Quando arrivo a Primrose, nei pressi di Hay-on-Wye, in Galles, ho già qualche esperienza di WWOOFIl WWOOFing è una forma di scambio che mette in contatto visitatori e realtà agricole biologiche, generalmente prevedendo collaborazione nelle attività in cambio di vitto, alloggio e occasioni di apprendimento. alle spalle. Ho ventidue anni e da maggio viaggio fra il Regno Unito e l’Irlanda, alternando fattorie e ospitalità attraverso CouchsurfingIl Couchsurfing è una forma di ospitalità tra viaggiatori che permette di soggiornare gratuitamente a casa di persone disponibili ad accogliere ospiti, favorendo l’incontro, lo scambio culturale e la conoscenza del territorio attraverso le comunità locali.. Sono già passato da Harts Barn, nel Gloucestershire, e da Shady Gardens, nell’Herefordshire. Comincio quasi a sentirmi un veterano del WWOOF, anche se ogni posto riesce sempre a mettermi davanti a qualcosa di nuovo.
A Shady Gardens mi ha raggiunto mio fratello. Fra le attività ci siamo ritrovati a costruire le pareti di una cucina all’aperto con terra, paglia e acqua, preparando l’impasto anche con gli stivali. Un’esperienza di costruzione naturaleL’edilizia naturale è un approccio alla costruzione che privilegia materiali locali, poco lavorati e a minore impatto ambientale, insieme a tecniche compatibili con il territorio e il contesto. piuttosto diversa dai lavori nell’orto, ma ugualmente capace di lasciarci addosso una buona quantità di fango.

La nostra ospite, una docente universitaria, ci ha proposto anche una deviazione piuttosto insolita: fare le comparse per la serie televisiva della BBC Lark Rise to Candleford, girata nei dintorni di Bath. Cercavano persone con un’aria credibile da contadini; noi nei campi ci lavoravamo davvero e, a quanto pare, avevamo l’aspetto giusto. Abbiamo partecipato alle riprese per una settimana, dormendo per buona parte del tempo sull’autobus della produzione, allestito all’interno come una sala mensa.

Nel fine settimana ci ha ospitati uno degli attori, che forniva anche i cavalli per le riprese. Gli avevamo raccontato che viaggiavamo aiutando nelle fattorie in cambio di ospitalità e ci ha invitati nella sua grande tenuta nel Devon, piena di cavalli. Per una volta abbiamo anche lavorato piuttosto poco, cosa che abbiamo apprezzato senza sentirci eccessivamente in colpa. Siamo andati al pub con suo figlio e, fra i ragazzi presenti, qualcuno sembrava avere una notevole familiarità con l’arte di alzare il gomito.
Da Londra alla campagna gallese
Adesso sono curioso di conoscere Primrose. Mi porto dietro la voglia di migliorare l’inglese, stare in campagna e incontrare persone, insieme all’interesse per la vita in comunità e per le energie alternative. Ho scritto a Paul Benham il 28 giugno, mentre mi trovavo a Londra con alcuni amici italiani. Prima di organizzare il viaggio, però, ho preferito chiarire una cosa: in alcune esperienze precedenti mi sono ritrovato a lavorare da solo anche per sei ore al giorno, con poche occasioni per conversare. Imparare qualcosa mi interessa, ma vorrei anche conoscere chi vive nel posto che mi ospita.
Paul mi ha proposto di venire a partire da lunedì 6 luglio. Jan, la sua compagna, mi ha spiegato che d’estate possono esserci fino a otto volontari, quindi persone con cui parlare non dovrebbero mancare. Mi ha anche avvisato che siamo in una zona rurale, senza accesso a Internet in fattoria e senza televisione: chi arriva deve sapersi organizzare un po’ da solo. Nelle vicinanze ci sono biblioteche, compresa quella di Hay-on-Wye, e le Black Mountains offrono occasioni per camminare.
La prospettiva mi sembra più che buona.
Le istruzioni di Jan prevedono di raggiungere Hereford, prendere l’autobus numero 39 diretto a Brecon e scendere a Three Cocks, presso il Three Cocks Hotel. Da lì gli hostUn host è la persona, famiglia, comunità, associazione o progetto che accoglie volontari, viaggiatori o partecipanti a uno scambio e ne definisce le condizioni di ospitalità e collaborazione. si offrono di venirmi a prendere, una volta saputo su quale autobus viaggio. È già un bel cambiamento rispetto ai giorni trascorsi a Londra.
Volontari, caravan e una yurta blu
Primrose mi attira per la campagna, ma una volta qui mi colpisce soprattutto la vita comunitaria. C’è un andirivieni di persone provenienti da paesi diversi, con motivazioni altrettanto varie. Alcuni vogliono imparare a coltivare, altri si interessano di bioediliziaLa bioedilizia è un approccio alla progettazione e alla costruzione degli edifici che privilegia materiali naturali, sostenibili e a basso impatto ambientale, con particolare attenzione al risparmio energetico, alla salubrità degli ambienti e al rapporto armonioso con il territorio. e autosufficienzaL’autosufficienza è la capacità di una persona, famiglia o comunità di soddisfare autonomamente, almeno in parte, i propri bisogni essenziali, come alimentazione, energia, acqua e risorse, riducendo la dipendenza dall’esterno.; altri ancora, come me, cercano un modo di viaggiare che permetta di migliorare la lingua, conoscere le persone e fermarsi un po’ nei luoghi.
Per ospitarci vengono utilizzate sistemazioni di ogni genere: tende, yurte, caravan e qualche stanza negli edifici. A me tocca un caravan piuttosto grande, tutto per me. Considerato il ricambio di ospiti, mi sembra di essere capitato bene: posso partecipare alla vita comune e avere comunque un posto dove ritirarmi.

