Il mio cammino di Santiago – parola d’ordine: Ultreya!

Simbolo del Cammino di Santiago inciso su una pietra segnavia in primo piano, con due pellegrini in marcia verso un villaggio spagnolo sullo sfondo, lungo un tratto collinare del percorso

A piedi verso la cattedrale di Santiago

Giorno 1: Sarrìa, 110 km da Santiago

Sentiero sterrato che si snoda tra prati verdi e alberi spogli in Galizia, lungo la tappa Sarrìa–Santiago del Cammino di Santiago, sotto un cielo sereno
“Avevo sentito che, sulla via francigena, se chiedi qualcosa e la desideri fortemente, questa, puntualmente, arriva: devo ammettere che è proprio così”.

Io e Gianfranco ci svegliamo ad un orario che poi, con l’esperienza, avremmo scoperto essere insano per due pellegrini. Sono le 9 di sabato mattina, cerchiamo un taxi che ci porti fino a Sarrìa, dove avremmo seriamente dovuto iniziare il nostro viaggio. Come previsto, non lo troviamo. Richiamiamo Vincenzo, che si impegna a chiamare un amico di un amico che ha un amico che doveva andare a Sarrìa. Un uomo, mille risorse.  Arriviamo a destinazione in poco tempo e vediamo la nostra prima freccia gialla. Che emozione!

“Siamo in balia di un simbolo a terra”, penso.

Sono qui e lo devo fare. Allaccio lo zaino, poi io e Gian ci mettiamo in marcia. Ci accoglie il nostro primo monolite, sul quale campeggia il numero 110.

Nemmeno un attimo di gioia, che subito mi prende il panico: una discesa. Per chi ha un ginocchio spappolato in almeno 3 o 4 punti, una discesa equivale al peggior incubo. La prima domanda che ti fai è se la rotula rimarrà nella sua posizione, o se farà i soliti giretti intorno all’osso. Prendo fiato, ed un passettino alla volta scendo. Mi riguardo indietro, mi guardo la gamba, e capisco di essere estremamente soddisfatta, mentre ascolto il primo gruppo di ciclisti pellegrini urlarci “Ultreya!”

ULTREYA

Ultreya non è una parola spagnola. Ognuno ha più o meno la sua versione di questo motto, ne ho lette diverse e tutte piuttosto affascinanti. Tutte le proposte collimano sull’origine del termine: risale a circa il XII secolo, quando i pellegrinaggi si facevano a piedi perché non c’era altro mezzo di trasporto, ma più o meno con le stesse intenzioni di oggi. Brevemente, deriva dal latino e significa, letteralmente, “più avanti”. E’quindi una risposta all’ipotetica domanda “Dove vai, pellegrino?”.

In seguito riuscirò a dare la mia personalissima interpretazione del motto, un motto che ancora oggi mi guida. Come vi dicevo nel capitolo precedente, nel cammino non può esserci una discesa senza una salita. E quella che ci accingiamo a fare, con qualche chilo sulle spalle, è una salita di medio livello: a metà della stessa, per continuare a salire, mi servo di un ramo caduto, che pare precisamente della mia altezza.

Ho fatto probabilmente 4 km, ma sono già provata e mi accordo che un paio di bastoni per aiutarmi nella camminata tutto sommato non sarebbero così male. Avevo sentito che, sulla via Francigena, se chiedi qualcosa e la desideri fortemente, questa, puntualmente, arriva: devo ammettere che è proprio così. Un negozio di articoli per pellegrini, di lì a pochi metri, (un business che non oso immaginare, perlomeno negli ultimi 110 km) mi accoglie e mi propone due bastoni telescopici per il walking. Mi dice anche che non posso non avere la conchiglia di S. Giacomo: serve a proteggermi. 

