Quali sono le condizioni che bisogna creare per fondare un Eco-villaggio pacifico e duraturo?

[In questa risposta racconto una delle mie prime visite]

In ciascuno di questi posti sono rimasto sempre poco tempo: da due settimane fino a tre mesi. Come ospite-volontario non posso che confermare di aver vissuto davvero delle belle esperienze.

Si tratta di uno stile di vita in cui non hai bisogno della sveglia; i ritmi sono piuttosto scanditi dalla natura, dal tempo e dalle necessità agricole. Non devi correre al lavoro che si trova a 1–2 ore di distanza dal tuo appartamento, quindi non rimani fermo nel traffico. Il lavoro è casa tua. Oltre a questo, non devi fare i turni, e nemmeno 8–10 ore obbligatorie in ufficio o in fabbrica. Sei circondato dalla bellezza della campagna, e soprattutto dalla compagnia amichevole di persone spesso molto affascinanti.

Quello che mi ha regalato la vita di comunità, è stato soprattutto il senso di squadra e di appartenenza. Qualcosa che non avevo mai sperimentato prima di allora.

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Vivere in un eco-villaggio come ospite, però, non è lo stesso che viverci come residente fisso.

Innanzitutto lavori molto meno, hai meno responsabilità e preoccupazioni. Dopo che hai lavorato per una mezza-giornata (o per 8 ore a seconda del tipo di accordo) puoi goderti la campagna con gli amici volontari, mentre i residenti dell’eco-villaggio continuano a lavorare fino al tramonto, in ufficio (se hanno il lavoro fuori) o nei loro laboratori. Lavorano fino a tardi perché fanno ciò che piace loro oppure, al contrario, perché hanno anche loro, come tutti quanti dei debiti da pagare.

Quando presi in considerazione l’idea di vivere in comunità, ho cominciato a chiedere ai residenti degli eco-villaggi di raccontarmi un po’ della loro vita.

Molti di loro erano tristi e avevano tante preoccupazioni per la testa. Dai loro discorsi veniva fuori che la convivenza con gli altri membri non è facile.

Alcuni mi dissero che se avessero potuto tornare indietro nel tempo, non avrebbero mai investito i soldi in un progetto comunitario. Altri invece rifarebbero la stessa scelta senza pensarci due volte: vivere insieme agli altri comporta sacrifici, ma gli aspetti positivi superano quelli negativi.

In Scozia, la fondatrice di una comunità mi disse che la scelta di vivere in una comunità assieme agli altri era un po’ come la scelta di sposarsi: all’inizio è tutto molto festoso, ma poi ci si rende conto che la realtà è abbastanza diversa.

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Ho poi ascoltato le storie di litigi, contese, separazioni; io stesso ho assistito a qualche episodio un po’ critico.

Ho comunque imparato che la maggior parte dei problemi sono di natura economica.

A volte c’è chi investe più soldi e si aspetta di avere più peso negli aspetti decisionali. Altre volte tutti investono la stessa cifra ma il progetto, per una ragione e per l’altra va in bancarotta, così i rapporti dei membri si sgretolano e tutti si accusano a vicenda di esserne responsabili.

Nel caso delle comunità libertarie, dove tutti sono uguali e non esiste proprietà privata, le polemiche possono nascere per motivi di doveri e orari: c’è sempre chi, a detta di qualcun altro, lavora meno o fa meno di quanto ci si aspetti.

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Credo che la vita in un Eco-villaggio sia davvero eccitante, soprattutto se la si vive per breve tempo. Dovrebbe essere inserita fra le esperienze didattiche della nostra vita, perché molto formativa.

Che tu ci stia poco tempo o molto tempo, è impossibile non lasciarsi ammaliare dalla vita comunitaria. Molto spesso diventa difficile tornare alla routine urbana.

Comunque, quando diventi membro di una comunità perdi una buona parte della tua libertà, esattamente come quando vivi in città e devi obbedire alle regole e agli orari di un’azienda. L’eco-villaggio, alla fine, è una specie di azienda con la differenza che:

  • sei tu che hai scelto l’ambiente, perché ne condividi i valori;
  • lavori assieme a persone con una mentalità simile;
  • prendi parte agli aspetti decisionali del lavoro e della quotidianità;
  • sei più vicino alla natura e vivi in case spesso affascinanti;
  • ti senti raramente solo perché molti aspetti della giornata sono condivisi con persone (che hai scelto).
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Qui sotto lascio qualche consiglio per chi è interessato a vivere in un Eco-villaggio.

Se vuoi vivere in un eco-villaggio, o fondarlo tu stesso/a, ti consiglio di:

  • cercare una comunità già esistente e andarci a vivere per un periodo di prova. In questo modo farai esperienza e se ti piace puoi rimanere nella comunità (così risparmi la fatica di crearne una tu stessa/o).
  • metterti via soldi da parte; più il progetto è ambizioso più ne avrai bisogno.
  • creare un progetto che sia sostenibile a livello economico, ecologico e finanziario. Ricorda che la maggior parte dei problemi che nascono fra i membri sono di natura economica. Se la struttura economica dell’eco-villaggio è solido, allora durerà più a lungo nel tempo.
  • creare delle regole:

ho notato che gli eco-villaggi giovani tendono ad avere meno regole (o non averle proprio). Purtroppo, per quanto sia bello vivere in un ambiente senza leggi imposte, secondo alcune ricerche queste realtà muoiono molto prima. Le comunità anarchiche che riescono a sopravvivere solitamente maturano diventando democratiche, o sociocratiche, sviluppando un insieme di norme appropriate per la convivenza e la produttività.

Insomma, la mia conclusione al netto delle mie esperienze è che la vita degli eco-villaggi è molto affascinante, e per certi aspetti anche desiderabile, però potrebbe non fare per tutti.

Andrei a vivere assieme ad altre persone solo se mi trovassi estremamente in sintonia con loro, e per ora questo non mi è successo, quindi è molto probabile che mi ritroverò a vivere da solo nella mia piccola tiny home.

Nella foto qui in basso, un momento durante il raduno degli eco-villaggi in Slovenia

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About Simone Dabbicco 46 Articles
Viaggiatore, wwoofer e ragazzo curioso da Torino. In viaggio dal 2009, amo scrivere articoli su paesi, comunità, famiglie e villaggi ecologici dove si vivono culture e stili di vita diversi. Per saperne di più sfoglia il blog, oppure cercami su Facebook.

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