Le sistemazioni diventano anche protagoniste di un piccolo mistero. Due ragazze svedesi arrivano al mattino e vengono ospitate nella yurta blu. Prima dell’alba successiva se ne sono già andate. Lasciano un biglietto: hanno trovato una lumaca dentro la yurta e la presenza di quell’ospite è stata sufficiente a farle partire. Questo, almeno, è il motivo indicato nel messaggio!
Ciascuno ha il proprio limite quando si tratta di condividere gli spazi in campagna.

Fra le costruzioni c’è anche una roundhouse, un edificio circolare con pareti basse e un grande tetto conico a copertura vegetale. L’interesse per le costruzioni naturali e per modi diversi di abitare si riconosce anche negli spazi della fattoria. Per chi arriva con un po’ di curiosità, qui c’è parecchio da osservare.

Vivere insieme e conservare uno spazio proprio
Paul e Jan Benham abitano in un appartamento separato dagli ambienti utilizzati dai volontari, nel quale noi ospiti non abbiamo accesso. È uno spazio strettamente privato, una distinzione piuttosto netta in un luogo dove tante altre cose vengono condivise. È Jan stessa a spiegarmene il motivo: con un flusso continuo di persone che arrivano, si fermano e ripartono, si rischia di sentirsi estranei perfino dentro casa propria. Per loro è importante mantenere un ambiente dove poter stare tranquilli, senza dover essere sempre disponibili per gli ospiti. Vista dalla loro parte, la regola mi sembra comprensibile: noi viviamo una parentesi del nostro viaggio, loro qui ci abitano.
Anche negli spazi comuni ci sono alcuni promemoria.

In cucina, un foglio ci ricorda di lavare i piatti dopo colazione e pranzo e di lasciare libere e pulite le superfici per chi arriva dopo. Un altro parte dai problemi del mondo e invita a cominciare a migliorare le cose proprio da Primrose, possibilmente dalla cucina. Fra tutti i progetti ambiziosi che circolano da queste parti, qualcuno ha pensato bene di includere anche i piatti sporchi. Difficile dargli torto.
Raccogliere, annaffiare e lavorare nei polytunnels
In questo periodo una buona parte del lavoro consiste nella raccolta. Ci sono frutta, frutti di bosco e verdure da raccogliere, piante da annaffiare e attività da svolgere nei polytunnels, le serre a tunnel ricoperte di plastica. Sono questi i lavori di cui mi occupo soprattutto durante il soggiorno. Le cose da fare sono parecchie e la presenza di altre persone disposte a dare una mano si fa sentire.
Mi colpisce la varietà di ciò che viene coltivato.

Fra ortaggi, alberi da frutto e colture protette, sembra esserci qualcosa da raccogliere un po’ dappertutto. Si lavora con metodi biologici e si affiancano piante diverse, seguendo un’impostazione legata alla permaculturaLa permacultura è un approccio progettuale che applica principi ecologici alla gestione del territorio, alla produzione alimentare e agli insediamenti umani, con l’obiettivo di creare sistemi resilienti ed efficienti nell’uso delle risorse.. Fra gli spazi della fattoria c’è anche un piccolo laghetto artificiale, circondato dalla vegetazione e frequentato dalle anatre. Naturalmente ci sono anche gli imprevisti. In questi giorni scopriamo che una zona coltivata a patate è compromessa e il raccolto di quell’appezzamento è perso. Si ragiona su come distribuire meglio le coltivazioni, mettere le patate in punti diversi e affiancarle ad altre specie. L’idea che ci viene spiegata è quella di evitare di concentrare tutto nello stesso posto, accettando che una parte del raccolto possa comunque andare perduta.
Io sono ancora nella fase in cui cerco di capire il senso di queste scelte mentre do una mano. Vedere una coltivazione danneggiata rende la questione molto concreta: dietro quello che arriva in cucina ci sono lavoro, tentativi e risultati che possono essere diversi da quelli sperati. La quantità di cibo prodotta qui è comunque notevole, anche con le patate che mancano all’appello.
Primrose propone anche attività di educazione ambientale. In giro si trovano pannelli che spiegano come recuperare materiali, ridurre gli sprechi e preparare il compost. Uno invita a trasformare gli scarti in risorse: racconta che cosa succede ai residui vegetali grazie a batteri, funghi, lombrichi e altri organismi, e suggerisce di costruire compostiere con materiali recuperati. Anche qualche foglio o cartello aiuta a capire meglio il lavoro che stiamo facendo.

