Educazione popolare in America Latina: il MANTHOC

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Tornata in Italia a febbraio dopo un anno di Servizio Civile Nazionale in Perù di cui avevo iniziato a raccontarvi qui ho deciso di approfittare di questi giorni lenti per parlarvi dell’esperienza di educazione alternativa del MANTHOC, incredibile movimento popolare in cui ho passato l’ultimo anno della mia vita.

Cosa vuol dire la sigla “MANTHOC”? Significa Movimiento de Adolescentes y Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos”, ovvero Movimento di Adolescenti e Bambini Lavoratori Figli di Operai Cristiani.

È  un movimento popolare formato da bambini e adolescenti lavoratori. E’ un movimento di ispirazione cristiana, ma con un approccio ecumenico che, come mi hanno insegnato i bambini e ragazzi che ne formano parte, vuol dire che è aperto a tutti-ma proprio tutti, persino a me!

Il movimento è autogestito da bambini e ragazzi tra i 7-8 e i 17 anni, con l’accompagnamento di collaboratori adulti volontari e volontari internazionali. Ha già 43 anni ed è presente in 10 regioni del Perù, con ragazzi organizzati in gruppi che si riuniscono tra loro tanto a Lima, come nel resto della costa, sulle Ande e nella foresta Amazzonica, ma vi parlerò soprattutto della mia esperienza a Lima.

Andiamo con ordine: bambini lavoratori?

So che al primo impatto visivo queste due parole, messe vicine, possono sembrare un ossimoro. La pensavo così anche io, prima di conoscere la realtà di MANTHOC. Comune denominatore tra tutti i bambini e giovani che formano parte del movimento è provenire da famiglie “Obreras” nel senso lato del termine, da quartieri popolari in cui tutti danno una mano per arrivare a fine mese e il lavoro dei genitori è spesso informale. Anche il concetto di lavoro è lato: non sono bambini o giovani sfruttati in fabbrica illegalmente, semplicemente ognuno appoggia la sua famiglia come può. Dalla giovane che fa la babysitter ad altri bambini del quartiere, al giovane che aiuta la nonna nel negozietto di alimentari, al bambino che sta con la mamma allo stand delle arance al mercato il sabato e la domenica.

Tutti i ragazzi del movimento vanno a scuola, alcuni la mattina e alcuni il pomeriggio secondo come è diviso il sistema  peruviano, e aiutano le loro famiglie nel loro tempo libero, nel weekend, e soprattutto nelle vacanze scolastiche. Ci tengono spesso a specificare che sono loro che decidono di supportare le loro famiglie, che nessuno li obbliga e che gli piace farlo, concetto a volte difficile da capire per le nostre teste eurocentriche di detentori della verità assoluta.

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La scuola vera, questi ragazzi, la fanno al MANTHOC.

A Lima ci sono vari gruppi e locali di Manthoc, e il mio si trova a Yerbateros, nell’estrema periferia est della metropoli. Lì si trovano sia una casa con mensa popolare aperta a bambini e giovani del barrio, che l’ufficio della sede nazionale del movimento, in cui lavoravo io. La Casa-Mensa è aperta dal lunedì al sabato e bambini e ragazzi arrivano per mangiare, si fermano per svolgere i compiti, e autogestiscono la casa.

Il mio primo ricordo di MANTHOC? Un grande lavandino all’aperto con sopra una lunga fila di spazzolini da denti, ognuno in una tasca diversa di quello che sembra un infinito portapennelli di stoffa, una lista di nomi di bambini. Neymar, di 7 anni, mi fa fare il mio primo tour della casa e mi spiega come funzionano le cose lì. Perché come raccontavo più sopra, MANTHOC è gestito dai bambini, che tengono ordinato e pulito il locale, lavano i loro piatti dopo aver mangiato, hanno bambini responsabili della gestione dei giochi e così via, e hanno rappresentanti del loro gruppo, rappresentanti regionali, e rappresentanti nazionali. La realtà di MANTHOC non si limita all’esperienza comunitaria della mensa popolare e dell’aiuto scolastico, c’è pure una componente fortemente politica. I bambini e giovani, tutti i sabati, si riuniscono nella loro assemblea autogestita in cui discutono della settimana trascorsa, si dividono i compiti, discutono di temi diversi che scelgono loro, i più grandi formano i più piccoli, gli spiegano i diritti dell’infanzia o altri temi all’ordine del giorno. Organizzano attività di auto-finanziamento, si preparano per la partecipazione in spazi dove fanno advocacy per i loro diritti, si preparano per partecipare ad azioni pubbliche come flashmob e manifestazioni. Periodicamente, con molta frequenza, i collaboratori adulti formano i ragazzi su temi che i ragazzi stessi hanno chiesto di approfondire o invitano esperti esterni che danno corsi di formazione di qualità a titolo volontario.

