Da consulente aziendale a viaggiatore seriale: il racconto di Matteo Rui

viaggiatore seriale

Matteo Rui aveva 28 anni e un buon lavoro da consulente aziendale. Una laurea in ingegneria ed un lavoro che, tutto sommato, non gli dispiaceva affatto. Ma il richiamo nei confronti di un’esperienza che avrebbe potuto trasformarsi in un rimpianto è stato più forte di tutto questo, e lo ha portato a decidere per la partenza.

1. Da consulente aziendale a viaggiatore seriale. Cosa ti ha portato a fare questa scelta: com’era la tua vita prima e com’è adesso?

Di solito scelte così radicali sono spinte da una profonda insoddisfazione, la mia storia è un po’ diversa. Avevo un ottimo lavoro, ottime prospettive, la macchina pagata, un bel appartamento, non posso dire di essere stato insoddisfatto di qualcosa. Ho sempre fatto quello che volevo e sono arrivato dove volevo togliendomi diverse soddisfazioni. Il mondo però non è più quello di 5, 10, 20 anni fa. Sta cambiando radicalmente, condizionando il nostro stile di vita, il modo di viaggiare, il modo di fare business, si stanno creando tantissime nuove opportunità. Ho 29 anni, non ho un mutuo da pagare, non ho una ragazza, ma ho tante idee e sogni per la testa. Il sogno più grande prova ad immaginare quale sia. Si, proprio quello, fare il giro del mondo.

Oggi è possibile, è alla portata di tutti, così mi sono detto perché non provarci? Mi faccio il culo 12 ore al giorno per portare a termine nel migliore dei modi i progetti aziendali, perché non posso provare a farmi il culo per realizzare i miei sogni, le mie idee, le mie convinzioni? Ho cercato ogni tipo di informazione disponibile finché ho iniziato a crederci. Mi sono ripetuto incessantemente questa frase: “ce la posso fare, anche se alla fine si rivelerà un grosso errore è meglio sbagliare che rimpiangere, no?“

Eccomi qua, sono in viaggio da 5 mesi ed ho già vissuto delle esperienze incredibili. Ho visto posti che non avrei mai pensato di vedere neanche in tv, sto conoscendo persone da tutto il mondo e soprattutto sto imparando così tante cose che nemmeno 5 anni di ingegneria possono eguagliare. Potrebbe finire per qualche motivo domani, ma ho già la certezza che non sia stato un errore. Prima ero soddisfatto certo, ma sentivo che stavo sacrificando una parte della mia vita per quella soddisfazione. Ora sto facendo ogni giorno quello amo, ho tempo da dedicare alle mie idee, mi confronto con persone sempre diverse ed esploro il mondo. Sto ricostruendo la mia vita esattamente come la sognavo. 

2. Come ti muovi? Sei un pianificatore o ti lasci condurre dalle situazioni?

Amo pianificare, ma amo ancor di più non rispettare i piani. Pianifico per sapere con esattezza cosa ci sia da vedere in ogni luogo, quanti siano i giorni a disposizione e quanto possa spendere. Pianificare è fondamentale, che ci piaccia oppure no, tutti abbiamo dei vincoli di tempo in viaggio, dal visto del paese, alle stagioni (monsoni, tifoni, ecc). Lasciarsi condurre solamente dalle situazioni potrebbe fartene pentire amaramente. Pianificare però non vuol dire fare un piano di viaggio da seguire rigorosamente, assolutamente no. Il bello del viaggio è arrivare in un posto (con i punti sopra ben chiari) e capire cosa fare, conoscere altri viaggiatori o persone del posto e creare il viaggio giorno dopo giorno.

3. Quali sono state le tue destinazioni fin’ora?

Il viaggio è iniziato a Mosca dove ho preso la linea transiberiana per abbandonare l’Europa ed entrare in Asia. Sono stato un mese in Cina scendendo da Harbin a Guilin ed ho attraversato il Vietnam in sella ad una moto che ho comprato ad Hanoi e rivenduto a Saigon. Ho visitato la giungla e le spiagge di Cambogia e Tailandia dove mi hanno raggiunto due amici ed insieme siamo volati un mese in India. Ora sono in Messico, sono arrivato in America con un volo su Los Angeles ed ho passato la dogana a piedi a Tijuana. L’ultimo mese lo avevo passato tra Indonesia e Malesia ma dovevo andarmene perché ad Ottobre arrivano i monsoni. 