A tavola si mangia vegetariano
C’è poi una questione alla quale devo abituarmi: a Primrose si mangia vegetariano e la carne è esclusa dalla cucina. Io vegetariano non lo sono affatto, quindi la prendo come una piccola prova personale. Vediamo un po’ se resisto!
Per come mi viene spiegata, questa scelta ha soprattutto una ragione pratica ed economica. La terra produce una grande varietà di alimenti e i pasti vengono organizzati intorno a ciò che è disponibile, senza aggiungere la spesa per la carne. Ci sono anche oche e galline per le uova. Dall’esterno arrivano prodotti di base, come la farina e la pasta, che completano quello che offre la fattoria. Gli acquisti restano necessari, ma è sorprendente vedere quanta parte di ciò che mangiamo provenga direttamente da qui.
E soprattutto si mangia davvero bene. Frutta e verdura sono fresche, biologiche e di stagione, e la varietà permette di preparare pasti tutt’altro che monotoni. Fra il lavoro, le persone che passano e tutto quello che c’è da osservare, la mia attenzione finisce spesso altrove. La prova della cucina vegetariana, per adesso, sta andando decisamente meglio del previsto. Una sera tocca a me cucinare e cosa preparo?
La pizza, naturalmente.
Un volontario francese di nome Emmanuel si intromette e ne riempie una di cipolla.
La verità è che non mi è dispiaciuta affatto così.

Emmanuel è un personaggio interessante, un giovane francese con qualcosa dell’eremita viaggiatore. Si sposta in autostop, ha parecchie riserve nei confronti di computer e tecnologia e sta leggendo La profezia di Celestino di James Redfield. Per lui questo modo di viaggiare sembra essere una scelta di vita, più che una parentesi. Mi incuriosisce conoscere qualcuno che prende così sul serio la possibilità di vivere diversamente.
Il verde del Galles e le uscite con gli altri volontari
La fattoria si trova ai piedi delle Black Mountains e il paesaggio è uno dei motivi per cui mi fa piacere essere qui. Nei momenti liberi usciamo anche a camminare. A una delle gite partecipano Gisela, una volontaria catalana, e un ragazzo svedese con cui mi capita spesso di parlare e che mi insegna buffe espressioni nella sua lingua, come Satan i gatan!. È bello avere compagnia anche fuori dagli orti e continuare a conoscersi mentre si esplorano i dintorni.
Dall’alto si vedono colline verdi, boschi e campi separati da siepi. Ci sono anche cavalli che si muovono liberamente nei prati. Il desiderio di trascorrere un po’ di tempo in campagna, almeno da questo punto di vista, trova parecchia soddisfazione.

Una gita a Hay-on-Wye, la città dei libri
C’è anche il tempo per una visita a Hay-on-Wye, la città dei libri del Galles. La sua fama deve molto al libraio Richard Booth, che dagli anni Sessanta ha contribuito a trasformare questo piccolo centro in un luogo di riferimento per i libri di seconda mano. Le librerie si affacciano sulle strade e nei giardini del castello ci sono persino file di scaffali all’aperto: è l’Honesty Bookshop. Fra il prato, i muri in pietra e le case dall’altra parte della strada, le persone si fermano a guardare i volumi. Per esercitarmi a leggere in inglese, qui il materiale non manca.

In strada c’è anche un’esibizione di danze, con musicisti che accompagnano gruppi di ballerini e fazzoletti bianchi che si alzano sopra le teste. Il pubblico si raccoglie davanti alle librerie e lungo il marciapiede. Anche questi momenti trovano posto nelle uscite dalla fattoria, insieme alle camminate sulle colline.
Fra gli orti, le gite e le conversazioni con gli altri volontari, le occasioni per usare l’inglese non mancano. È proprio una delle cose che cercavo prima di arrivare. Quanto alla prova senza carne, per adesso me la cavo: il menù vegetariano sta diventando una delle parti più piacevoli del soggiorno.
Fonti e approfondimenti (NdR)
Il progetto e l’agricoltura. Alcuni link per approfondire Primrose Haven Retreats di Paul e Jan Benham, sulla posizione della proprietà e sulla costruzione circolare. Il briefing Primrose Organic Centre: energy descent and Gaia farming, della Soil Association e conservato da United Diversity, descrive lavoro prevalentemente manuale, biodiversità, vendita locale e attenzione ai consumi energetici, compresi materiali e rivestimenti dei polytunnels. Documenta inoltre l’attività educativa del Primrose Earth Awareness Trust, fondato nel 2000. Richiama una conferenza del 2007, ma non riporta una data di pubblicazione esplicita. La storia pubblicata da Primrose Organic Farm documenta il passaggio di gestione dell’orto produttivo nel 2015. Alloggi, pasti, trasporti e modalità di accoglienza descritti nel diario si riferiscono al 2009 e non costituiscono un’offerta attuale. Prima di organizzare una visita o un soggiorno è necessario ricontrollare attività, disponibilità e condizioni con i rispettivi gestori.
Fotografie: archivio personale di Viaggiare con Lentezza, viaggio del 2009.

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