavi, visite, fumo, animali, uso degli spazi comuni e altre abitudini vanno discusse senza dare nulla per scontato.
- Documenti e servizi: la persona può avere bisogno di orientamento per permesso di soggiorno, assistenza sanitaria, scuola, corsi di italiano, lavoro o trasporti.
- Lingua: una comunicazione limitata può creare equivoci anche sulle questioni quotidiane.
- Supporto esterno: è preferibile sapere in anticipo quale operatore, servizio sociale o organizzazione contattare in caso di difficoltà.
- Esperienze difficili: alcune persone possono aver vissuto lutti, violenza, separazioni o periodi di forte stress. L’ospitante può offrire ascolto e rispetto, ma non dovrebbe sostituirsi a professionisti sanitari o psicologici quando è necessario un supporto specialistico.
- Minori: l’affido e l’accoglienza di un minore straniero non accompagnato devono seguire i percorsi previsti dai servizi competenti.
Un colloquio preventivo con un’organizzazione esperta serve anche a capire se questo tipo di accoglienza è realmente compatibile con la propria situazione familiare, abitativa ed economica.
Se non puoi offrire una casa
L’ospitalità domestica è una delle possibili forme di partecipazione. Chi non dispone di spazio può valutare attività di accompagnamento, mentoring, supporto linguistico, raccolte di beni organizzate localmente o volontariato presso associazioni affidabili.
Refugees Welcome Italia, per esempio, propone anche attività di mentoring e volontariato rivolte a persone rifugiate già presenti sul territorio. Prima di partecipare è utile verificare sempre quali programmi siano effettivamente aperti nella propria città.
Da dove iniziare
Se vuoi mettere concretamente a disposizione una stanza, il percorso più prudente consiste nel contattare un progetto di accoglienza attivo nel proprio territorio e lasciare che operatori e organizzazione valutino disponibilità, tempi, caratteristiche della casa e possibile abbinamento.
Se invece conosci già una persona che si trova in Italia e vuoi ospitarla, verifica la sua situazione amministrativa e gli adempimenti collegati alla dichiarazione di ospitalità.
Per persone che si trovano ancora in una zona di guerra, la disponibilità della casa deve restare separata dalle procedure necessarie per raggiungere legalmente l’Italia.
Fonti e approfondimenti
- Normattiva: Decreto legislativo 286/1998, articolo 7
- Portale Integrazione Migranti: adempimenti per chi offre ospitalità
- EUR-Lex: Decisione di esecuzione (UE) 2026/1912 sulla protezione temporanea delle persone sfollate dall’Ucraina
- Protezione Civile: assistenza e accoglienza per le persone provenienti dall’Ucraina
- Ministero degli Affari Esteri: corridoi universitari dalla Striscia di Gaza, maggio 2026
- Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza: affido dei minori stranieri non accompagnati
- Refugees Welcome Italia: registra la tua disponibilità di ospitalità
- Progetto Vesta: percorsi di accoglienza, affiancamento e affido
- Pastorale Migranti Torino: progetto Rifugio Diffuso
Ultimo controllo delle informazioni: 19 agosto 2026. Norme, programmi, contributi e disponibilità territoriali possono cambiare. Prima di organizzare un’accoglienza verifica le informazioni con il gestore del progetto, la Prefettura, la Questura o i servizi sociali competenti.

Vorrei ospitare e aiutare qualche bambino palestinese o israeliano
Vorrei ospitare un bambino di Gaza
Mi sto chiedendo se ospitare qualcuno, anche se l’età è avanti. Lo spazio e le capacità che potremmo giocare ci sono e abbiamo alle spalle un pò di storie di ospitalità, affidi,ecc., tutte con peculiarità diverse.
La fatica è realissima, come, a volte, i traumi che agiscono nell’altro e re-agiscono in noi. Stessa cosa per la maggior ricchezza di se stessi e di rapporto che ne può uscire
Per dare molte più possibilità alla seconda parte, penso però che ci sia bisogno di avere alcune..più o meno..sicurezze: fare volontariato a “cuore” può anche essere negativo, pur essendo il cuore a partire.. e da ascoltare.
Alcuni elementi che mi vengono in mente: basi chiare del rapporto con l’ente, supporto psicologico e sociale, capacità di rivedere se stessi senza angosciarsi, gratuità e chiarezza personale, empatia e confini,aiuto sociale, alcune responsabilità suddivisa con l’ente, a volte
gruppo di supporto.. ecc. Chi è dalla parte dell’aiuto poi, se di età giusta, dovrebbe anche poter e dover fare qualcosa per far vedere le proprie capacità e aiutare, sentendo e provando il proprio valore (chiaramente, con il rispetto della propria storia e età.)Insomma, un rapporto in cui giocare molto, tutti: l’esatto contrario di “una guerra”
Posso ospitare una famiglia in difficoltà 331******9
Come fare per ospitare bambini anche con la madre , di gaza
Vorrei ospitare un bambino o una bambina piccola orfani da gaza 🫶
Non vi vergognate a paragonare i profughi palestinesi a quelli israeliani??? Dove sarebbero i profughi israeliani. Sono state uccise 70mila persone in un anno, più quelle in Libano. Siete degli ipocriti
L’intenzione dell’articolo non è di paragonare i profughi israeliani e palestinesi come se vivessero situazioni equivalenti, ma piuttosto di sottolineare che ogni situazione di migrazione forzata, indipendentemente dall’origine, merita attenzione e solidarietà. Chiunque fugga da conflitti o persecuzioni – sia esso ucraino, palestinese o israeliano – merita umanità. La solidarietà, in questo contesto, non implica l’equiparazione delle storie, ma il riconoscimento del diritto universale alla sicurezza e alla dignità.