All’interno, i nuraghi hanno una o più camere con soffitti a tholos, cioè una falsa cupola creata disponendo le pietre in cerchi concentrici che si restringono man mano che si sale in altezza. Questa struttura li rendeva solidi e stabili.
Anche in Grecia si trovano moltissime strutture a tholos, ma si tratta per lo più di tombe costruite durante il periodo miceneo (1600 a.C. al 1100 a.C). Anche queste hanno un soffitto a falsa cupola, ma a differenza dei nuraghi, le tholos greche erano principalmente destinate a scopi funerari. Le più famose sono le “Tombe a Tholos” di Micene, come la Tomba di Agamennone.
Se i nuraghi erano strutture multifunzionali (abitazioni, fortificazioni, luoghi di culto), le strutture a tholos in Grecia erano principalmente tombe. La tecnica della falsa cupola, però, è un elemento comune che dimostra l’ingegnosità architettonica delle civiltà antiche e come, spesso, popoli distanti fra loro arrivassero a soluzioni architettoniche simili per motivi di funzionalità ed efficienza delle forme.
Siamo dentro la camera di un nuraghe, il monumento simbolo della Sardegna protostorica. L’inquadratura guarda verso l’alto e mostra la “tholos”, una falsa cupola costruita senza malta. Ogni corso di pietre sporge leggermente verso l’interno, come una scala capovolta, finché l’apertura si restringe e lascia un foro sommitale. Quell’apertura è l’oculo. Porta luce e aria e, nei giorni di pioggia, convoglia l’acqua verso il pavimento. Da vicino si notano le superfici grezze dei blocchi e i piccoli cunei infilati negli interstizi per stabilizzare la muratura.
Le pietre provengono dai dintorni e possono essere vulcaniche o granitiche, a seconda dell’area. Sono posate a secco, sfruttando peso, attrito e incastri. È una tecnica raffinata, frutto di esperienza tramandata per generazioni. All’esterno la torre appare come un tronco di cono massiccio; all’interno la tholos crea una stanza alta e sorprendentemente stabile. La geometria a sbalzo distribuisce le spinte sui lati, così i corsi inferiori sostengono quelli superiori senza bisogno di leganti.
Queste strutture appartengono alla civiltà nuragica, fiorita tra il 1600 e il 1100 a.C. circa. La funzione non è unica. In alcuni casi la torre serviva come punto di controllo e difesa, in altri come magazzino, luogo di incontro o spazio rituale. Nei complessi più grandi più torri erano collegate da cortili e mura, quasi piccoli villaggi fortificati. Dentro la camera spesso si aprono nicchie per riporre oggetti e una scala interna sale ai piani superiori.
Guardare l’oculo dal centro della stanza fa capire la logica del progetto. La luce scende esattamente dove serve, l’aria circola e l’umidità evapora. Dopo millenni questa architettura regge ancora, con la stessa forza delle pietre che la compongono. È un modo semplice e geniale di addomesticare la gravità e di raccontare una comunità capace di costruire con ciò che aveva sotto i piedi.
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