Conchiglia bianca a ventaglio con foro e cordino per appenderla, decorata con la croce rossa di Santiago, simbolo tradizionale del pellegrinaggio verso Compostela
La conchiglia di San Giacomo

Ça va sans dire, l’ho comprata. E la custodisco ancora oggi, appesa in casa, con estrema gelosia.

Si ritorna a camminare da soli

Pietra miliare incisa con la distanza “110 km a Santiago” posta a bordo sentiero, tra terra e arbusti, lungo il tratto iniziale del Cammino francese in Galizia
110 km fino a Santiago.

Nel frattempo, Gianfranco decide che è il momento opportuno di cominciare a camminare da solo, ed io accetto di buon grado. Continuo da sola, in paesini di campagna che mi ricordano vagamente le zone rurali della Lombardia: gli anziani che arano i campi, i trattori, le mucche al pascolo. Mi sembra di essere più o meno a casa mia, in una delle passeggiate che ho fatto per allenarmi nei 15 giorni precedenti alla partenza (suuuuuper allenamento!).

Il luogo è molto cordiale e molto bello. Di tanto in tanto, i “cittadini” di questi paesetti ti richiamano, ti domandano chi sei e ti chiedono se hai sete o fame. In molti casi, ci sono banchetti allestiti con della frutta o pozzi di acqua corrente di proprietà privata, ma aperti ai pellegrini. Uno spirito a cui non ero assolutamente abituata, sebbene fossi stata diverse volte in Spagna e conoscessi la nomea di gente accogliente e sempre felice che si portano dietro – giustamente – gli spagnoli.

Bocadillos, comidas y buena compañía

Qualche chilometro più tardi, decido che forse sarebbe il caso di mangiare qualcosa, mentre intravedo un punto di ristoro con un bagno disponibile! Entro ed ordino un “bocadillo al queso”, che consumo con un uomo intorno ai 60 anni, inglese, una biondissima, giunonica ventenne canadese, ed un’insegnante tedesca di mezza età. Sono fortunata. Conosco bene 3 lingue, e posso parlare, se mi va, con quasi tutte le nazionalità che ho potuto incontrare sul cammino. Parlo quindi con i miei compagni di viaggio, ed apprendo che il signor inglese è in attesa del suo 2° intervento alle ginocchia. Il suo problema, dice, è che questa volta dovranno operare simultaneamente entrambe le gambe, e lui dovrà fermarsi senza poter camminare per diverse settimane. Onestamente non mi va di conoscere più a fondo la storia, ma capisco bene le ragioni, che non espone, ma che stanno dietro al suo viaggio lungo 800 km a piedi. All’allegro gruppo si aggiungono una coppia giapponese ed una francese. Le loro storie sono troppo interessanti per concedere un minuto alla mia, quindi ascolto volentieri e nel frattempo mi nutro. Comincio anche ad avvertire un leggero fastidio agli alluci, ma non ci faccio troppo caso.

Camminare insieme

Ripartiamo. Il 60enne, per ovvi motivi, è molto lento, ma la sua compagnia è determinata a stargli accanto, come fa da 700 km a questa parte. Mi metto quindi in marcia con i giapponesi e la francese.

Non so cosa facesse la francese per mestiere, non ho nemmeno idea di come si chiamasse. So che ogni tanto si fermava e ci esponeva le proprietà dei fiori, mostrandoci quali contenessero pistilli commestibili e perché. Già: ho mangiato dei fiori ed ho “suonato” l’erba, come se fosse uno strumento musicale. Perchè Milano è bella finché vuoi, ci si diverte sempre se lo si vuole, ma questi due step mi mancavano proprio e probabilmente ero in buon ritardo rispetto a quelle esperienze della vita di campagna che bisognerebbe vivere il prima possibile.

Ho notato anche delle farfalle fluorescenti: quel giallo Stabilo Boss, presente? Non le ho mai più riviste al di fuori dei km che ho percorso in Galizia.

Altra discesa, di fianco ad un corso d’acqua ed una distesa di verde indescrivibile. La foto, purtroppo, non paga assolutamente l’occhio.

