Romania in solitaria: imprevisti di viaggio (III parte)

Romania con lentezza
 Leggi il racconto dal primo episodio

Il mio unico piano per il nuovo giorno era quello di visitare Arad, cittadina a nord di Timisoara. Avevo deciso di prendere un minivan per arrivarci, ma i ragazzi rumeni conosciuti il giorno prima mi avevano detto che non potevo assolutamente lasciare la Romania senza aver provato l’esperienza irripetibile di prendere uno dei vecchi treni (parole da tenere bene a mente), quindi l’idea era di prendere il treno delle 8.25 dalla stazione di Timisoara.
Mi sveglio alle 8 passate, troppo tardi per arrivare in tempo alla stazione e fare i biglietti: decido allora di fare le cose con calma e prendere il minivan delle 10: niente treno, per questa volta.

Il canale ghiacciato, Timisoara

Esco nella mattina gelida e ancora una volta stento a riconoscere la città: fa ancora più freddo, tutto è ricoperto da un manto bianco di brina e sembra stia nevicando, cammino lungo il canale per raggiungere la stazione, ma la strada è trasformata in una lastra di ghiaccio.

viaggio lento in Romania
I tetti di Arad

Arrivo al luogo prefissato e c’è un minivan ad aspettarmi, uno di quei piccoli minibus tanto diffusi per viaggiare da una città all’altra in tutti i Balcani e l’est Europa. Faccio i biglietti a bordo, faticando a contare i soldi con le dita congelate, prendo posto e una donna rumena mi si siede accanto e inizia a parlare allegramente in rumeno: mimetizzarmi con la gente del posto, lo sto facendo bene. Mi fa sorridere, di solito mi rendo conto di mimetizzarmi alla perfezione in un Paese quando la gente mi ferma per chiedermi indicazioni. Fuori c’è una nebbia fitta che rende impossibile ammirare il paesaggio, cado in un sonno profondo e mi sveglio a destinazione. Prima di incamminarmi verso il centro della città, a circa 3 km; scrivo un messaggio al ragazzo conosciuto il giorno prima a Timisoara, per sapere se è libero e se ha voglia di mostrarmi la sua città natale.

slow Romania
Arad, mercato

Ci incontriamo in centro dopo mezz’ora e mi fa fare un tour totalmente alternativo di quella città in cui non vive più da tempo. Per alternativo intendo che siamo andati al mercato, mi ha portata nella sua vecchia scuola in un edificio storico – riuscendo a convincere il custode a lasciarci entrare per visitarla –, siamo finiti in un seminario, in una piccola chiesa interamente di legno in mezzo ai campi, ha letteralmente aperto portoni altrui facendomi fotografare cortili pittoreschi e mi ha raccontato tanto, tantissimo della storia della città: abbiamo in comune la passione per la storia e lui si entusiasma nel vedere il mio interesse per quello che mi racconta. Prendiamo un tè in centro e si fa tardi per riuscire a salire in tempo sul minivan che avevo programmato di prendere. Poco male, dico, c’è un minivan ogni ora, prenderò il prossimo, ma il ragazzo ripete il discorso dell’esperienza extraterrestre dei treni rumeni e, convincente, mi accompagna alla stazione dei treni, faccio i biglietti e resta con me in stazione fino a quando parto. Un abbraccio, la promessa di rivederci presto, e salgo sul treno delle 18 che dovrebbe portarmi a destinazione alle 19

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Arad, cortili

Quando salgo sul treno capisco a cosa si riferivano i miei nuovi amici: non avevo mai visto un treno simile, se non forse in vecchi film sovietici. Sembra d’essere tornata indietro nel tempo, per salire devo abbassare manualmente la scaletta, lontana dal binario; il treno è sgangherato, fa degli strani rumori, puzza di vecchio, la carrozza passeggeri in cui mi trovo è buia, mi ricorda un treno visto nei cartoni animati. Il macchinista è un omino vecchissimo che sembra uscito da un’altra epoca, passa per controllare il mio biglietto e con la lentezza di un bradipo cerca gli occhiali da vista, li inforca, prende il mio biglietto, esce nel corridoio meglio illuminato e lo scruta a lungo fino a quando decide di restituirlo.

Decido di godermi il viaggio, penso che quel treno è talmente vecchio che potrebbe rompersi da un momento all’altro e… il treno si ferma. Apparentemente in mezzo al niente, guardo fuori ma c’è troppo buio per leggere la fermata della stazione – quantomeno c’è una piccola stazione! Dopo anni da pendolare sulla linea Bergamo-Milano, non mi sorprende un treno fermo senza motivo: mi distraggo, leggo.

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Alla stazione del treno di Timisoara

 Il tempo però passa e alle 19, ora di previsto arrivo a destinazione, siamo ancora fermi allo stesso punto. Esco dalla mia carrozza vuota alla ricerca dell’omino del treno e quando lo trovo mi dice in rumeno, con la faccia preoccupata: «Sina rupte». Non capisco. Prova a ripeterlo più lentamente, con la voce più alta: «Siiiiina, ruuptee». Aggiunge gesti, capisco che qualcosa si è rotto, ma non capisco cosa. Parte risoluto alla ricerca di qualcuno che parli inglese e torna quasi trascinando per il braccio un ragazzotto sui 16 anni che in un inglese zoppicante mi dice che si è rotto qualcosa (fin lì c’ero arrivata), che siamo bloccati lì, che potremmo dover aspettare 2 ore, forse 3, forse non la ripareranno proprio. Gli chiedo che fare e mi dice che non ne ha la più pallida idea.

slow Romania
Corridoio del treno in Romania

Inizialmente pensiamo di dividere un taxi, ma siamo molto lontani da Timisoara, costerebbe una fortuna. Chiedo come si chiami il paese in cui siamo bloccati, mi dicono Sagu, chiedo se ci siano autobus che transitano per Sagu, per quella stazione, e mi dicono di no. Piano piano i pochi passeggeri del treno scendono, attraversano il binario e vanno via, non so dove. Provo a scendere dal treno anche io, per vedere se il paese sia vicino, ma constato che la stazione è in mezzo al niente, dietro l’edificio minuscolo della stazione solo buio e neve, nessuna luce a illuminare la strada. Torno sul treno, dove almeno si sta al caldo, forse per la prima volta in viaggio non ho davvero idea di cosa fare.

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Il treno è fermo. E ora che si fa?

slow RomaniaL’unica è aspettare, mi dice il ragazzo che parla inglese. «Ma se non lo riparano?», chiedo io. Mi tranquillizza, dice che troveremo insieme il modo di arrivare a Timisoara, di non preoccuparmi, che può succedere. A un certo punto il ragazzo, senza dirmi nulla, scende dal treno, attraversa il binario, oltrepassa l’edificio. Ingenuamente penso che tornerà indietro, del resto mi aveva detto che saremmo arrivati a Timisoara insieme. Ovviamente non torna…
Il resto ve lo racconto nel prossimo post!

 

[CONTINUA]

About Valentina Locatelli 20 Articles
Ho fatto del viaggio alternativo uno stile di vita: zaino in spalla, la mia tenda, autostop, couchsurfing e, ogni tanto, anche qualche ostello. Amo molto partecipare a scambi e progetti di volontariato, soprattutto progetti europei. Quando viaggio, cerco di interagire il più possibile con le persone del posto. Con viaggiareconlentezza.com condivido le mie avventure di viaggio lente.

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