Saper attendere – Incontri che ispirano storie

Pescatore

Se si corre, non si vede. Se l’importante del viaggio è la meta  e il raggiungerla in fretta, il tempo che indugia su di sé è perso, l’imprevisto un intralcio.

Se si cammina lentamente si inizia a vedere, il viaggio diviene importante, si osserva ciò che ci circonda, giungono sensazioni, rumori, profumi, aspetti a cui prima non si dava il tempo di essere.

Se ci si ferma in soste preziose e si attende arrivano le storie che, tornando sui propri passi, sono pronte per essere narrate e ascoltate. Regalate al vento da un fiato gentile per volare chissà dove.

Viaggiare lentamente per raccogliere storie

Può essere una panchina di fronte al mare, un posto vuoto sul treno, un tempo volto all’ascolto, nulla da fare, solo attendere. Loro puntualmente si presenteranno nello spazio di un vuoto apparente.

A te decidere cosa farne: accoglierle, scansarle, indagarle, trascriverle, donarle, restituirle.

Se attendi le storie, viaggi lentamente.

Liguria

La spiaggetta dei pescatori è un angolo tranquillo, discreto, un lembo di terra che abbraccia il mare quasi per caso. Lì i pescatori, cacciatori di alici e di polipi, hanno preso dimora, lì piccole imbarcazioni si affollano nello spazio ristretto. Parole liguri scambiate velocemente mi portano indietro nel tempo, ritornano suoni familiari, echi da un piccolo paesino dell’entroterra di La Spezia, dove, tra terrazze sul mare ricche di ulivi e ciliegi, nacque molti anni fa mio padre.Liguria, villaggio

Una panchina ora mi attrae, poco distante dalla spiaggetta; una vista stupenda tra le barche e a seconda del giro del sole, posso sedere a mezz’ombra o in pieno sole; un luogo ideale per una sosta, per interrompere le passeggiate lungo il mare, un luogo che diviene presto una piacevole abitudine.

Qualcuno mi nota, chissà, si incuriosisce. Si avvicina e si siede, prima silente e poi un sorriso e una frase: “Che meraviglia”, “Già” rispondo io, felice per quel contatto.

Incontrarsi

Il silenzio si riempie e si accompagna a brevi nuove parole; sotto la tesa del suo fascinoso cappello, portato con noncuranza per proteggersi dal sole, due occhi azzurri e freschi come il mare non tradiscono i suoi anni, di certo numerosi.

In breve l’incontro diviene appuntamento lasciato al caso, sul filo dei ricordi: lui mi racconta, io ascolto e la sera scrivo, poi torno senza sapere, attendo un altro episodio, un altro dettaglio che puntualmente mi viene regalato. Vita di mare, di conquiste, di pesca e di raccolto, di terre e di onde.

Il testo che la sera segue il ritmo di quegli incontri cresce e si gonfia come un mare in burrasca. Esce dal foglio. Una storia di vita, una trama tessuta, trascritta, che desidera essere restituita.

Porto con me i fogli ricamati e trattenuti con un sottile cordino blu dorato. Attendiamo il tempo propizio, senza sapere.

Il racconto

“Ho un dono per lei”, sono le brevi parole quando lo incontro per restituirgli la magia dei suoi racconti. I suoi occhi fieri si inumidiscono, brillano di luce profonda, sono sorpresi ma felici. Guarda il pacchetto di fogli, scioglie il cordino, inizia a leggere, poi si ferma, mi guarda e mi dice: “Ho una richiesta e un desiderio: vorrei che fosse lei a leggermi le sue parole, a regalarmele con la sua voce” e così nella magia del mondo, con il mare di sottofondo e il calore del sole, iniziai a leggere.

Manuela Ravecca

Pescatore, panchina, mare

Potete leggere i racconti dei personaggi incontrati da Manuela durante i suoi viaggi su:

www.restituzionibiografiche.it

Un altro articolo interessante di Manuela su un’esperienza di baratto culturale in Sardegna, nato grazie a Timerepublik:

Un soggiorno in cambio di una raccolta di storie locali.

Baratto culturale. Una storia in cambio di…

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