Quando ho contattato Astrid attraverso il WWOOFIl WWOOFing è una forma di scambio che mette in contatto visitatori e realtà agricole biologiche, generalmente prevedendo collaborazione nelle attività in cambio di vitto, alloggio e occasioni di apprendimento. mi aspettavo una fattoria biologica irlandese abbastanza classica. Non so bene cosa avessi in mente: probabilmente orti, animali, una vecchia casa di campagna e qualche ora al giorno passata a zappare sotto la pioggia. Invece sono finito a The Seven Directions, nei dintorni di Mogeely, nella contea di Cork, e già durante i primi minuti ho capito che l’esperienza sarebbe stata parecchio diversa da come me l’ero immaginata.
Per raggiungere il posto bisogna arrivare dalle parti di Mogeely e proseguire verso una zona più boscosa. Il bus sale lungo una collina e poi c’è un brevissimo tratto a piedi, fino a una stradina sterrata che scende verso una piccola valle erbosa circondata dagli alberi. Già lungo l’ingresso compaiono cose piuttosto strane: vecchi monitor, tastiere, telefoni e altri apparecchi elettronici sono appesi ai rami degli alberi come decorazioni. Non conosco ancora la storia di quegli oggetti e l’effetto, devo ammetterlo, è a metà fra il curioso e l’inquietante.

Poco più avanti ci sono due enormi facce di gatto costruite in metallo, alcune tende bianche sparse nel prato e un cavallo che se ne va tranquillamente a zonzo senza sella.

Infine compare una casa che sembra essere stata assemblata mettendo insieme tutto ciò che qualcuno è riuscito a recuperare: legno, finestre diverse fra loro, pezzi provenienti dalla discarica e materiali ai quali è stata concessa una seconda possibilità.

La costruzione non è affatto brutta, anzi è colorata e molto curiosa, però la prima cosa che penso è che probabilmente qui non durerò molto. Sono pur sempre un ragazzo cresciuto in città, abituato ad avere una camera da letto, acqua calda quando giro il rubinetto e una certa separazione fra il posto in cui si dorme e il fango. Qui invece scoprirò presto che dormirò in una tenda e che anche nel mese di maggio, in Irlanda, la notte può fare un freddo notevole.
Astrid e The Seven Directions
La mia hostUn host è la persona, famiglia, comunità, associazione o progetto che accoglie volontari, viaggiatori o partecipanti a uno scambio e ne definisce le condizioni di ospitalità e collaborazione. si chiama Astrid e mi sta simpatica praticamente subito. È una donna molto pacata, dolce nei modi e piuttosto silenziosa; non sembra avere nessuna necessità di riempire continuamente le conversazioni e questa sua tranquillità finisce per mettere a proprio agio anche me. Al tempo stesso possiede alcune abitudini decisamente più “hippie” di quelle a cui sono abituato: per esempio può cambiarsi tranquillamente davanti alle altre persone senza dare l’impressione di considerare la nudità un fatto particolarmente interessante. Io, che evidentemente ho ancora molto da imparare sulla naturalezza, nei primi giorni faccio finta che sia tutto assolutamente normale.
Astrid è psicoterapeuta e lavora anche a distanza, ma intorno alla sua professione ha costruito una vita parecchio differente da quella che avrei associato a una psicoterapeuta. Mi racconta che prima di arrivare qui ha viaggiato molto e che ha impiegato tempo per trovare questo terreno. Non saprei ripetere esattamente le parole che usa, anche perché fra di noi c’è pur sempre una barriera linguistica e il mio inglese è ancora abbozzato. Parla di intuizione, forse di spiriti o di una sensazione che l’avrebbe guidata verso questo luogo. Io rimango piuttosto scettico, come al solito, ma guardando questa piccola valle nascosta fra gli alberi capisco almeno perché una persona possa arrivare qui e decidere di fermarsi.

All’inizio Astrid viveva sul terreno in un grande teepeeIl tipi, chiamato anche teepee, è una tenda tradizionalmente utilizzata da alcuni popoli indigeni delle Grandi Pianure del Nord America. Ha una struttura conica formata da lunghi pali e una copertura originariamente realizzata con pelli animali. Oggi il termine viene usato anche per indicare tende simili, impiegate in campeggi, ecovillaggi e alloggi immersi nella natura., quando non c’era ancora elettricità. Col tempo ha cominciato a costruire la casa attuale, una struttura a sette lati e sette angoli dalla quale deriva il nome The Seven Directions (Le Sette Direzioni). Gran parte dei materiali è stata recuperata e alcuni lavori sono ancora in corso.
In cima alla casa c’è una piccola torretta dove Astrid ha sistemato la propria camera da letto.