Mi voglio godere tutto, così, di spontanea volontà, decido di salutare la francese ed i giapponesi, che si fermano ad acquistare del miele home-made da una casalinga Galiziana. Ora: doveva essere spaziale. Tra fiori, verde, farfalle e aperta campagna, quelle api dovevano secernere gustosissimo nettare. Ma, dato che i miei compagni di viaggio avevano iniziato proprio 12 km fa, come me, da Sarrìa, forse non si sono resi conto che i barattoli di vetro da mezzo chilo, da portare sulle spalle per i prossimi 100 km, si sarebbero potuti rivelare una pessima idea.

Due pellegrini con zaino e bastoncini attraversano un ruscello camminando su pietre disposte nel fango tra alberi spogli, lungo un tratto boschivo del Cammino di Santiago in Galizia
Compagni di cammino

PortoMartin

Arrivo a PortoMarin intorno alle 17. Gli ultimi 5 chilometri sono sembrati un’eternità. E dico “eternità” solo perché non ho termini di paragone più lunghi. Per non farmi mancare proprio niente, il paese si snoda su una collinetta, e devo fare una buona rampa di scale per raggiungerla.

Cartelli stradali sul ponte che attraversa il río Miño in Galizia, con indicazioni per Portomarín e il Cammino di Santiago, vista su colline alberate e lago artificiale di Belesar
Indicazioni

Finalmente mi fermo, accendo una sigaretta e prenoto un letto nel primo ostello che incontro.

Il resto, magari, ve lo racconto nel prossimo articolo.

“Ultreya” – un saluto, un augurio, un invito a proseguire

“Ultreya” (a volte scritto anche “Ultrella” o “Ultreia”) è una parola spesso associata al Cammino di Santiago, usata dai pellegrini come saluto, incoraggiamento o espressione di solidarietà tra viandanti. Non si tratta di un termine spagnolo moderno, ma di un’espressione che affonda le sue radici nel latino medievale. Il significato letterale di “Ultreya” può essere tradotto come “più avanti”, “continua”, “avanti con coraggio”. Deriva infatti dal latino “ultra” (oltre) e rappresenta simbolicamente il desiderio di avanzare non solo nel cammino fisico, ma anche in quello spirituale. Storicamente, i pellegrini si scambiavano questo augurio per sostenersi nelle tappe più dure e ricordarsi che la meta, Santiago de Compostela, era ogni giorno un po’ più vicina.

Oggi “Ultreya” viene ancora utilizzata dai camminatori lungo il percorso, spesso seguito dalla risposta “Et Suseya!” – che significa “e più in alto!”. Insieme, queste due parole formano un invito a non fermarsi, a progredire non solo nel viaggio geografico ma anche nella crescita personale, nella fede o nella ricerca interiore.

Al di là del credo religioso o delle motivazioni personali, “Ultreya” è diventata una parola identitaria per chi affronta il Cammino. È un richiamo all’umanità condivisa tra pellegrini, alla fatica comune e alla bellezza della strada.

Oggi come ieri, è un modo per dire: ci siamo, insieme, e andiamo avanti.

 


Leggi gli altri articoli di Alessia sul cammino di Santiago.

FOTO DI ALESSIA DEL CAMMINO DI SANTIAGO:

About Alessia Ballestreri 6 Articles
Sono Alessia, sono un po' psicologa spiccia ed amante della scrittura. Amo i viaggi, cercare vacanze per gli altri, scrivere, la cosmetica, i blog, la fotografia, la lingua inglese, le vite che raccontano di fallimenti e successivi mega successi, la psiche umana e la musica (ascoltata). Queste poche righe sono riduttive: sono un'esplosione di interessi ed una sottospecie di babba in tutto ciò che è pratico. Per VCL ho condiviso parte della mia avventura a piedi verso Santiago de Compostela.

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