Una volta all’anno, tra gennaio e febbraio, si riuniscono a Lima i rappresentanti nazionali del movimento per la Asamblea Nacional, momento di condivisione e formazione che dura una settimana con ragazzi provenienti da ogni angolo del Perù. Lì definiscono il loro piano di azione per l’anno appena iniziato, i temi da priorizzare, le direttive per le attività annuali, che poi ogni gruppo locale delinea secondo le proprie necessità.

Manifestazione per l’Amazzonia, davanti all’Ambasciata del Brasile

I temi

I temi principali su cui il movimento ha lavorato nel 2019 erano i seguenti:

  • Difesa del lavoro dignitoso di bambini e adolescenti in spazi politici
  • Protagonismo di bambini e adolescenti negli spazi di policy-making che li riguardano
  • Difesa dell’ambiente e promozione della filosofia del buen vivir
  • Promozione dell’educazione sessuale nelle scuole e nei barrios

Parlo di ragazzini preparati di 12 anni che spiegano a bambini di 7 cosa sia la Convenzione dei diritti del bambino, ragazze di 15 che partecipano a tavoli con decisori politici, in ambienti quasi esclusivamente adulti, tanto a livello municipale, che regionale, che nazionale e talvolta internazionale. Parlo di bambini che vanno a fare spontaneamente azioni di pulizia della spiaggia e fermano i bagnanti per sensibilizzarli sull’uso della plastica. Di 13enni che, dopo che li ho formati su temi come la violenza sessuale, le gravidanze precoci e i diritti lgbtiq+, sono andati nelle scuole a dare workshops di educazione sessuale integrale ai loro coetanei.

Ragazzi di 17 anni che, quando escono dal movimento, hanno dieci hanni di formazione, advocacy ed esperienza alle spalle e che, pur provenendo da contesti più che modesti, riescono a terminare gli studi, ottenere una borsa di studio, frequentare l’università.

Parlo di adulti che sono stati bambini lavoratori. Alcuni sono rimasti nel quartiere, ora gestiscono il movimento e hanno i loro figli coinvolti, altri ora lavorano nei vari ministeri del Perù, sono entrati in politica, ricordano l’infanzia e il movimento con gli occhi che brillano.

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Quando ripenso a MANTHOC…

Quando ripenso a MANTHOC, le due parole che mi vengono in mente sono lucha, lotta, e comunidad, comunità. Rivedo scorrere davanti agli occhi le immagini delle mille manifestazioni a cui ho partecipato con i ragazzi, dal corteo del primo maggio, allo sciopero globale per il clima, ma anche manifestazioni femministe e il gay pride.

Rivedo i mille corsi di formazione che ho dato, seduta per terra a gambe incrociate in mezzo al cerchio di bambini che capivano più di quello che certi adulti vogliono capire.

Rivedo le tavolate lunghissime delle varie assemblee, il gusto di condividere un pasto insieme, le notti passate a dormire per terra sui materassini accatastati uno vicino all’altro negli stanzoni della casa di Villa El Salvador, o persino nel mio ufficio, quando si tirava tardi con una riunione o quando un corso durava due giorni di fila.

Mi rivedo nell’ultimo giorno passato insieme in gita in spiaggia, mentre guardo da lontano, seduta sulla battigia, quei bambini, giovani e adulti che mi hanno insegnato tanto, mentre giocano spensierati con le onde della Playa Venecia senza alcun tipo di gerarchia e capisco, con qualche lacrima che riga il viso, che sono diventata parte del movimento a tutti gli effetti, che è ora di lasciar andare, ma che quest’esperienza mi ha segnata per sempre.

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Approfondimenti

Se ti sei incuriosit* e vuoi sapere di più del movimento, puoi mettere un like alla sua pagina Facebook: https://www.facebook.com/MANTHOC/

MANTHOC è una realtà meravigliosa auto-finanziata, ed oggi si trova in grave difficoltà: anche in Perù vige la quarantena. Se la situazione è già immensamente difficile per noi in Italia, non oso immaginare la situazione delle famiglie dei ragazzi, che non hanno alcun tipo di ammortizzatore sociale e vivono dei guadagni giornalieri vendendo cibo per strada. Se stanno a casa, semplicemente, non mangiano. I collaboratori si organizzano come possono, comprano alimenti e li vanno a distribuire alle famiglie che si trovano in situazione critica sfidando la quarantena.

Se credete nell’educazione popolare e volete dare una mano, contattatemi!

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About Valentina Locatelli 21 Articles
Ho fatto del viaggio alternativo uno stile di vita: zaino in spalla, la mia tenda, autostop, couchsurfing e, ogni tanto, anche qualche ostello. Amo molto partecipare a scambi e progetti di volontariato, soprattutto progetti europei. Quando viaggio, cerco di interagire il più possibile con le persone del posto. Con viaggiareconlentezza.com condivido le mie avventure di viaggio lente.

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