Oggi comunque non viviamo completamente allo stato selvaggio: ci sono elettricità, acqua corrente e perfino una connessione a Internet. Quello che manca è un sistema per avere acqua calda, e così il bollitore diventa uno degli oggetti più importanti della comunità. Si scalda l’acqua per cucinare, per lavare e soprattutto per rendere la doccia un’esperienza meno traumatica. Dopo pochi giorni comincio seriamente a considerare l’acqua calda corrente una delle conquiste più sottovalutate della civiltà.
Fare WWOOF in una comunità hippie
Quando arrivo siamo in pochi. Oltre ad Astrid c’è una giovane volontaria che vive qui già da parecchio tempo, con gli occhi chiari e i capelli rasta. Diventiamo amici molto rapidamente: suoniamo la chitarra insieme e mi mostra il vivaio, gli orti e le varie cose da fare. Il lavoro non sembra organizzato secondo orari particolarmente rigidi; Astrid indica quello che serve e lascia a ciascuno una certa libertà. Io mi occupo soprattutto di annaffiare, sistemare il terreno e dare una mano dove ce n’è bisogno.

È lei a spiegarmi anche il senso di tutti quei computer e telefoni appesi agli alberi. Sono oggetti recuperati prima che diventassero definitivamente rifiuti e trasformati in una specie di installazione artistica, ma funzionano anche come provocazione: siamo circondati da tecnologia che compriamo, consumiamo e buttiamo con una velocità impressionante. Una volta capito il messaggio, quel viale che all’arrivo mi era sembrato vagamente inquietante comincia ad avere più senso.
Il cavallo che gira libero per la proprietà si chiama Spirit. Anche gli altri animali, soprattutto cani e gatti, sembrano vivere con una certa autonomia. Questa libertà si estende talvolta anche alla cucina: mi capita di vedere i cani interessarsi con molto entusiasmo ai piatti sporchi prima che qualcuno li lavi davvero. È una specie di prelavaggio biologico che personalmente non credo adotterò una volta tornato a casa.

La ragazza con i rasta però deve partire e, quando se ne va, The Seven Directions diventa improvvisamente molto silenziosa. Per qualche giorno rimaniamo praticamente soltanto Astrid e io. Non sto male con lei, anzi il suo modo tranquillo di stare in compagnia è piacevole, ma evidentemente deve accorgersi che sono un po’ malinconico perché un giorno mi suggerisce di andare a camminare nel bosco. Mi dice che è un posto speciale e che ascolta.
Ovviamente io decido di verificare scientificamente la questione. Entro fra gli alberi e, per scherzo, chiedo al bosco di mandare a The Seven Directions una ragazza irlandese con i capelli rossi. Qualche giorno dopo arriva effettivamente una ragazza con i capelli rossi. Si chiama Lucile. C’è soltanto un piccolo problema: è francese. Evidentemente il bosco è magico, ma ha qualche difficoltà con gli accenti.
Io e Lucile diventiamo amici quasi subito. Per circa una settimana siamo gli unici giovani ospiti e condividiamo lavori, pasti, musica e soprattutto il freddo della tenda. È curioso quanto velocemente ci si conosca quando si vive insieme in un posto del genere: in pochi giorni si finisce a parlare di famiglia, viaggi, progetti e paure con persone che, in una città normale, forse avresti salutato per mesi senza sapere quasi niente di loro.
Quando The Seven Directions comincia a riempirsi
Dopo qualche giorno arrivano altri volontari, diversi dei quali dagli Stati Uniti. La cosa mi diverte perché, dopo aver scoperto di essere finito in una comunità hippie, quasi mi aspetto che tutti quelli che varcano l’ingresso siano mistici scalzi con una collana di perline. Invece molti sono normalissimi studenti americani in viaggio con pochi soldi, che usano il WWOOF più o meno come me: per viaggiare, imparare qualcosa e vivere esperienze che difficilmente troverebbero in un ostello.
Arrivano anche persone che sono già state qui e che tornano a trovare Astrid. Nel giro di pochi giorni il posto cambia completamente: la casa silenziosa dei primi tempi. ora assomiglia di più a una comunità. Ciascuno porta qualcosa con sé, anche senza volerlo: storie, ricette, musica, idee, abitudini strane e modi diversi di vedere le cose.