4. Qual’è il ricordo più bello che hai portato a casa da uno dei tuoi viaggi e quale il momento più difficile?

Per ora il ricordo più bello è in cima al vulcano Rinjani in Indonesia. Sono salito senza guida con un ragazzo francese che ho conosciuto lì e con i suggerimenti del proprietario dell’ostello dove alloggiavamo. Per arrivare in cima ci siamo svegliati alle 2 di notte ed abbiamo camminato sulla cresta del vulcano con le pile in testa passando da 2500m a 3700m con uno zaino da 15kg sulle spalle. Considera che avevamo tenda, sacco a pelo e cinque litri d’acqua per sopravvivere tre giorni. Ho pianto per la fatica (senza farmi vedere) ma non ho mollato, quando uno dei due voleva arrendersi l’altro iniziava a fare strada ed a sollecitarlo. Sono arrivato in cima all’alba, tremavo e piangevo dalla felicità. 

Il momento più difficile invece si è presentato nel confine tra Russia e Cina. Non molti europei passano il confine cinese da Vladivostok evidentemente. Sono rimasto 5 ore in dogana perdendo il bus che doveva portarmi ad Harbin. La ciliegina sulla torta è stato scoprire che dopo i controlli a telefono e laptop i simpaticoni mi avevano cancellato tutti i file. Mi sono ritrovato senza numeri di telefono, senza applicazioni, senza wifi (la password era in caratteri cinesi) e mi sentivo alquanto fottuto. Fortunatamente un ragazzo russo mi ha aiutato a prendere il ticket del treno ed una volta ad Harbin è stato tutto più facile.

[leggi anche: il viaggio in treno più lungo del mondo: dal Portogallo al Vietnam]

5. In questo momento ti trovi in America, come sta andando?

Ho scoperto di amare follemente il Messico. Il cibo è ottimo ovunque, quando voglio spendere poco prendo 5 tacos a meno di due euro, quando invece ho tempo e voglio mangiare tranquillo in ristorante provo sempre un piatto nuovo e non supero mai i 10 euro. I messicani sono fantastici, vivono tutti in completa tranquillità, rilassati, quando guadagnano i soldi per la giornata sono apposto. Non è raro trovare venditori ambulanti che alle due del pomeriggio raccolgano le loro cose e si mettano a dormire, o “supermercati” che chiudano alle tre. La loro semplicità e serenità è invidiabile, li adoro. Inoltre è molto più sicuro di quel che pensavo, giro da solo di notte senza nessuna paura. Ho trovato più pericolosa West Hollywood, la zona cool di Los Angeles, giusto per fare un esempio.

Amo la natura ed il Messico è un paradiso, si passa da cactus e deserto nella Baja California, a giungla, canyon e cascate nel Chiapas. Dal mare di Cortez dove si può nuotare con balene, leoni marini e pesci di ogni tipo, al mare dei Caraibi con una delle barriere coralline più belle al mondo. Per non parlare della storia e di tutti i siti archeologici… Insomma il mio inizio in America sta andando alla grande!

6. Quali sono le tue destinazioni future e perché?

Voglio arrivare in Patagonia in circa 8 mesi, prendere un aereo per il Sud Africa e cercare di raggiungere il Kenya o ancora meglio l’Egitto in altri 5 mesi. Questa è l’idea, il motivo è semplice, sogno da una vita di visitare questi posti, devo provarci! 

7. Cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare la stessa scelta che hai fatto tu?

Consiglio di non rinunciare mai ai propri sogni. Abbiamo la fortuna di vivere in un epoca in cui fare un viaggio del genere è veramente alla portata di tutti, basta spendere un po’ di tempo per raccogliere informazioni. Vedrete che più cercherete un modo per farlo più il vostro coraggio e la determinazione aumenteranno perché vi renderete conto che è possibile. La vera domanda sarà cosa ci faccio ancora qua?

Per restare aggiornati riguardo alle avventure di Matteo seguite la sua pagina facebook  Matteo Rui- Around the world

Per leggere altre interviste ai viaggiatori a Tempo Indeterminato vai all’apposita sezione

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Mi chiamo Francesca e ho 28 anni, al momento mi guadagno da vivere litigando con i numeri per otto ore al giorno, sotto le mentite spoglie di insurance broker assistant. Parte di queste ore le investo sognando luoghi e itinerari da conoscere e raccontare una volta timbrato il cartellino. Per poter leggere il libro del mondo, con parole cangianti e nessuna scrittura. Lo so, lo so, anche meno Papais.

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