Anche nei dintorni non siamo completamente isolati. Poco lontano vive una famiglia che conosce bene Astrid e condivide con lei una certa sensibilità ecologica, pur avendo uno stile di vita meno hippie. Vado qualche volta ad aiutarli con alcuni lavori e anche lì, in un modo o nell’altro, si finisce spesso a fare musica, visto che possiedono chitarre e pianoforte.
Fra le persone che frequentano The Seven Directions c’è anche Darius, un americano con una notevole paura dell’acqua. Non so bene da dove nasca e sospetto, senza nessuna prova, che abbia visto Lo Squalo una volta di troppo. Durante una giornata sulla costa decide comunque di affrontare la faccenda salendo su un kayak. Avrei suggerito una terapia più graduale, magari iniziando da una pozzanghera, ma lui ha preferito tentare subito con l’oceano.

Il viaggio sciamanico di Astrid
Astrid è psicoterapeuta, ma nel tempo libero si interessa anche di sciamanesimo, e una sera decide di coinvolgerci in quello che definisce un “viaggio sciamanico”. Ci sistemiamo comodi mentre lei comincia a suonare ritmicamente un tamburo: lo scopo, se ho capito bene, è lasciarsi trasportare dall’immaginazione fino a incontrare il proprio animale guida. Io partecipo volentieri, con la mente aperta.

La cosa buffa è che alla fine quasi tutti sostengono di aver incontrato davvero un animale. Lucile vede un delfino, mentre io credo di aver visto un orso oppure un lupo; in ogni caso il mio subconscio sembra aver avuto la cortesia di scegliere qualcosa di sufficientemente dignitoso. Nessuno incontra uno scarafaggio, una zecca o un maiale particolarmente pigro: sono sempre lupi, aquile, delfini e altre creature dal curriculum spirituale invidiabile. Forse gli spiriti hanno buon gusto, oppure siamo semplicemente noi a immaginare gli animali che conosciamo e che ci piacerebbe rappresentassero qualcosa di noi.
Al di là di quello che penso dello sciamanesimo, la serata è bella. Il suono ripetitivo del tamburo, il fuoco, il bosco tutto intorno e un gruppo di persone provenienti da paesi diversi che per qualche ora decide di partecipare alla stessa esperienza creano un’atmosfera particolare. Non sono diventato sciamano, ma mi sono divertito parecchio.
Le cose che mi porto dietro
Di The Seven Directions mi porto dietro soprattutto una serie di piccoli momenti: il freddo dentro la tenda, le chiacchierate con Lucile prima di dormire; il bollitore sempre in funzione; i fuochi accesi in giardino e sulla spiaggia; la musica acustica praticamente ogni volta che qualcuno trova una chitarra o un violino; persone che arrivano e partono continuamente, lasciando dietro di sé qualche storia.

C’è anche una scena che mi è rimasta decisamente impressa: una volpe che compare praticamente dal nulla davanti ai miei occhi, afferra un gallo enorme e se lo porta via prima che io riesca anche solo a decidere se dovrei intervenire. È tutto molto rapido e abbastanza impressionante. Quando viviamo in città ci piace parlare della natura come di un luogo pacifico, puro e armonioso; poi basta stare qui qualche settimana per ricordarsi che la natura segue soprattutto le proprie regole, e ogni tanto arriva una volpe e si mangia il gallo.
Quando sono arrivato qui ero abbastanza convinto che sarei rimasto poco. La tenda era fredda, la casa disordinata, l’acqua calda richiedeva una strategia e alcune abitudini degli abitanti del posto erano parecchio lontane dalle mie. Eppure mi sono abituato molto più rapidamente del previsto. A un certo punto il fango, le tende, gli animali che girano ovunque e il continuo arrivo di persone nuove hanno semplicemente smesso di sembrarmi strani.

Non credo che questa esperienza mi trasformerà definitivamente in un hippie.
O forse sì?

Continuano a piacermi le docce calde, i letti veri e una casa abbastanza ordinata. Però vivere qui mi ha costretto a chiedermi quante delle cose che considero indispensabili lo siano davvero e quante siano semplicemente abitudini alle quali non ho mai pensato. The Seven Directions è sicuramente uno dei posti più strani in cui mi sia capitato di vivere fino ad ora. Non so se vorrei passarci tutta la vita, ma per qualche settimana mi è sembrato un piccolo mondo a parte: un posto imperfetto, un po’ caotico, pieno di persone diverse e abbastanza libero da permettere a ciascuno di trovare per qualche giorno la propria direzione.
Io, nel dubbio, continuo comunque a votare per l’acqua calda.

















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